Democrazia argomentativa
La democrazia argomentativa contrapposta alla democrazia aggregativa
| osservatorio: | Osservatorio |
|---|
- Ruolo della democrazia argomentativa
- Citazioni e Annotazioni
- Agenda
- Framing
- Democrazia partecipativa e cittadinanza attiva
- Caratteristiche distintive del modello della democrazia partecipativa
- Democrazia associativa
- Indicatori di distonia tra la cittadinanza attiva e i processi di democrazia partecipativa
- divergenza tra le agende
- politica della comunicazione della Unione europea
- sovrapponibilità delle azioni nei repertori della democrazia partecipativa / deliberativa e della azione civica
- Confronto tra repertori di democrazia partecipativa / deliberativa e azione civica
- Divergenze
- Deficit
- Democrazia partecipativa e sussidiarietà circolare: un confronto
- Democrazia deliberativa
- Partecipanti
- Calda o fredda
- Profani ed esperti
- La strutturazione dei processi
- Oltre la forma assembleare
- Facilitatori
- Effetti
- Gli effetti sui partecipanti e sulla società civile
- Pressione vs confronto
Ruolo della democrazia argomentativa
mi chiedo
- (gli strumenti del)l'informazione partecipativa sta(nno) alla democrazia come il metodo scientifico alla scienza?
- Quale/i ruolo/i può avere la partecipazione nel ripensamento della democrazia rappresentativa?
Aggregazione vs trasformazione delle preferenze
I limiti della democrazia rappresentativa come strumento di partecipazione alle scelte, di compensazione dei conflitti sociali e di controllo sono ampiamente discussi sia dagli addetti ai lavori che dalla società civile. Tutti siamo consapevoli che la partitocrazia consociativa non può/intende ridiscutere la sua funzione di rappresentanza (ascoltare l’opinione pubblica, le esigenze, le aspettative e le speranze dei cittadini interpretandole e traducendole in atti di governo). L'evoluzione dell'informatica (rete) erode ulteriormente il ruolo di intermediazione dei partiti e dei canali di comunicazione (formazione del consenso) tradizionali. Gli strumenti di e-democracy sembrano rendere possibili subito forme di democrazia diretta precedentemente impensabili [1].
La democrazia partecipativa "lavora a creare le condizioni per cui tutti i membri di un corpo politico possano portare contributi significativi ai processi di decisione" anche se, quando tende a pratiche concertative e/o neocorporative, rientra e ridiventa una forma della democrazia rappresentativa.
La democrazia deliberativa è una pratica complementare alla democrazia rappresentativa con la partecipazione diretta dei cittadini lungo tutte le fasi di un processo decisionale. Adotta come strumento imprescindibile la deliberazione pubblica, ossia "l'argomentazione razionale intorno al bene comune" che porta alla trasformazione delle preferenze, laddove la democrazia rappresentativa ruota attorno al problema della loro aggregazione. La necessità è quella di superare l'analisi della realtà che la democrazia rappresentativa limita ormai, più o meno esplicitamente, "al calcolo dell'autointeresse" e, in definitiva, ad una razionalità parziale, quella strumentale". "In questo sistema, il concetto di preferenza sbiadisce fino a scomparire: la scelta è tra argomentazioni più o meno convincenti o - se si vuole - tra preferenze trasformate in argomentazioni". ([Cataldi], p. 5 ~ 7).
Molte sono le pratiche di democrazia deliberativa avviate dalle istituzioni per confrontarsi/informarsi su precisi obiettivi. Da notare che in questa accezione la partecipazione è fortemente sostenuta (perché l'agenda è decisa dall'alto). Diversamente le istituzioni sono piuttosto restie a favorire la partecipazione su temi provenienti dal basso.
Partecipazione e informazione
Ma se si va oltre o forse anche prima della partecipazione alle scelte (votazione/deliberazione) il ruolo della partecipazione può su un altro piano, contribuire sia alla fondazione che, successivamente, al controllo delle scelte pubbliche o quantomeno a consentire un dialogo diretto e relativamente più informato tra i diversi punti di vista dei cittadini potenzialmente coinvolti.
Rimanendo nell'ambito dell'informazione, di cui tra l'altro il cittadino ha necessità per praticare i suoi diritti, la partecipazione può contribuire alla gestione degli strumenti, del linguaggio, delle forme di sedimentazione della storia delle argomentazioni alla base delle scelte.
Prospettiva etica e completezza dell'informazione partecipata
Una informazione partecipata può assumere come obiettivo quello di contribuire a "costruire una politica e una società che non siano basate sul compromesso ma sul consenso, inteso come accordo ottenuto secondo i procedimenti dell'argomentazione razionale intorno a un interesse comune che non è legato alla particolarità degli interessi privati." .. "in conformità a norme e procedure che portino a un consenso razionale di tutti i suoi partecipanti, ritenuti uguali in diritto e capaci di autogestirsi autonomamente." Creare le condizioni dove sia possibile la formazione o meglio la trasformazione delle opinioni attraverso un confronto nel quale "gli attori apprendono gli uni dagli altri, correggono i loro punti di vista, ridefiniscono i problemi e diventano capaci di inventare nuove opzioni". (vedi [Cataldi], p. 8 ~ 9).
Ancor prima, della definizione di un processo deliberativo (agenda) e della soluzione del relativo problema dell'inclusione e dell'accesso di tutti gli stakeholders alle scelte vi è uno spazio, attualmente vuoto, che può essere presidiato dalla partecipazione attiva dei cittadini. Uno spazio dove la prassi sia l'emersione della diversità dei punti di vista.
"Il processo argomentativo inducendo i partecipanti a usare argomenti imparziali fondati sul bene comune, possiede un valore in sé, in quanto contribuisce a formare 'cittadini migliori' accrescendo le loro qualità civiche, morali e intellettuali". (vedi [Cataldi], p. 11).
A differenza delle forme della democrazia deliberativa sui temi dell'informazione non vi è la necessità di produrre necessariamente un accordo finale.
L'informazione partecipata, assumendo un ruolo proprio [2], distinto dalla necessità e dall'atto della votazione, trova forza e completezza nella possibilità di includere continuamente altri attori nel processo. Ciascuno con la possibilità di avere voce in capitolo e di riaprire i giochi solo che abbia sufficienti argomentazioni.
L'informazione partecipata non è alternativa bensì funzionale alle azioni della democrazia deliberativa ma lo può essere anche alle pratiche elettive della democrazia rappresentativa. In entrambi i casi può documentare la cornice e le ragioni delle varie posizioni divenendone completamento.
Per essere praticabile e conveniente, come succede per wikipedia [3], gli strumenti ed il metodo adottato devono essere sufficientemente neutri [4], ugualmente predisposti per verificare quanto per falsificare [5] i contenuti delle informazioni, dei contributi, dei dati.... [6].
| [1] | la democrazia della paletta .. |
| [2] | almeno per distinguere cosa è frutto di una seria analisi e cosa è asserzione arbitraria. Processo non esente da errori ma che trova legittimazione nel metodo rigoroso. |
| [3] | Wikipedia è forse il miglior esempio di ambiente collaborativo dedicato alla libera informazione. Nel benvenuto al navigatore si legge: "Chiunque può collaborare a Wikipedia, creando una nuova voce o migliorando i contenuti di quelle già esistenti; ovviamente, perché il progetto funzioni, c'è bisogno di quanta più collaborazione possibile, compresa la tua; chiunque voglia contribuire al progetto, nel pieno rispetto delle sue regole e, soprattutto, utilizzando il buon senso, è sempre ben accetto." |
| [4] | la neutralità in un dibattito politico è un ossimoro e si è consapevoli che "se è ipotizzabile che il partecipante come individuo sia disposto a cambiare le proprie preferenze e a costruire almeno parte dei propri interessi nel corso del processo attraverso il dialogo, è necessario ammettere che, invece, come rappresentante di un'organizzazione sarà meno disposto a mutare le proprie posizioni, in quanto il suo compito è proprio quello di difendere gli interessi che rappresenta senza la facoltà di interpretarli a proprio piacimento." ([Cataldi], p. 19) |
| [5] | Per quanto attiene la validità dell'informazione deformando indebitamente Popper (che parla delle teorie scientifiche):
|
| [6] | Necessariamente predisposti a documentare anche il non-politically correct, con l'intenzione di stigmatizzarlo. |
| [Cataldi] | (1, 2, 3, 4) |
Metodo
Wikipedia ha fatto strada e le sue regole possono essere prese in blocco escluse quelle che limitano le voci a quelle enciclopediche
Strumenti
Detto che si tratta di applicare un metodo di strutturazione dell'informazione, gli strumenti ci sono. È solo un problema di scelta.
Un qualsiasi Content Management System è in grado di fornire tutti gli strumenti per la gestione strutturata dei contenuti.
Rischi
- rischio di manipolazione,
- monopolizzare l'argomentazione
- conformismo culturale
- atteggiamento di autocensura
- rischio di retoricismo
Citazioni e Annotazioni
Framing
http://it.wikipedia.org/wiki/Framing_%28scienze_sociali%29
Reframing
http://www.operaincerta.it/archivio/008/articoli/assia_002.htm
Il reframing deve esprimere i fondamentali valori progressisti: empatia, responsabilità, lealtà, comunità, cooperazione, agire onestamente.
La verità è che i ricchi hanno ricevuto più dall'America che dagli Americani – non proprio ricchezza, ma l'infrastruttura che ha permesso loro di accumulare la loro ricchezza: banche, la Riserva Federale, il mercato finanziario, la Commissione di Sicurezza e Scambi, il sistema legale, la ricerca federale, i brevetti, i sostegni fiscali, la protezione militare e gli investimenti all'estero, e tanto altro ancora. I contribuenti Americani sostengono l'infrastruttura dell'ammasso di ricchezza. E' solo giusto che coloro che ne beneficiano paghino onestamente.
Reframing è dire la verità come la vediamo – dirla con forza, sinceramente, articolatamente, con convinzione morale e senza esitazione. Il linguaggio deve esercitare il reframing concettuale – un reframing dalla prospettiva morale progressista. Non è solo una questione di parole, sebbene le parole giuste aiutino a evocare un frame progressista: le azioni oneste... coloro che hanno ricevuto di più... l'infrastruttura della ricchezza... e così via.
Il Reframing richiede un rinforzo del cervello. Ciò può richiedere un investimento di tempo, fatica e denaro. I Conservatori lo hanno realizzato. Essi fecero l'investimento e si stanno ripagando. Morale: la verità da sola non ti renderà libero. Deve essere strutturata correttamente.
Le tasse non sono un'afflizione. I tagli delle tasse non creano nuovi posti di lavoro. Questi sono fatti, ma affermandoli come si è fatto, si rafforzano solamente i frames conservatori. Il giusto framing della verità deve essere disponibile e usato per ascoltare la verità.
Se la verità non si adatta al frame esistente, il frame resterà e la verità verrà dissipata.
Ci vuole tempo e molta ripetizione affinché i frames si intreccino nelle sinapsi del cervello delle persone. Inoltre essi devono adattarsi insieme in modo coerente e sensato.
Un framing su un singolo argomento deve essere corretto e sensibile. Ovvero, deve aderire ad un sistema di frames (essere sensibile) e deve aderire a una comune visione morale (essere corretto).
Democrazia partecipativa e cittadinanza attiva
"Quello della democrazia partecipativa rappresenta un campo di ricerca e di azione non univoco né quanto alle basi teoriche né quanto alle concrete pratiche messe in atto."
"Potrebbe essere utile considerare la democrazia partecipativa come un esperimento, dando a questo termine il significato di applicazione nella realtà di teorie e modelli al fine di verificarne la consistenza."
"Si potrebbe definire quello della democrazia partecipativa un campo di sperimentazione di forme e procedure di riforma della democrazia volte a includere più strettamente ed efficacemente i cittadini nel processo politico, specialmente con riferimento alla formazione delle policy che investono direttamente le loro vite."
Caratteristiche distintive del modello della democrazia partecipativa
- la democrazia partecipativa si svolge prevalentemente nell'ambito delle politiche pubbliche, derivando la propria legittimazione dai meccanismi rappresentativi e mirando a rafforzarli;
- essa riguarda la fase della definizione delle politiche, in particolare la progettazione e le decisioni su piani, leggi, regolamenti, provvedimenti di quadro, ecc.;
- essa consiste nella inclusione della cittadinanza nel processo di definizione delle policy sulla base del principio di affectedness (UNECE, 1998; v. anche Hilson, 2006), secondo il quale tutti i soggetti che sono o possono essere colpiti dagli effetti di una politica devono essere coinvolti non a posteriori ma a priori e in corso d'opera;
- questa inclusione dei cittadini “affected” ha come effetto auspicato la qualificazione democratica dell'azione pubblica in termini di processo e/o in termini di prodotto;
- questo effetto è conseguito tramite la definizione di un sistema di norme, procedure, forme e strumenti volti a regolare e facilitare l'accesso ai processi partecipativi
"D'altra parte, da alcuni decenni è presente e in crescita in tutto il mondo il fenomeno plurale dell'attivismo civico: cittadini che si organizzano in una molteplicità di forme, motivazioni, modelli operativi che si distinguono sia dai paradigmi tradizionali di partecipazione politica attraverso i partiti, sia dall'associazionismo corporativo, sia dai più generali fenomeni aggregativi della società civile, organizzati sulla base del principio di libertà di associazione a fini legittimi ma privati e connessi alla costruzione o all'uso di capitale sociale. Queste organizzazioni infatti (parlo di movimenti, associazioni di advocacy, comunità e cooperative, comitati locali ecc.) da un lato tendono a non partecipare al processo politico o a non esservi ammesse, dall'altro non sono portatrici di interessi di una parte sociale identificabile con i criteri tradizionali, ma piuttosto operano come attori nel ciclo del policy making esercitando poteri autonomi e originali che riguardano la effettiva tutela di diritti, la cura di beni comuni, l'empowerment di soggetti in difficoltà o in emergenza – compiti che hanno a che fare con la cura dell'interesse generale e non con il perseguimento di legittimi interessi privati e che d'altra parte non sono comuni all'intero ambiente dell'associazionismo della società civile (v. Moro, 2005a)."
"Tentativo, .., di riformare, arricchire, integrare o modificare radicalmente i paradigmi tradizionali della democrazia, ma senza che tutto questo discenda da schemi teorici o modelli; piuttosto sulla base degli effetti diretti e indiretti della presenza di nuovi tipi di soggetti nell'arena pubblica, in grado di modificare atteggiamenti e comportamenti degli altri attori che a loro volta modificano il sistema delle relazioni tra di essi (Wildavsky, 1999: 264).
"Abbiamo quindi due fenomeni che possono essere considerati alla stregua di “esperimenti democratici”: la democrazia partecipativa come esperimento nel senso di applicazione o verifica di modelli e teorie, e la cittadinanza attiva come esperimento nel senso di prova o tentativo. Che cosa hanno a che fare questi due fenomeni?"
"spunto per una riconsiderazione critica del discorso e delle pratiche della democrazia partecipativa.."
"la democrazia partecipativa, ..si rivolge programmaticamente alla generalità dei cittadini affected da specifiche politiche pubbliche, ma .. è tuttavia in grado di illuminare alcune criticità di carattere più generale.."
- qual è la relazione tra i modelli di democrazia partecipativa e il fenomeno dell'attivismo organizzato dei cittadini nelle politiche pubbliche?
- in che modo essi potrebbero diventare traducibili e confrontabili?
- in che modo potrebbero essere integrati?
Democrazia associativa
Massimo Paci (2008: 21 ss.), pur riconoscendo che la partecipazione tramite le organizzazioni di cittadini se “perde qualcosa in termini di rappresentatività sociale nei confronti delle esperienze aperte a tutta la cittadinanza, [tuttavia] guadagna molto in termini di qualità della discussione”, fa propria la opinione della scarsa rappresentanza, della mancanza di una delega esplicita che conduce alla opacità del ruolo di queste organizzazioni e in ultima analisi al rischio che la democrazia dei cittadini individuali venga rimpiazzata di fatto da quella di interessi organizzati. Umberto Allegretti (2009: n. 45) sembra portare alle estreme conseguenze questo ragionamento, affermando che quando la partecipazione si incentra sul rapporto con i cittadini organizzati si è di fronte a una forma diversa (la democrazia associativa), che rischia di sostanziarsi più in concertazione che in partecipazione. Gelli e Morlino (2008) sottolineano che la tendenza alla professionalizazione e alla specializzazione delle organizzazioni di cittadini non alimenta necessariamente “condizioni di elevata partecipazione politica e sociale”. Tali organizzazioni, inoltre, quando strettamente interrelate alle amministrazioni, rischiano di formare canali preferenziali e favoriti e reti di scambio, costituendo così nuove lobby di privilegiati ed escludendo i cittadini ordinari. Richard Bellamy (2006: 257) parla in proposito di proxy citizens, cittadini per procura (v. anche Magnette, 2006: 155-6).
Indicatori di distonia tra la cittadinanza attiva e i processi di democrazia partecipativa
divergenza tra le agende
comparazione delle azioni effettivamente realizzate dalle organizzazioni civiche con quelle che le istituzioni presuppongono che esse dovrebbero svolgere.
- La consultazione e il dialogo tra gli stakeholder sono al più alto livello per le istituzioni e al più basso per le organizzazioni di cittadinanza attiva;
- La informazione, la educazione e la consulenza sono al più alto livello per le organizzazioni civiche e al più basso per le istituzioni.
i fattori che possono essere considerati pertinenti rispetto alla divergenza .. costituiscono un mix tra questioni organizzative e logistiche e atteggiamenti di sfiducia e timore da parte delle istituzioni.
politica della comunicazione della Unione europea
le organizzazioni locali .. ricevono informazioni su temi europei, ma nella maggior parte dei casi queste non riguardano i grandi processi di riforma o le procedure di consultazione, bensì i bandi per il finanziamento di progetti.
Il problema che emerge riguarda una divergenza circa gli oggetti della interazione rispetto alle attese delle istituzioni, ed è tanto più serio in quanto la Unione considera “democrazia partecipativa” i processi di consultazione (dialogo civile) ma non la realizzazione di progetti da essa cofinanziati. Questi ultimi invece risultano essere il principale oggetto di comunicazione e di azione delle organizzazioni civiche, oltre che un indiscutibile “valore aggiunto comunitario” per queste organizzazioni.
Confronto tra repertori di democrazia partecipativa / deliberativa e azione civica
Democrazia partecipativa Azione civica (sovrapponibili) Approcci e tecniche per l'ascolto
- Outreach
- Animazione territoriale
- Ricerca-azione partecipata
- Camminate di quartiere
- Punti
- Focus group
- Brainstorming
Approcci e tecniche per l'interazione costruttiva
- EASW (European Awareness Scenario Workshop)
- Action Planning
- Search Conference
- Planning for Real
- Open Space Technology
- Laboratorio di quartiere
- Incontri di scala
Approcci e tecniche per la risoluzione dei conflitti
- Negoziazione distributiva
- Negoziazione integrativa
- Conflict spectrum
- Processi deliberativi
- Analisi multicriteri
- Giurie dei cittadini
- Bilancio partecipativo
Tecnologie dell’azione diretta
- Carte dei diritti
- Strutture di ascolto, consulenza e assistenza
- Monitoraggio e produzione di dati e informazioni
- Azioni simboliche
- Azioni di sensibilizzazione e informazione
- Informazione di prossimità
- Gestione dei conflitti
- Creazione di nuovi servizi
Tecnologie della mobilitazione delle risorse
- Reclutamento
- Raccolta fondi
- Mobilitazione di risorse tecniche
- Raccolta di firme e adesioni
- Boicottaggio
- Raccolta e diffusione di buone pratiche
- Formazione e addestramento
- Creazione di associazioni e network
- Uso civico delle tecnologie dell’informazione
- Uso civico dei media
Tecnologie della interlocuzione
- Tavoli di concertazione
- Accordi di cooperazione
- Progettazione partecipata
- Costruzione di partnership
Tecnologie dell’attivazione delle istituzioni
- Denunce e reclami
- Attuazione degli istituti e delle procedure previsti dalle leggi
- Lobbying
- Azione legale
Fonti: Bobbio, 2007; Moro, 2005a.
"i cittadini organizzati “fanno” cose diverse da quelle previste nel modello della democrazia partecipativa. Ciò è dovuto in parte, come vedremo tra poco, al fatto che la democrazia partecipativa è una faccenda di cui sono protagoniste piuttosto le amministrazioni e i loro consulenti che non i cittadini.""è rilevante notare conclusivamente la sovrapponibilità solo parziale dei due “esperimenti democratici”, almeno dai tre punti di vista dell'agenda, degli oggetti della interazione e delle pratiche.
Divergenze
- la democrazia partecipativa è in ogni caso il frutto di una iniziativa, o per lo meno di una decisione, delle istituzioni. La cittadinanza attiva, invece, è promossa dai cittadini che si organizzano per difendere una causa connessa all’interesse generale.
- la democrazia partecipativa – almeno come tematizzazione – riguarda quasi esclusivamente la fase della formazione delle politiche: messa in agenda, progettazione, decisione. L’azione della cittadinanza attiva, invece, riguarda l’intero ciclo del policy making, comprendendovi anche le fasi della implementazione (a suo modo la più importante) e della valutazione delle politiche.
- la democrazia partecipativa, .., riguarda prevalentemente il dibattito e la discussione, anche nella forma più forte e profonda della deliberazione, mentre per i cittadini organizzati ciò che è al centro è l’azione, anche nella sua forma di azione comunicativa.
- nella democrazia partecipativa l’attenzione è focalizzata sugli output, ossia sui prodotti: una legge, un provvedimento, un programma di policy. Il fenomeno della cittadinanza attiva, invece, è caratterizzato dall’attenzione agli outcome, ossia agli effetti diretti e indiretti delle politiche.
- l’attenzione che tendenzialmente il modello della democrazia partecipativa dedica al cittadino in quanto individuo. Anche nel caso in cui i protagonisti delle forme di democrazia partecipativa siano organizzazioni, la focalizzazione tende ad essere rivolta agli individui. Il fenomeno della cittadinanza attiva, al contrario, vive di, e si riferisce a, sistemi di relazioni che coinvolgono i singoli cittadini in molteplici modalità, dalle reti di vicinato alle grandi organizzazioni della globalizzazione civica, di azione collettiva.
Deficit
"la democrazia partecipativa ha come protagoniste le istituzioni, non i cittadini. Si tratta, cioè, di un programma di attività delle amministrazioni, di cui i cittadini sono beneficiari e parte essenziale, ma non attori primari. .. La stessa strumentazione proposta e utilizzata (ad esempio uffici o assessorati per la partecipazione) dice di questa natura amministrativa della democrazia partecipativa."
"Il modello, .., rischia di essere quasi inevitabilmente infedele alle sue promesse."
"Tutto ciò, nel caso dell'attivismo organizzato dei cittadini, comporta alti rischi di esclusione nel processo di selezione anche a causa delle incertezze e delle ambiguità nella definizione e nell'applicazione dei criteri di rappresentatività (ACN, 2005), chiudendo di fatto a molti una porta che può essere più o meno aperta, ma di cui le amministrazioni tengono strettamente in mano le chiavi."
"La definizione dell'agenda è infatti nelle mani dell'amministrazione, o in quanto essa stabilisce di cosa si deve e di cosa non si può deliberare"
"al di là delle consultazioni aperte a tutti, specialmente online, ma che sono più che altro una tribuna aperta anche per la mancanza di feedback, sotto la formula del “dialogo civile” si nasconde un coinvolgimento senza alcuna cogenza dei cittadini organizzati"
"le società comtemporanee sono il luogo in cui è emersa una soggettività politica delle società civili, autonoma dai partiti e irriducibile alla rappresentanza politica, che tra le sue varie espressioni ha anche quella dell'attivismo organizzato dei cittadini. A questo fatto, che naturalmente non è una soluzione ma un problema, il modello della democrazia partecipativa, se elevato al rango di soluzione unica, rischia – senza che nessuno lo voglia realmente – di costituire una risposta escludente e soffocante, in modo simile a quanto avvenne con la cosidetta “primavera della partecipazione” degli anni '70 (per cui mi permetto di rinviare a Moro, 2007: 53-79), con l'assorbimento delle energie partecipative in procedure e forme burocratiche e infine in terreno di caccia della partitocrazia."
"principio di sussidiarietà contenuta nell'art. 118, quarto comma, della Costituzione italiana riformata nel 2001. Esso afferma che la Repubblica favorisce i cittadini singoli o associati nello svolgimento di attività di interesse generale, nel quadro, appunto, del principio di sussidiarietà. Si tratta di una formulazione che risponde a una più larga visione, basata sull’idea del supporto e della cooperazione (sussidiarietà “circolare”) piuttosto che a quella tradizionale di una rigida divisione del lavoro tra i soggetti pubblici e sociali (sussidiarietà “orizzontale”).
Democrazia partecipativa e sussidiarietà circolare: un confronto
Democrazia partecipativa Sussidiarietà circolare Modello normativo Modello interpretativo Partecipazione all’attività istituzionale Partecipazione al governo della società Diritto di consultazione Potere di intervento Schema bipolare Network governance Prospettiva sistemica Prospettiva operativa Fonte: adattato da Moro, 2009
"La democrazia partecipativa è un modello normativo, non nel senso del valore giuridico, ma nel senso che mira a fissare standard di comportamento che i cittadini e le stesse istituzioni devono praticare. L ’approccio sussidiario, al contrario, è di tipo interpretativo, nel senso che riconosce la qualità di soggetto di rilevanza pubblica (o di rango costituzionale) a chi – come le organizzazioni di cittadinanza attiva – si occupi di questioni di interesse generale con l’intento di portarle a buon fine."
"Nella democrazia partecipativa i cittadini vengono in sostanza chiamati a partecipare all’attività delle istituzioni. L ’approccio della sussidiarietà circolare, invece, riguarda la partecipazione al governo della società .. non necessariamente attraverso la produzione di provvedimenti o azioni di tipo politico-amministrativo .
"Nel modello partecipativo queste relazioni restano di tipo bipolare, .. nell’approccio della sussidiarietà, invece, le relazioni sono di tipo circolare, o se si preferisce di rete, .. nel senso che le relazioni tra i soggetti coinvolti non sono univoche ma complesse."
"Infine, la democrazia partecipativa è comprensibilmente guidata da un approccio sistemico, nel senso che l’attenzione è rivolta all'insieme delle relazioni tra i soggetti coinvolti, alle procedure, alle competenze e alle prerogative dei diversi attori, alla coerenza di quanto si fa con quanto è stabilito da normative o disposizioni di rango superiore. Il fenomeno della cittadinanza attiva, invece, è guidato da un approccio operativo, nel senso che l’attenzione è dedicata a ciò che deve accadere e a ciò che è necessario fare perché qualcosa accada."
"Particolarmente rilevante al riguardo è la esperienza dell'Audit civico, un programma di verifica, valutazione e miglioramento della qualità dei servizi pubblici realizzato negli ultimi 10 anni per iniziativa di Cittadinanzattiva prima nelle strutture sanitarie e poi in altri servizi in collaborazione con centinaia di amministrazioni e con il coinvolgimento come auditor di cittadini volontari, che è di recente diventato la base della elaborazione e della sperimentazione di programmi di “valutazione civica”, promosso dal Dipartimento della funzione pubblica in partnership con il movimento."
"L'esperimento della democrazia partecipativa è sicuramente una parte rilevante della democrazia che c'è. Tuttavia la sua evidente natura di esperimento di laboratorio suggerisce cautela nel considerarlo come via maestra per la riforma della democrazia. Quest'ultima, infatti, si sta probabilmente già svolgendo in una molteplicità di forme (di “democrazia mista” - Cotturri, 2009), in cui le autonome iniziative civiche si affiancano a, e talvolta ma non necessariamente si incontrano con, i percorsi partecipativi promossi dalle amministrazioni pubbliche."
"L'esperimento della cittadinanza attiva – per la sua diversa natura di esperimento sul campo – è appunto uno dei fenomeni che concorrono a questa riforma. Esso non ha in sé le caratteristiche di un modello, e questa è forse la sua principale ragione di interesse: non postulare la esistenza di una specie di homo decoubertinianus, dedito alla partecipazione come esercizio di virtù civiche, .. , ma dare spazio a uno dei modi più inattesi di essere homo faber nelle democrazie contemporanee.
Democrazia deliberativa
I meccanismi della democrazia deliberativa (deliberative democracy) sono in grado di istruire processi decisionali molto complessi con il coinvolgimento diretto dei portatori di interesse (stakeholders).
Dal punto di vista teorico, ha basi differenti dalla Democrazia diretta. È una prassi metodologica piuttosto che una visione del mondo.
Il coinvolgimento del cittadino può consistere nell'esplicito pronunciamento decisionale o nel fornire informazioni agli amministratori che devono effettuare una determinata scelta.
Svolge un proprio ruolo anche nell'ambito delle amministrazioni pubbliche italiane [7].
Prevale un uso complementare agli strumenti della tradizionale democrazia rappresentativa.
Il termine in italiano è debole in quanto non esprime pienamente il senso di dialogo e discussione a scapito di decisione.
| [7] | Molte esperienze italiane sono descritte nel saggio Amministrare con i cittadini. Viaggio tra le pratiche di partecipazione in Italia. Bobbio 2007 |
Polarità fondamentali nell'approccio ai processi partecipativi
Modelli di coinvolgimento dei cittadini nelle scelte pubbliche di Luigi Bobbio e Gianfranco Pomatto
Rapporto elaborato, nell'ottobre 2007, per conto della Provincia Autonoma di Trento, nel quadro di una ricerca sulla Qualità della democrazia in trentino coordinata da Sergio Fabbrini.
pag 3;
Concluderemo osservando che dalla combinazione delle possibili alternative emergono due polarità fondamentali nell approccio ai processi partecipativi: da un lato la polarità della pressione, dall'altro la polarità del confronto e discuteremo dei pregi e dei difetti di questi due tipi modelli.
L idea di realizzare la partecipazione mediante processi single-issues e arene ad hoc è criticata da alcuni sostenitori della democrazia partecipativa in quanto essa non contribuisce a irrobustire la società civile e le sue associazioni e a rafforzare la connessione tra partecipazione e rappresentanza (Ginsborg 2006, p. 79). Se i processi partecipativi sono attivati su specifici temi e hanno una durata limitata, non vi sarà alcuna crescita del capitale sociale; i partecipanti, dopo aver compiuto un esperienza intensa e interessante, tenderanno a tornare alle loro occupazioni private.
pag 6-7:
I processi partecipativi si svolgono prevalentemente in ambiti territoriali ristretti (un quartiere, un paese, ecc.) in cui possano funzionare relazioni di prossimità, ma non mancano casi (tra l'altro in crescita) in cui il coinvolgimento dei cittadini avviene su temi di carattere più generale e su una scala più ampia (una grande città, una regione o una nazione) dove non si può contare sulla prossimità e dove, pertanto, l'inclusione dei soggetti interessati è sicuramente più complicata e più problematica. .. Se è probabile che la scala micro-locale continuerà a rimanere il più importante banco di prova per i processi partecipativi, è interessante notare che essi non sono necessariamente confinati in tale ambito e che è possibile praticare forme di partecipazione che coinvolgono temi politici e ambiti di portata più generale.
pag 7-8:
- La definizione dell'agenda
Una questione particolarmente spinosa riguarda la scelta dei temi da affidare alla discussione dei cittadini. Chi stabilisce qual è il problema da affrontare? Quali limiti vengono assegnati al dibattito pubblico (fino dove può spingersi e dove deve fermarsi)?
Insomma, come viene fissata l'agenda e da chi?
Un'amministrazione pubblica, nel lanciare un processo partecipativo, può essere tentata a impostarlo in modo da tenerlo sotto controllo, evitare che sorgano contestazioni spiacevoli o che vengano messi in discussione i propri orientamenti di fondo. Può essere soprattutto tentata di usare il processo partecipativo come un occasione per confermare decisioni già prese o acquisire consenso attorno alle proprie scelte. Il rischio della manipolazione dell agenda è sempre in agguato (Regonini 2005) e questo costituisce uno dei principali ostacoli al coinvolgimento dei cittadini (e soprattutto dei gruppi più radicali) che tendono costantemente a sospettare l'esistenza di intenzioni equivoche da parte delle istituzioni.
Accorgimenti per diminuire, almeno un po , la probabilità che l'agenda sia formulata in modo da costringere la partecipazione entro limiti troppo angusti:
- affidare a esperti esterni la progettazione del processo partecipativo.
- costituire un comitato di stakeholders in cui siano rappresentati tutti i punti di vista rilevanti presenti sul tappeto.
- affidare la gestione del processo a un autorità indipendente, sottraendo così tale compito alle amministrazioni che sono, per lo più, parti in causa.
Partecipanti
Spesso, poi, il problema è anche quello opposto di riuscire a coinvolgere i soggetti più forti. I proprietari immobiliari, i costruttori, gli imprenditori hanno tutti i mezzi per premere sulle istituzioni mediante canali più o meno personalizzati e occulti, ma proprio per questo sono poco disponibili a esporsi al confronto nell'arena pubblica. I processi partecipativi hanno, viceversa, la vitale necessità di includere i poteri forti e di far sì che le loro ragioni siano sottoposte al dibattito collettivo. Se non ci si riesce, ossia se si mantengono due canali separati, è probabile che le richieste dei forum pubblici verranno regolarmente frustrate dalla connivenza occulta tra interessi forti e élites politiche.
Chi, dunque, partecipa nelle esperienze di partecipazione? tutti o qualcuno? La partecipazione, per definizione, è rivolta indistintamente a tutti i cittadini che si trovano a condividere una data situazione o che hanno un qualche interesse sul tema in discussione. Ma coloro che poi prendono effettivamente parte al processo sono inevitabilmente una minuscola frazione dell'universo. Il paradosso della partecipazione consiste esattamente in questo: si ambisce a includere tutti, ma di fatto si riesce a concretamente a coinvolgere solo qualcuno. Qualche forma di selezione esplicita o implicita si verifica sempre. Il problema è quello di capire come viene effettuata e da chi. In linea di principio sono diponibili tre diversi meccanismi di selezione: l autoselezione, la selezione mirata e la selezione casuale (Fung 2003).
pag 15-16:
Calda o fredda
la discussione tra cittadini attivi può facilmente ridursi a un dialogo tra sordi in cui ciascuno ribadisce la propria posizione, senza che vi sia alcun apprendimento reciproco, che è invece è assai più probabile, quando il confronto avviene tra cittadini comuni.
Un recente studio comparativo che ha confrontato due casi di deliberazione calda e fredda è giunto alla conclusione che la qualità della discussione è risultata nettamente migliore nel caso del forum formato da cittadini comuni, in quanto meno imbrigliati da posizioni precostituite, mentre non sono state riscontrate differenze significative sulla legittimità delle due arene e sull'impatto delle loro decisioni sull'opinione pubblica e sui policy makers, che si sono rivelate, in entrambi i casi, assai modeste (Hendriks et al. 2007).
In generale, la combinazione e la contaminazione dei metodi e degli approcci, allo scopo di costruire percorsi partecipativi a misura dei problemi e delle circostanze, costituiscono uno dei temi di riflessione e di sperimentazione più interessanti (Carson e Hartz-Karp 2005).
pag 17:
Profani ed esperti
Finora abbiamo supposto che la partecipazione consista in una relazione tra cittadini e decisori politici. In realtà una relazione altrettanto importante è quella che si stabilisce tra i cittadini e gli esperti. In tutti i casi di partecipazione, al cuore del processo vi è un confronto tra profani e specialisti.
Le esperienze partecipative sono anche e forse soprattutto un terreno di scambio tra saperi profani e saperi esperti. Si costituiscono, come forum ibridi (Callon, Lascoumes e Barthe 2001) in cui i due tipi di saperi si confrontano e si integrano, e quindi si apre la possibilità di un apprendimento reciproco. I profani sono costretti a mettere in relazione i loro dati di esperienza con le categorie più generali e astratte degli specialisti, questi ultimi sono indotti a tener conto del sapere pratico (Vino 2003) di cui sono depositari i profani. Si tratta di un aspetto di grandissima importanza. I processi partecipativi tendono a rompere la divisione del lavoro che caratterizza la nostra società, in base alla quale gli specialisti ignorano sistematicamente i saperi locali che derivano dall'esperienza diretta e i profani rimangono schiacciati di fronte a dati, ipotesi e teorie che non sono in grado di controllare e spesso nemmeno di capire (Bucchi 2006).
La strutturazione dei processi
Una caratteristica che accomuna la maggior parte delle esperienze partecipative è l'elevato grado di strutturazione. I processi sono progettati, sono scanditi in fasi, hanno tempi e modalità prefissate (anche se spesso in modo flessibile). Quello che si vuole evitare è che l'interazione tra i partecipanti si svolga allo stato brado e finisca per degenerare in una generale frustrazione. Per i partecipanti è utile sapere in ogni momento a che punto del processo si trovano, a che gioco stanno giocando e di quali carte possono di volta in volta disporre.
pag 19:
Oltre la forma assembleare
Coinvolgere decine, centinaia o migliaia di persone, farle lavorare assieme, farle dialogare, affrontare i conflitti, creare un contesto in cui esse possano esprimersi liberamente e arricchire i propri punti di vista e, eventualmente, trovare un terreno comune non è un impresa facile. La difficoltà esiste sia che i cittadini coinvolti siano poco abituati a esprimersi in pubblico sia che, al contrario, lo siano troppo. I processi partecipativi hanno bisogno di utilizzare metodologie specifiche per affrontare queste difficoltà e per creare situazioni favorevoli all'espressione dei bisogni e al confronto.
La forma assembleare presenta tuttavia notevoli controindicazioni. Presuppone, di regola, il metodo dell'autoselezione. Instaura una separazione troppo netta tra il palco degli oratori e la platea dei partecipanti, tra noi e loro. Non favorisce la discussione, ma un'interazione prevalentemente rituale. Confina in una posizione di passività la grande maggioranza dei partecipanti che non hanno la capacità o il coraggio di parlare.
Dalla critica al modello assembleare sono emerse numerose proposte di metodi alternativi che pur presentando aspetti diversi si basano su alcune prescrizioni comuni. Tali i metodi assegnano un importanza decisiva alla cornice entro cui i partecipanti sono chiamati a operare. L'elemento chiave consiste nel creare, anche artificialmente, uno spazio pubblico che induca i partecipanti a seguire specifiche regole di comportamento (Lanzara 2005).
creazione di spazi pubblici circoscritti o di specifiche arene deliberative (Bobbio 2002b), in cui un numero ridotto di partecipanti possa interloquire in modo diretto e strutturato.
Un altro aspetto chiave consiste nell adozione di accorgimenti che favoriscano la comunicazione tra specialisti e profani. Alcuni approcci propongono di far vedere le cose piuttosto che descriverle a voce o per iscritto, mostrare un plastico invece che un disegno architettonico (che la maggior parte di gente non capisce), fare esempi piuttosto che citare numeri. Essi presuppongono un lavoro di traduzione (Callon et al. 2001), che permetta di mettere tutti alla pari. O ricorrono a tecniche di simulazione per facilitare la comprensione dei problemi e lo scambio tra i partecipanti.
pag 24-25:
Facilitatori
si prende a cuore i loro problemi, le aiuta a vedere i possibili vantaggi di una certa soluzione o le trappole in cui potrebbero cadere. L'imparzialità del facilitatore è, infatti, cosa assai diversa (e per certi versi opposta) da quella del giudice, del tecnico o del burocrate. È informale invece che formale, è calda invece che fredda, è simpatetica invece che essere condotta sine ira ac studio. Non cerca l'equidistanza, ma potremmo dire l'equivicinanza.
Effetti
Gli effetti sulle decisioni pubbliche
Qual'è l impatto della partecipazione sulle decisioni pubbliche? La questione è ovviamente decisiva: nulla è più frustrante, per chi partecipa, di accorgersi che le conclusioni raggiunte collettivamente dopo tanto impegno sono ignorate, strumentalizzate o distorte dai policy makers. La partecipazione deve accompagnarsi a qualche forma di empowerment. Non c è partecipazione se i cittadini capiscono di non contare.
La democrazia partecipativa non è una replica con altri protagonisti della democrazia rappresentativa. È una cosa diversa. La mancanza di potere vincolante può costituire, viceversa, un punto di forza, perché permette interazioni meno imbrigliate, favorisce l'informalità dei rapporti tra i partecipanti, consente loro di confrontarsi in modo aperto senza posizioni precostituite e di inventare soluzioni nuove.
La democrazia partecipativa si muove in un ambito che, sul piano giuridico, potremmo definire consultivo . La decisione finale spetta sempre alle istituzioni della democrazia rappresentativa. E non potrebbe essere diversamente, dal momento che la democrazia partecipativa coinvolge come abbiamo visto esigue minoranze, mentre la democrazia rappresentativa è legittimata da milioni di voti. È proprio per questo aspetto che la democrazia partecipativa si differenzia nettamente dalla democrazia diretta.
pag 27:
Gli effetti sui partecipanti e sulla società civile
I processi partecipativi non producono solo effetti sulle decisioni pubbliche, ma anche sugli stessi partecipanti e, nel lungo periodo, sull'intera società civile. Da un certo punto di vista questi ultimi effetti sono i più importanti. Ci si può aspettare, infatti, che da un diffuso e sistematico ricorso a pratiche partecipative, possano migliorare le relazioni tra i partecipanti, possa aumentare la fiducia tra di loro e con le istituzioni e accrescere così il capitale sociale a disposizione di quella data comunità.
In linea generale è più probabile che la crescita del capitale sociale si sviluppi quando i processi partecipativi si svolgono su scala microlocale, quando la partecipazione è volontaria e quando i processi assumono continuità nel tempo; e infatti coloro che assegnano un ruolo centrale al rafforzamento della società civile, puntano soprattutto sullo sviluppo di questo tipo di processi (Ginsborg 2006).
pag 30:
Pressione vs confronto
Il modello del confronto si avvicina piuttosto all ideale della democrazia deliberativa, secondo il quale, l essenza della democrazia non consiste nella conta dei voti tra posizioni precostituite, secondo il principio di maggioranza, o nella negoziazione tra interessi dati, ma nella discussione fondata su argomenti (deliberation, in inglese) tra tutti i soggetti coinvolti dal tema sul tappeto. Le esperienze pratiche che si richiamano alla democrazia deliberativa si fondano perciò su due pilastri: da un lato l'uso dell confronto argomentato, dall'altro l'inclusione di tutti gli interessi e i punti di vista che sono toccati dall oggetto della discussione. Mentre la democrazia partecipativa (secondo la declinazione movimentista e latino-americana) è un ideale politico, la democrazia deliberativa nasce su un altro piano, meno politico e più filosofico, anche se è ormai ampiamente utilizzata per analizzare esperienze concrete (Fung e Wright 2003) o per proporre metodologie di intervento (Gastil e Levine 2005).
pag 31:
I processi partecipativi tendono così oscillare tra una versione militante e rivendicativa che punta sulla pressione del popolo sulle istituzioni e versione dialogica che punta viceversa sul confronto in seno al popolo. La prima si basa su uno schema binario alquanto semplificato, ma di evidente suggestione, che contrappone gli esclusi (o i loro portavoce) alle istituzioni: rappresenta, in fondo, la continuazione della lotta politica e sociale con mezzi più istituzionali. La seconda immagina una diversa fondazione delle scelte pubbliche e la affida al dialogo diretto tra i diversi punti di vista (anche contrapposti) di tutti i cittadini potenzialmente coinvolti. Appare forse meno suggestiva sul piano politico, ma è più profonda e ambiziosa.
Democrazia deliberativa e democrazia partecipativa Raffaele Bifulco
Relazione al Convegno “La democrazia partecipativa in Italia e in Europa: esperienze e prospettive”, Firenze, 2-3 aprile 2009
Analizza le relazioni che intercorrono tra democrazia deliberativa e democrazia partecipativa ed il rapporto di entrambe con la democrazia rappresentativa.
Monitoraggio qualità dei siti istituzionali e sociali
Il prof. Pira da anni controlla l'evoluzione di siti istituzionali e sociali. Nel 2007 notava:
"In generale nei siti non si è vista nessuna evoluzione sull’interattività, anzi si registra qualche regressione. Mancano gli strumenti d’interazione vera per fare proposte e dialogare. I partiti che hanno inserito blog in molti casi non li gestiscono in modo adeguato. Altri hanno fatto al scelta di linkare a community esterne". [8]
[8] http://qui.uniud.it/sedi/gorizia/siti-web-politici
http://qui.uniud.it/sedi/gorizia/siti-web-politici/Monitoraggio_siti_politici_2007.pdf
nel 2009:
Siti web politici italiani: prevale l'autoreferenzialità, scarsa la partecipazione degli iscritti in rete [9]
[9] http://qui.uniud.it/notizieEventi/ateneo/siti-web-politici-italiani-prevale
Nel 2010 dei siti sociali dice [10]:
"Il monitoraggio quest’anno ha raccolto pochi e lievi incrementi per quanto concerne la fruibilità dei siti sociali"
Il monitoraggio come ogni anno ha comparato 20 siti sociali; gli aspetti analizzati sono: grafica, usabilità, contenuti, comunicazione interattiva, giudizio globale ed accessibilità. «Per quanto concerne quest’ultima – dice Pira -, con amarezza non è stato rilevato alcun miglioramento; la situazione rispetto all’anno precedente risulta inalterata, molti sono infatti i siti non ancora accessibili»
[10] http://qui.uniud.it/sedi/gorizia/articolo.2009-12-29.3108559066
in una intervista [11] Pira a proposito del fenomeno comunicativo Obama:
"La cosa più sorprendente è senz’altro l’atto di fiducia che Obama ha fatto nei confronti dei suoi sostenitori online, gli ha attribuito un ruolo lasciando ognuno libero di impegnarsi, di costruire in funzione delle proprie capacità, del proprio carattere, del tempo e delle risorse disponibili."
[11] http://www.corriereinformazione.it/201005051718/approfondimenti/libri-e-book/come-dire-qualcosa-di-sinistra-la-nuova-opera-del-prof-pira.html
http://qui.uniud.it/sedi/gorizia/siti-web-pubblici-restyling-non-riuscito-per/MONITORAGGIO-%20siti-istituzionali2009.pdf (Friuli Venezia Giulia)
http://qui.uniud.it/sedi/gorizia/articolo.2009-12-29.3108559066/MONITORAGGIO-siti-noprofit-2009.pdf
http://www.astrid-online.it/Forme-e-st/Studi--ric/Allegretti_Democrazia-partecipativa.pdf
http://www.astrid-online.it/Forme-e-st/Studi--ric/Cataldi_WP_LPF_3_08.pdf
http://www.giovannimoro.info/documenti/papersisp09%20Moro%20finale.pdf
http://www.sisp.it/files/papers/2010/giovanni-moro-571.pdf
http://qui.uniud.it/sedi/gorizia/siti-web-politici/Monitoraggio_siti_politici_2007.pdf
http://qui.uniud.it/sedi/gorizia/articolo.2009-12-29.3108559066/MONITORAGGIO-siti-noprofit-2009.pdf