Corrispondenza
Scambi di opinioni
Democrazia della paletta
In uno scambio di mail sull'argomento diaolin mi segnala il blog La democrazia della paletta con relativo video
rispondo con delle osservazioni:
L'approccio e il "punto di osservazione" è quello di una giornalista "garantita" (e un po' snob) arrabbiata con gli intellettuali perché legittimano il "potere" (=editori) nell'"abusare" e "truffare" una certa generazione di scrittori/giornalisti professionisti "gerontofili".
Nota: esistono proposte di abolizione dell'ordine dei giornalisti della destra come della sinistra, dei radicali e degli alternativi.
La corporazione e tutta la filiera hanno origini fasciste senza uguali al mondo. I giornalisti professionisti contemporaneamente subiscono e legittimano il tutto ("correi").
La "marginalizzazione del giornalista" è un effetto (non una causa) assolutamente prevedibile.
Le notizie sono notizie sia che le scriva un "giornalista retribuito" che un blogger, sia stampate su carta che urlate in piazza. Non sono i giornalisti che fanno le notizie.
Dietro al tono rivendicativo traspaiono gli argomenti secondo me più interessanti e generali. Sono d'accordo con la giornalista quando afferma:
"se c'è un luogo in cui fare la radiografia alle notizie scarnificandole dalla loro costruzione ideologica quel luogo non è sicuramente un giornale". [1]
"Non tutto è smascherabile" [2] per i "livelli di complessità tali per cui da casa mia non posso smascherare un accidente" "per smascherare una notizia è necessario perforare una nube di rumore fittissima", il che determina un "problema di credibilità".
un po' meno quando dice:
"tutti noi subiamo l'agenda" del potere che condiziona le "agenzie informative". "La gerarchia dei temi che hanno diritto di cittadinanza nel discorso pubblico non la fissiamo noi, non la fissa nemmeno internet, la fissa il potere" [3]
e ritengo pregiudiziale e limitata l'analisi:
democrazia della paletta = morte della rappresentanza [4]
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e concludendo aggiungerei una mia considerazione
un blog non è il posto più indicato per sedimentare controinformazione.
Le ricadute dell'informatica sui giornali sono evidenti e pesantissime ma non credo si debba lavorare nella direzione di un miglioramento/adeguamento del vecchio giornale cartaceo (cosa che non ritengo possibile) per fare controinformazione.
Servono nuovi scenari che sappiano mostrare pienamente nuovi strumenti e nuovi attori e che basino la credibilità semplicemente sul metodo aperto e democratico.
Ancora una volta l'esempio di wikipedia e di come è diventata l'enciclopedia di gran lunga più consultata deve far riflettere.
Sono convinto che se esistesse uno strumento analogo specializzato nella classificazione e nella gestione di argomenti politici assicurando la medesima "terzietà" e/o trasparenza si aprirebbero nuovi spazi di partecipazione e di cittadinanza.
Alcune altre frasi mi hanno intrigato e/o lasciato un po' perplesso. Estrapolate sembrano l'"outing" del giornalista pentito:
"gia si capisce perché un giornalista vuole diventare blogger"
"inquinare le falde acquifere dell'informazione"
"tacere, non firmare il giornale", "silenzio"
"anche per il giornalista arriva il momento di dire"
"ridursi a pubblicarsi" in rete
"noi che frequentiamo la rete consideriamo l'approdo la carta stampata " .. "perché ci fa schifo" (n.d.r. scrivere in rete)
"scavalcati dai nuovi giovani", "esponente gerontofilo"
"i giornali non servono" a dare notizie "ma a controllare i territori" e a "consacrare la visibilità di chi ci lavora"
"non ho mai potuto" (essere giornalista libera)
"nel mio blog notizie non ci sono" .. "perché costa" (va retribuito il lavoro).
"scrivere sul giornale i dati istat è già controinformazione militante"
"Internet non aggiunge verità" (meno male n.d.r.)
"fa fatica internet a trovare la verità" (ma almeno ci può provare n.d.r.)
"tutti possiamo diventare giornalisti" (n.d.r. io non voglio)
"non credete a chi dice che non c'è la censura" (autoinflitta)
"possiamo solo alzare la paletta" (n.d.r. credo si possa fare molto di più)
"la rete ci trasforma in ... paletta" (n.d.r. perché ???)
"attesta la chiusura definitiva dello spazio della politica della mediazione tra contenuti ed istanze diverse, morto il proporzionale morta la rappresentanza, morta la classe muore l'interesse di classe rimane solo l'interesse dell'azienda che se guadagna fa avanzare il paese." (ma se nasce un modo nuovo di fare informazione ... n.d.r)
In definitiva una opinione stimolante, e alcuni argomenti (in particolare quelli relativi all'"agenda" ed alla credibilità) trovano corrispondenza (e risposta) nel file di Bobbio che ti ho segnalato nella mia precedente.
per il momento .. ciao, lallo.