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Ansia e Paura


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Distinzione tra due forme di un sentimento
di

Luca dr. Vivaldi Psicologo

Ognuno sa che cos'è la paura. Chiunque sia stato coinvolto in un incidente o sia stato minacciato da qualcuno più grande o più forte ha probabilmente provato paura. L'esperienza soggettiva è sgradevole, e i segni fisiologici che l'accompagnano, come la sudorazione, la tachicardia e il tremore, sono di per sé disturbanti. La lingua contiene probabilmente più sinonimi della parola paura che di ogni altro termine emozionale. Contiene anche parecchie espressioni che sembrano essere collegate alla paura: «Mi sento le farfalle nello stomaco», «avevo una fifa maledetta», «mi si rizzarono i capelli». Per fortuna, nel corso normale degli eventi, molte situazioni pericolose che inducono paura sono transitorie, e l'esperienza di paura è breve. Tuttavia, alcuni aspetti inconsueti della paura appaiono sorprendenti. Molte persone hanno una paura intensa di cose - falene, insetti, bruchi e uccelli, per esempio - che non potrebbero mai fare loro del male. Nella vita della maggior parte delle persone i contatti con tali creature sono eventi rari; eppure la gente li teme più di oggetti pericolosi, quali ad esempio le prese di corrente, le automobili e le armi da fuoco. Queste paure sono così comuni che gli psicologi hanno dato loro nomi speciali e hanno compilato lunghi elenchi di «fobie». La tabella 1 definisce brevemente ventidue fobie, ma le possibilità sono infinite. Un'altra cosa sorprendente della paura è il fatto che alcune persone sperimentano attacchi di panico incontrollabili, in genere senza un chiaro incidente scatenante. Questi attacchi di panico sono spesso così gravi da rendere necessario un intervento farmacologico e psichiatrico. Tabella 1: Alcune fobie comuni (1) I clinici sono particolarmente interessati alla paura perché la Fobia Paura di: considerano l'ingrediente centrale dell'ansia, uno stato che è Acrofobia Luoghi alti considerato la base della nevrosi e di molte patologie Agorafobia Spazi aperti psichiatriche. La depressione si verifica raramente senza Algofobia Dolore Lampi e tuoni paura o ansia, e reazioni di rabbia e aggressività sono spesso Astrofobia Claustrofobia Spazi chiusi il risultato della paura. Alcuni clinici hanno definito l'epoca Coprofobia Escrementi Vista del sangue attuale l'età dell'ansia. Le ansie, diversamente dalle paure, Ematofobia Idrofobia Acqua tendono a essere più persistenti, più generalizzate, e a far Lalofobia Parlare Misofobia Sporco o contaminazione parte della personalità dell'individuo. Necrofobia Cadaveri Paura e ansia costituiscono esperienze emozionali distinte,. Nictofobia Buio, notte La paura è un'emozione intensamente spiacevole che assolve Patofobia Malattia, soffrire Peccatofobia Peccare una funzione impellente orientata alla sopravvivenza: quella di Fonofobia Parlare a voce alta predisporre l'individuo alla fuga dal pericolo. L'intensità della Fotofobia Luci brillanti Sitofobia Mangiare risposta di paura, il grado di attivazione a stimoli nuovi e la Tafofobia Essere sepolti vivi vulnerabilità al panico variano da persona a persona e Tanatofobia Morte Toxofobia Essere avvelenati possono interagire con la presenza di sicurezza Xenofobia Stranieri interpersonale. Zoofobia Animali L'ANSIA è una risposta a situazioni simboliche, psicologiche o sociali, piuttosto che alla presenza immediata di un pericolo fisico. Essa costituisce una risposta all'incertezza che sorge quando vi è una minaccia al senso di integrità, di coerenza e di


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continuità del sé o al proprio senso di essere agenti attivi. Alcune esperienze nello sviluppo, caratterizzate da imprevedibilità e da assenza di controllo personale, possono produrre varie forme di ansia interpersonale, fra le quali la paura dell'intimità e la paura di perdere il controllo. L'ansia è, altresì, un fattore chiave nella motivazione dell'azione e dell'interazione umana. La capacità di esperire tale sentimento è quasi sinonimo di capacità di pianificare il futuro e l'incremento dell'attivazione associato all'ansia può migliorare la prestazione. L'ansia può anche essere vissuta come eccitamento, a seconda di come il soggetto percepisce la situazione. Per esempio, la paura del pubblico può essere percepita come un eccitamento preparatorio oppure come ansia debilitante. L'ansia diviene debilitante e disfunzionale quando è intensa e cronica, quando la persona anticipa costantemente pericoli e il ripetersi di minacce del passato. Quando è evocata la PAURA, l'azione si arresta, l'ambiente è monitorato in modo vigile e vengono approntati i piani per la fuga o per l’evitamento della situazione minacciosa. Questa tendenza all'azione è una risposta integrata mente/corpo complessa Il sistema nervoso simpatico viene attivato, la persona avverte una scarica di adrenalina (epinefrina), si mette in stato di allerta e focalizza l'attenzione sulla situazione immediata. Le esperienze soggettive di paura sono spesso accompagnate da rabbia, un'emozione che aiuta a spingere la persona ad intraprendere un'azione energica Dall'altro lato, l'ansia si evolve in confusione o in processi cognitivi che dominano la consapevolezza, piuttosto che in una tendenza all'azione esplicita. Può esservi una diffusione dell'attenzione o un restringimento del focus attentivo sul sé. Tale restringimento consiste in un incremento dell'attivazione e in una preoccupazione circa le proprie capacità di attuare una prestazione efficace o di procurarsi un senso di sicurezza nella particolare situazione. L'esempio seguente è tratto dal DSM-III-R Case Book (American Psychiatric Association, 1987).
Un elcttricista di ventisette anni, sposato, soffriva di vertigini, sudore alle mani, palpitazioni e ronzio nelle orecchie. Aveva anche sperimentato secchezza delle fauci, periodi di tremore incontrollato e una sensazione costante di «tensione» e di circospezione che aveva spesso ostacolato la sua capacità di concentrazione. Queste sensazioni erano state presenti in modo quasi continuativo nei due anni precedenti. Per questi sintomi il paziente aveva consultato il medico di famiglia, un neurologo, un neurochirurgo, un chiropratico e un otorinolaringoiatra. Era stato sottoposto a dieta ipoglicemica, a fisioterapia per un nervo rimasto pizzicato, e gli era stato detto che poteva esserci «un problema all'orecchio interno». Aveva anche molte preoccupazioni. Si preoccupava costantemente della salute dei genitori. Il padre, in effetti, aveva avuto un infarto due anni prima, ma ora stava bene. [Il paziente] si preoccupava anche di essere «un buon padre», che la moglie potesse lasciarlo (non vi erano indicazioni che lei fosse insoddisfatta del matrimonio) e di essere apprezzato dai colleghi di lavoro. Negli ultimi due anni aveva avuto scarsi contatti sociali a causa dei sintomi nervosi. Sebbene talvolta avesse dovuto lasciare il lavoro quando i sintomi diventavano intollerabili, continuava a essere impiegato nella stessa ditta in cui aveva fatto l'apprendistato dopo il diploma di scuola superiore. Tendeva a nascondere i suoi sintomi alla moglie e ai figli, ai quali voleva apparire «perfetto», e riferiva pochi problemi con loro, risultanti dal suo essere nervoso.

I disturbi ansiosi A causa dell'importanza teorica e pratica dell'ansia, i clinici hanno tentato di identificare le molte facce diverse dei disturbi ansiosi nella speranza che tali distinzioni possano essere utili nel decidere il trattamento più adatto. Per esempio nel DSM-III-R (American Psychiatric Association, 1987) gli psichiatri identificano i tipi seguenti di disturbi ansiosi: disturbo da attacchi di panico, fobia sociale, fobia semplice, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbo da stress post-traumatico, disturbo d'ansia generalizzato. La paura primaria disadattiva La paura primaria disadattiva è come una reazione fobica a pensieri, sentimenti e ricordi, di solito associata ad eventi traumatici. Essa ha avuto una funzione adattiva nella situazione originaria, ma continua ad essere attivata inappropriatamente trasformandosi in ansia. La presenza di questi processi viene identificata sia attraverso riferimenti verbali a sentimenti di
A cura di

Luca dr. Vivaldi

- Psicologo ad indirizzo clinico e di comunità - Mental Coach Professionale - Studio in Via Castel Penede NAGO (TN) e in Via alla Cascata Cognola di Trento (TN)

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paura o panico in situazioni in cui non vi è nulla di eccessivamente pericoloso, sia attraverso segnali di evitamento (per esempio, "Faccio delle cose per distrarmi" o "Cerco di cancellarlo dalla mia mente"). Resoconti di ricordi intrusivi di eventi traumatici o di fantasie minacciose e sogni possono indicare la presenza di una paura nucleare disadattiva alla quale è necessario accedere. Più di frequente, la persona teme di rivivere il dolore e l'impotenza associati all'evento traumatico. In queste situazioni il soggetto si sente molto debole e in termini generali è consapevole di ciò che teme e cerca di fronteggiarlo attraverso l'evitamento dell'esperienza. Nel lavoro clinico si presentano sia affermazioni esplicite di paura, sia segni fisici di ansia, quali balbettare, respirare affannosamente e sospirare ogniqualvolta si affronti materiale connesso al trauma. In altri casi, reazioni di rabbia secondaria intensa possono fungere da protezione e rappresentare il segno di una paura sottostante. Tutti questi indicatori rivelano il bisogno di affrontare il materiale minaccioso e di lavorare su di esso in un ambiente sicuro e convalidante che favorisca una più corretta ristrutturazione. Il trattamento implica l'accesso e l'esplorazione di componenti complesse dello schema emotivo disadattivo prevalentemente attraverso il lavoro sui ricordi. L'ansia primaria disadattiva L'ansia primaria è generata dall'attivazione di un’organizzazione del sé, o senso del sé, insicuro o vulnerabile. Nel lavoro clinico, la valutazione e l'identificazione di questo tipo di insicurezza primaria e facilitata dalle informazioni sulla storia di attaccamento della persona, sia dalla presenza all'interno della seduta di indicatori di incertezza, timidezza, ipersensibilità, ipervigilanza e di un’estrema consapevolezza delle proprie manchevolezze. Indicatori di intensa vulnerabilità e fragilità associati a tale organizzazione del se, si manifestano assai chiaramente al clinico, quando un cliente mostra ansia nell'espressione di se ed è restio o cauto nell'auto-disvelamento ( come per esempio emerge dall’affermazione "Detesto avere i riflettori addosso” oppure “faccia tutto lei io non voglio dire nulla” dove la delega è totale e il rapporto parte da “uno che sa e dovrebbe fare e l’altro che riceve). I clienti con un'ansia pervasiva temono di essere giudicati o fraintesi dal clinico e non sono in grado di svelare le proprie preoccupazioni, a meno che non si sentiranno al sicuro. Queste persone sono molto vulnerabili all'abbandono e al rifiuto, tale caratteristica è legata all'esperienza di vergogna-ansia provata dal cliente, in cui anticipa l'eventuale imbarazzo o umiliazione derivante dallo svelare aspetti centrali della propria esperienza; ciò è evidente in problemi quali la fobia sociale e il disturbo evitante di personalità. Gli aspetti del sé temuti hanno spesso a che tare con il bisogno, la gelosia e l'insicurezza. Si tratta in questi casi di fornire la sicurezza necessaria e la conferma empatica dell'esperienza vissuta come minacciosa al fine di poter giungere all’auto-disvelamento. L'esplorazione dell'esperienza avviene solamente quando il cliente si sente sufficientemente protetto e compreso. A volte un'organizzazione del sé primaria ansiosa si manifesta con un pattern di attaccamento ansioso-evitante (2), uno stile in cui l'adulto cerca di contare solo su di sè, tende a non riconoscersi alcuna debolezza e non ricorre mai all'aiuto degli altri. Evita contatti troppo intimi e mira all'autosufficienza assoluta. Lo sviluppo del senso di sé è avvenuto nell'ambito di una storia di attaccamento respingente che ha portato l'individuo a rinunciare alla ricerca di attaccamento e a ripiegare su un atteggiamento autosufficiente, il quale, tuttavia, è accompagnato da sentimenti di alienazione e solitudine, e da una limitata capacità di esplorare e differenziare la propria esperienza interna. Dal punto di vista clinico il tipo di ansia disadattiva che viene osservato in disturbi quali la fobia sociale non è prodotto tanto da costrutti coscienti o da valutazioni cognitive distorte della realtà; piuttosto, è generato da un senso nucleare di sé insicuro e vulnerabile che viene cronicamente attivato nelle situazioni interpersonali. È questo senso di sé olistico, multicomponente e vissuto nel corpo come inefficace e privo di protezione, che richiede l'attenzione terapeutica e che deve essere modificato. Le valutazioni coscienti del sé oppure della situazione costituiscono dei sotto-prodotti di questa organizzazione del se nucleare che alimenta, ma non genera l'ansia. A cura di Luca dr. Vivaldi - Psicologo ad indirizzo clinico e di comunità - Mental Coach Professionale - Studio in Via Castel Penede NAGO (TN) e in Via alla Cascata Cognola di Trento (TN) 3


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Infine, nel lavoro sull'insicurezza primaria è importante identificare l'esistenza di altre organizzazioni del sé. In particolare, quella parte del se chiamata da Winnicott (3) "vero sé". I clienti identificano questo aspetto del proprio sé come una parte nascosta, essenziale, che comprende i desideri e i bisogni adattivi dell'individuo Attraverso esperienze evolutive negative questa parte del sé si ritira per proteggersi, ma in un ambiente sicuro, può nuovamente tornare ad essere resa disponibile come risorsa interna. Indicatori di questa parte del sé includono il desiderio intenso di contatto, di interdipendenza, libertà e spontaneità, come anche il desiderio di essere meno cauti e di assumere più rischi. Gli interventi focalizzati sulle emozioni supportano l'emergere di questa organizzazione del sé fondamentale per favorire lo sviluppo di un senso del sé più forte e sicuro. L'ansia secondaria II clinico può stabilire se una certa forma di ansia è secondaria e, pertanto, richiede l'esplorazione delle determinanti sottostanti, piuttosto che un lavoro sull'ansia di per sé, identificando il referente dell'ansia. Nell'ansia secondaria non vi è un'insicurezza a livello del sé nucleare: piuttosto, l'individuo sperimenta ansia perché un'esperienza interna, di rabbia, di tristezza oppure di debolezza, è considerata una minaccia potenziale per il sé o per una relazione di attaccamento. Pertanto, è la difesa da tali esperienze che procura ansia e sentimenti di vulnerabilità. E’ utile anche distinguere fra una paura nucleare dell'esperienza interna, appresa da esperienze di attaccamento molto negative, ed una paura meno nucleare dell'esperienza emergente, derivante da ingiunzioni sociali interiorizzate. La prima richiede un contesto di sicurezza notevolmente maggiore per accedere al vissuto nucleare denegato dell'individuo; la seconda richiede una maggiore esplorazione e messa in discussione di ingiunzioni, cognizioni e pericoli immaginari connessi ad ambiti circoscritti di esperienza. Un caso particolare di evitamento dell'esperienza interna comprende la paura della debolezza e il disconoscimento dei bisogni di dipendenza. Ciò è esemplificato dal caso di persone che reagiscono con rabbia, quando sentono paura e bisogno, in questo caso la rabbia è il risultato finale di una sequenza cognitivo-affettiva che implica l'ansia secondaria riguardo alla paura primaria. Una forma associata di ansia secondaria emerge negli stati di confusione e di incertezza riguardo al proprio vissuto interno, oppure all'incapacità di etichettare o simbolizzare l'esperienza interna che è causa di disorientamento. In tali casi l'intervento comprende un training di consapevolezza esperienziale in cui il cliente è agevolato a rivolgere l'attenzione sulle sensazioni corporee presenti, e a differenziare e simbolizzare l'esperienza immediata affinché questa sia integrata nell'esperienza di se. Le aspettative catastrofiche, l'ansia da prestazione e la paura anticipatoria del fallimento rappresentano altre forme comuni di ansia secondaria. Gli indicatori di questo tipo di ansia sono costituiti da aspettative circa il futuro o pericoli immaginati, nonché affermazioni prototipiche (del tipo “E se …”) accompagnate da una reazione di impotenza, come per esempio preoccuparsi nel prefigurare un eventuale rifiuto, fallimento o mancanza. Questo tipo di ansia è generato da cognizioni disadattive e gli interventi saranno focalizzati sulla modificazione di tali cognizioni. La paura di essere valutati negativamente costituisce un'altra forma di ansia secondaria di prestazione. Questo processo implica cognizioni autocritiche che vengono attribuite ad altri, in modo tale che la persona anticipa la disapprovazione e/o il rifiuto (…che gli altri gli riserveranno). Naturalmente le paure devono essere convalidate nella realtà: e, infatti, in questi casi di ipersensibilità alla critica, all’origine c’è una valutazione negativa di sé interiorizzata. Essa deriva dall'introiezione di valori e standards rigidi, dall'accettazione condizionata da parte dei genitori, da minacce di rifiuto, dalla disapprovazione per non essere all'altezza degli standards parentali, dalla critica e dall'ipercontrollo esercitato dai genitori. In tali casi la persona sviluppa una sensazione pervasiva in cui sente che in lei vi è qualcosa di sbagliato e che gli altri trovano essere inaccettabile. La severità della minaccia originaria gioca un ruolo preminente nel determinare l'intensità della paura.
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In questo ambito, nella diagnosi del processo e importante distinguere la paura di essere valutati negativamente, che è parte della struttura del se nucleare di queste persone, dalle reazioni di ansia secondaria più situazionali (per esempio l'ansia di parlare in pubblico, di mostrarsi per quel che si è o l'ansia da prestazione). In quest'ultimo caso, l'ansia può essere una funzione di cognizioni disfunzionali o di pericoli immaginati che si possono identificare e modificare con maggiore facilita. Un intervento appropriato, in questo caso, si concentra sull'apprendimento da parte del cliente di abilità per poter rivolgere la propria attenzione sul mondo circostante o sul proprio respiro, piuttosto che sulle proprie preoccupazioni, e sulla modificazione delle cognizioni disadattive. Nel caso della paura di essere valutati negativamente, le convinzioni sono parte di una organizzazione del se più profondamente radicata che implica una bassa autostima; l'intervento sarà allora focalizzato soprattutto sul rafforzamento di un senso di sé fragile mediante la sintonizzazione empatica e lo sviluppo di capacità di autosedazione, piuttosto che mediante la sola modificazione delle autoaffermazioni. Si ricordi che l’ansietà è parte integrante dell’esperienza umana e che nessun metodo può riuscire ad eliminarla radicalmente, è meglio cercare di dominarla, di eliminare gli effetti negativi, (anche con auto-terapie quali biofeedback, meditazione, rilassamento, respirazione, autoanalisi, ecc,) piuttosto che reprimere i sintomi come fanno i tranquillanti, peraltro utili in certi casi. Se poi la vostra ansietà persiste non esitate a chiedere consulto ad un medico o ad uno psicologo.

Bibliografia consultata (1) Plutchik R. (1995) Psicologia e biologia delle emozioni Bollati Boringhieri (2) Bowlby D.W. (1988). A Secure Base Basic Book New York (3) Winnicott J. (1965) The maturational process and the facilitating environment International Universitates Press New York (3) Greenberg L.S. Paivio S .C. (2000) Lavorare con le emozioni in psicoterapia intagrata Sovera (4) American Psychiatric Association (1987) DSM-III-R Case Book L’articolo è collegato alle seguenti aree del sito del proponente: Area sostegno Psicologico Area rilassamento Personal life coaching Approccio ai disturbi psicosomatici 20 giugno 2006
Luca dr. Vivaldi
Psicologo ad indirizzo clinico e di comunità - Mental Coach - Formatore Master Pratictional in Programmazione Neuro Linguistica - Ipnosi clinica - Educazione sessuale - Training Autogeno Abilitazioni: Albo degli Psicologi di Trento 281/99 Registro italiano Professionisti di Coaching 352/05 Via Castel Penede, 5 NAGO 38069- NAGO TORBOLE (TN) riceve a TRENTO VERONA BRESCIA BOLZANO cell. TIM +39 (0) 335 83 16 374 mail: luca.vivaldi@gmail.com sito web: http://artiemestieri.tn.it/Members/lucav

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