Le Convinzioni i Farmaci e il Placebo
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Le Convinzioni i Farmaci e il Placebo
placebo Le convinzioni i farmaci e il placebo
dr. Luca Vivaldi Psicologo
e Mental Coach Professionale
Per pubblicare gratuitamente brevi brani dell’articolo è fatto obbligo citare la fonte e l'indirizzo internet completo; è necessario inoltre chiederne formale permesso all'autore.
L’articolo contiene i seguenti paragrafi:
1. Cos’è il placebo 2. Le pillole di placebo potranno venire commercializzate come tali in boccette con foglietto illustrativo?? 3. La cura psicologica nell’approccio alla sofferenza umana e l’effetto placebo
Nella storia della medicina c’è una dimostrazione molto interessante del potere delle convinzioni, la si trova nel placebo. L’effetto placebo implica una situazione in cui un individuo che crede di prendere una medicina, riceve un prodotto finto e si ritrova poi a stare effettivamente meglio. È un campo davvero affascinante da analizzare. Consiglio di leggere molto attentamente questo articolo perché aiuterà a capire la differenza tra cura psicologica e cura medica e tra cura medica convenzionale e cure mediche alternative. L’articolo spiega inoltre perché occorre valutare con prudenza qualsiasi racconto relativo a una cura, ciò a prescindere da quanto straordinarie siano le modalità con cui viene presentata o somministrata una nuova cura o per quanto spettacolari siano i suoi effetti reali o presunti.
1 . Cos’è il placebo
Riporto un esempio tra i tanti esistenti: Molti anni fa, una casa farmaceutica chiese ai membri
della divisione di cardiologia di un Ospedale di valutare l'azione di un nuovo farmaco nel trattamento dell'angina pectoris, il dolore toracico o il senso di oppressione che compare nei pazienti affetti da coronaropatia dopo uno sforzo fisico o uno stress emozionale. Per questo studio vennero selezionati cinquanta pazienti, ai quali sarebbero stati somministrati due tipi di pillola, una attiva e l'altra neutra, cioè formata da polvere inerte: un semplice «placebo». Le due compresse, quella attiva e il placebo, erano del tutto indistinguibili come aspetto, consistenza, sapore e odore. Dovevano essere sostituite ogni due settimane per un periodo di due mesi. I pazienti vennero informati che stavano provando un nuovo e promettente farmaco per la cura dell'angina, ma e non fu rivelato loro che per metà del tempo avrebbero assunto pillole «fittizie» (in tale passo emergono delle criticità nella correttezza etica del metodo usato, che non intacca l’esito della ricerca) I pazienti intanto continuavano ad assumere i normali farmaci antiangina, poiché è pericoloso e non etico sostituire un prodotto efficace con un preparato sperimentale o un placebo. Nessuno dei medici sapeva quale fosse il preparato attivo e quale il placebo, per cui nessuno poteva deliberatamente o inavvertitamente influire sui risultati. Questo tipo di esperimento, nel quale il medico e il paziente non conoscono il contenuto di un determinato preparato e in cui vengono usati sia un placebo sia un farmaco attivo, viene chiamato studio «a doppio cieco» ed è considerato il modello ideale della ricerca clinica.
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Luca dott. Vivaldi
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Psicologo Mental Coach e formatore Iscritto all’Albo degli Psicologi di Trento – Iscritto a Rip-coach Registro Italiano professionisti di coaching Roma 335 8316374 E.mail : luca.vivaldi@gmail.com - P.IVA:0184 75 40 224
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Le Convinzioni i Farmaci e il Placebo
Il paziente che chiameremo George, era un fragile vecchietto di settantaquattro anni, sofferente di artrite, che si muoveva appoggiandosi a un bastone. Lamentava un senso di oppressione e di compressione al torace ogni volta che usciva, soprattutto se faceva freddo, quando saliva le scale e dopo aver mangiato. Una compressa di nitroglicerina sciolta sotto la lingua allevia i sintomi in meno di un minuto, ed egli ne consumava quattro o cinque al giorno. Questo appena descritto è un tipico quadro di angina pectoris. Il suo elettrocardiogramma (ECG) era normale a riposo, ma diventava anomalo dopo una prova sotto sforzo, come camminare su un tapis roulant o pedalare su una cyclette. I cambiamenti elettrocardiografici legati all'attività fisica indicano l'incapacità delle arterie coronarie stenotiche di fornire un sufficiente apporto di sangue al cuore. All'inizio dello studio, il medico comunicò a George il suo entusiasmo per la nuova medicina che gli avrebbe somministrato e che era certo lo avrebbe aiutato molto. Gli consegnò le compresse del preparato «A» da assumere per le prime due settimane, alla dose di tre volte al giorno. Gli venne assicurato che non si prevedevano effetti collaterali gravi, e gli venne chiesto comunque di informare il medico su qualsiasi reazione si fosse mostrata. Il medico non sapevo se il farmaco assegnato contenesse il principio attivo o se invece fosse il placebo. George lasciò la clinica felice e pieno di speranza come di solito accade con l’arrivo di una nuova e migliore medicina. Due settimane dopo, alla visita di controllo, George appariva euforico! Il medico gli chiese come andava l'angina e lui rispose, quale angina? Poteva ormai camminare a passo svelto senza provare alcun dolore al torace, non aveva neppure più bisogno del bastone! E gli effetti collaterali? Sì, una leggera nausea, ma era un prezzo più che accettabile per il sollievo che provava. Spinto dal suo temperamento estroverso ed emotivo, George abbracciò il medico e lo baciò, ringraziandolo per il «miracolo». Il medico dal canto suo era ormai certo che la pillola «A» non fosse il placebo, bensì il farmaco, perché non solo faceva effetto, ma presentava controindicazioni minime. In questa fase iniziale era comunque azzardato da parte del medico trarre conclusioni di qualunque genere e soprattutto perché si trattava di uno studio «a doppio cieco». Il medico era ansioso di constatare gli stessi sbalorditivi risultati della pillola «A» su altri pazienti affetti da angina e sottoposti alla cura, data la straordinaria reazione del suo paziente. Con il progredire dell'esperimento però, il medico fu sorpreso nel constatare come alcuni pazienti non reagissero affatto o registrassero miglioramenti molto meno sensazionali di quelli di George. Lo studio prevedeva una valutazione obiettiva del farmaco attraverso un elettrocardiogramma sotto sforzo. A tale proposito l'elettrocardiogramma sotto sforzo di George era sempre risultato alterato. Di recente allora, visto che era scomparso il dolore grazie all'uso della nuova medicina, il medico era sicuro che l'ECG di George avrebbe presentato qualche miglioramento. Con suo grande stupore invece l'ECG risultò quello di sempre. Il medico attribuì quel fenomeno al fatto che spesso si osserva un ritardo tra il momento in cui il farmaco comincia a funzionare e il risultato oggettivo, pertanto confidò che al momento giusto il miglioramento dell'angina di George sarebbe stato evidenziato dal successivo elettrocardiogramma sotto sforzo. Nelle successive due settimane, la seconda fase del programma terapeutico, a George (il paziente miracolato) furono somministrate le pillole «B». Teniamo presente che egli non aveva idea che si trattasse di un tipo di farmaco diverso. Il medico da parte sua propendeva, era convinto che la pillola «B» fosse il placebo (e questo atteggiamento non neutrale è un errore in fase di ricerca). I sintomi di George, tuttavia, non riapparvero neanche mentre assumeva la compressa «B» ed egli continuò a essere straordinariamente libero dai disturbi dell'angina, anche se l'esame sotto sforzo risultava sempre alterato. Il medico allora interpretò il continuo miglioramento dei sintomi come il proseguire degli effetti della pillola «A». E le cose andarono avanti così, cambiando la cura da «A» a «B», ogni due settimane, con un continuo miglioramento dei sintomi, ma senza alcun cambiamento nell'ECG sotto sforzo.
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Alla fine dello studio, vi fu una riunione tra tutti i medici che vi avevano partecipato per valutare i risultati. Quasi per gioco ciascuno azzardò una propria interpretazione riguardo alla pillola che secondo lui era attiva. I pareri furono tutt'altro che unanimi; alcuni medici sperimentatori erano convinti fosse la «A», altri con altrettanta certezza giuravano fosse la «B». e ognuno era sicuro di avere la risposta giusta. Vennero analizzate le cartelle cliniche dei pazienti, confrontando gli episodi di dolore toracico con il numero di compresse di nitroglicerina assunte, sia durante la somministrazione del placebo sia durante la somministrazione del principio attivo. Il rappresentante della casa farmaceutica stava per svelare il segreto. Il medico di George tra se e se sorrideva: l'annuncio pensava che sarebbe stato una doccia fredda, il suo paziente gli aveva già spifferato tutto. Non è quindi difficile immaginare quale fu la sua delusione, quale dispiacere provò quando il rappresentante farmaceutico proclamò che era «B» il preparato attivo il vero farmaco, e non «A»! quel medico come parte dei suoi colleghi si era già illuso che quel nuovo farmaco sarebbe stata la cura per milioni di persone che soffrivano di angina. Pertanto rifiutò di accettare il verdetto e chiese che il preparato «A» fosse analizzato da un laboratorio indipendente. Egli era certo che ci fosse stato un errore nell'etichetta. Una settimana dopo vennero resi pubblici i risultati: la pillola «A» era davvero il placebo! George il fiducioso e il, medico razionale, per due mesi si erano lasciati trascinare dall'illusione: lui grazie al sollievo dei sintomi, il suo medico nella speranza di una nuova scoperta. Riferisco di seguito i risultati emersi dallo studio. I sintomi dell'angina migliorarono in circa ventiquattro dei cinquanta pazienti sottoposti allo studio, sia con il placebo sia con il farmaco attivo! Questi soggetti vengono chiamati «placebo-reattivi» perché si sentono meglio indipendentemente dal farmaco che viene loro somministrato, ciò accade solo se si convincono in anticipo che si tratta di qualcosa che possa fargli bene. Poiché sia il farmaco attivo sia il placebo «promettevano» al buio lo stesso miglioramento, fu deciso che il principio farmacologico testato non era efficace. Alla stessa conclusione si pervenne con identici esperimenti in altri ospedali. Il medico di George riguardo ai risultati gli disse quanto emerse dallo studio. Avrebbe potuto continuare a prescrivergli il placebo, qualche altro medico lo avrebbe fatto. Fu sincero anche se George reagì al risultato con la stessa delusione e incredulità del suo medico, ma entrambe sapevano bene che sarebbe stato pericoloso continuare ad assumere un medicinale che, data la sua efficacia, avrebbe potuto convincerlo dell'inutilità degli altri farmaci. L'angina è un segnale della natura per indicare che il cuore è sottoposto a uno sforzo eccessivo rispetto alla capacità delle arterie coronarie di nutrirlo in modo adeguato. I pazienti colpiti da dolore toracico quasi sempre interrompono qualsiasi cosa stiano facendo e sciolgono sotto la lingua una compressa di nitroglicerina per alleviare i loro sintomi. La compressa di nitroglicerina fa dilatare le arterie coronarie e ristabilisce un adeguato flusso di sangue verso il muscolo cardiaco. Il dolore allora scompare. Ma George non sentiva alcun dolore perché il placebo interferiva con la sua capacità di percepirlo. Tuttavia, l'apporto di ossigeno vitale al cuore era insufficiente così come dimostrato dai risultati alterati dell'ECG sotto sforzo. In assenza di un segnale di pericolo, pertanto George avrebbe continuato a sottoporsi a sforzi eccessivi, correndo così un grave rischio per la sua vita.
Mi sono soffermato a descrivere questa sensazionale reazione a una preparazione inerte perché il lettore si possa rendere conto delle potenzialità del fenomeno placebo. Qualsiasi medicinale, intervento sanitario, intervento psicologico o “proposta commerciale” diretti ad un gruppo di persone scelte a caso e convinte che quel farmaco, quella cura, quel prodotto «funzionino», farà effetto almeno nel
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50% dei casi. E in parallelo anche la reazione a una pillola «fittizia» spesso riproduce la stessa reazione delle sostanze farmacologicamente attive. Per cui in futuro ogni volta che il lettore ascolterà racconti mirabolanti («Quando prendo una pillola A, mi sento fresco e sano come un bambino») o argomentazioni basate sul sentito dire («il caso di George che sostiene di sentirsi meglio da quando prende la pillola A»), sugli effetti straordinari di una cura, convenzionale o alternativa, si ricordi sempre di George e del suo placebo! Si ricordi anche che l'entusiasmo a volte può non sortire risultati duraturi. Pertanto è bene controllare sempre che un qualsiasi trattamento sia stato testato in modo appropriato, è bene controllare sempre nel tempo i risultati che vengono prodotti dal trattamento scelto, controllarli sia con strumenti che confermino ma anche con quelli che possono non confermarlo. Un conto è accettare di essere caduti in un illusione o in un tentativo di cura risolutorio che non si presenta per quello che ci si aspettava, un altro conto è invece decidere di continuare a farsi raggirare sottoponendosi a rischi eccessivi “a causa” di una fantasia che è propria ed è scelta. Nel primo caso si hanno buone possibilità di fare un passo avanti nel cammino di cura, nel secondo caso ci si consegna alla possibilità di un peggioramento del proprio equilibrio di salute e al disorientamento. Stiamo attenti alle testimonianze sensazionali, è importante stare bene saldi nelle proprie scarpe, accettando di farsi stupire, certo, ma senza perdere definitivamente la capacità critica. Gli studi «a doppio cieco», come quello sopra descritto, spesso rappresentano il metodo migliore per valutare scientificamente la sicurezza e l'efficacia di un nuovo trattamento. Tuttavia, nella vita reale delle persone, possono presentarsi situazioni non adatte a questo tipo di studio di laboratorio. Pertanto se è abbastanza facile valutare i numeri quando si sperimenta un farmaco per abbassare la pressione arteriosa o per tenere sotto controllo la glicemia, come si misura l'impatto di una cura psicologica o di una modifica nella prospettiva spirituale o delle meditazioni sulla serenità e sul benessere interiori di una persona? Senza una tale distinzione, laboratorio con indagini fisiche e vita reale con le numerose dimensioni soggettive ed emotive, sarebbe facile assumere un metro di giudizio sleale per quelle pratiche di cura ma anche della medicina alternativa che si basano su elementi meno tangibili. Non è nemmeno giusto scartare qualsiasi tipo di intervento solo perché non riesce a mostrare ai terzi scettici, i giudici di un esperimento, una dimensione oggettiva per loro valida. La qualità della vita ha aspetti reali e soggettivi e l’aspetto soggettivo e psicologico è altrettanto importante di quello reale ai fini dei comportamenti. Nessuno è mai riuscito a dare una spiegazione soddisfacente dell'effetto placebo. Probabilmente si tratta della combinazione di suggestionabilità, aspettative, condizionamento (precedenti esperienze di malattia hanno infuso in quasi tutti noi la certezza che quando un medico fa qualcosa - qualsiasi cosa - lo fa per il nostro bene). Può dipendere anche dalla liberazione di oppiacei naturali (antidolorifici simili alla morfina) da parte di alcune zone del cervello, attivate da procedimenti e processi del pensiero. D’altro canto si sa che molti sportivi dilettanti sono stati stroncati da un attacco cardiaco per avere ignorato i segni premonitori di un attacco di angina, probabilmente a causa dell'azione di tali oppiacei naturali. Questo potrebbe spiegare la reazione di George alla preparazione «A» e il motivo per cui il suo medico ne ha interrotto la somministrazione. Ci sono senz'altro altre spiegazioni, non ultima l'importanza del rapporto paziente-terapeuta. Vi sono effetti placebo anche più sensazionali di quello citato.
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Alcune donne, per esempio, che pensano di essere in gravidanza perché si sono convinte di esserlo o semplicemente perché lo desiderano, si ritrovano con un addome gonfio e prominente, come una donna gravida. A volte sentono addirittura le contrazioni del travaglio. (Tale fenomeno, noto come «falsa gravidanza», è dovuto a un meccanismo ormonale non ancora ben chiaro e si verifica in altri mammiferi, in genere dopo un rapporto sessuale non fecondo.)
I farmaci con effetto placebo alleviano praticamente ogni sintomo soggettivo come nausea, dolore, fame, stanchezza, vertigini, ansia, depressione. Anche se solo temporaneamente, il placebo rimedia a qualsiasi disturbo. Ci si può aspettare che personalità dipendenti, persone che si pongono in soggezione di fronte a figure autorevoli (di cui i medici sono un esempio classico), timorose di non essere all'altezza di quel che ci si aspetta da loro, avrebbero reagito benissimo a qualsiasi trattamento, per il semplice desiderio di essere cortesi e accomodanti! In parallelo e contrario, si può pensare che i pazienti più cinici e distaccati non reagirebbero. Ma le cose non vanno così. In una certa misura siamo tutti suggestionabili, “abboccare o meno all'amo”, in un qualsiasi esperimento, dipende in gran parte da chi somministra la cura e dall'urgenza del bisogno. A questo punto, può venire spontaneo chiedersi: qual è la differenza tra un medico che prescrive sostanze inerti e un ciarlatano? Il medico usa il placebo per disperazione, il ciarlatano le usa per fare soldi. Una volta che si è consapevoli dell'effetto placebo, diventa più chiaro quanto sia difficile capire se una certa terapia funzioni o meno. Il potere della mente e la suggestionabilità sono tali per cui molti individui migliorano, indipendentemente da ciò che viene loro somministrato. Il che va benissimo finché noi e il nostro medico non ci illudiamo di influire sul decorso di una malattia grave, sia essa un disturbo cardiaco, il diabete, l'AIDS o il cancro. Ma quando si ha a che fare con sintomi di origine psichica come la depressione, l’ansia, l’apatia, l’anedonia, l’assenza di progettualità e di scopi o a sintomi di ordine psicosomatico, pensare solo in termini di malattia organica può essere un modo di gettare la spugna e non voler prendersi alcuna responsabilità sul proprio equilibrio. È una scelta possibile tra altre! Non è una condanna. Il Vostro medico potrebbe essere disposto a tutto per fare stare meglio il suo paziente, ma può non essere in grado di decidere per voi ciò che per voi può essere meglio. Neanche il placebo può farlo. Per esempio potrebbe essere meglio per il suo paziente una cura di cui lui non dispone, o che lui non ha mai aver provato, o su cui nutre pregiudizi personali. È di importanza vitale distinguere tra quei rimedi, ufficiali o alternativi, pubblici o privati, che hanno un'azione reale, che abbiano un’indiscussa evidenza scientifica, da quelli che hanno un semplice effetto placebo.
2. Le pillole di placebo potranno venire commercializzate come tali in boccetta con foglietto illustrativo??
Sono stato introdotto per la prima volta al fenomeno del placebo circa dieci anni or sono, quando stavo compiendo alcuni studi sui lavori di John Grinder e Richard Bandler, due ricercatori esponenti internazionali di prim’ordine nella Programmazione Neuro Linguistica (PNL). Questi due studiosi erano interessati alla commercializzazione di prodotti placebo, volevano metterli in boccette e chiamarli PLACEBO. Volevano redigere una ricerca e stamparla semplicemente in un opuscolo che accompagnasse le boccette. Se considerate tutte gli studi di ricerca sui placebo (e ogni medicina negli Stati Uniti deve essere testata in rapporto a un placebo), ci sono volumi su volumi di ricerche.
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E se voleste approfondire tutte queste ricerche scoprireste che in media un placebo funziona bene tanto quanto la medicina vera, in più di 1/3 dei casi. Questo accade nella media; alcuni studi mostrano però che il placebo funziona bene quanto la morfina in qualcosa come il 54% dei casi.
Un uomo ha persino condotto uno studio nell’altra direzione: ha preso le persone che reagivano al placebo e le persone su cui non aveva effetto e ha dato loro delle vere medicine. Ha somministrato loro medicine per il dolore come la morfina, ed è risultato che coloro che reagivano al placebo reagivano alla morfina il 95% delle volte. Gli altri reagivano alla morfina il 46% delle volte, con una differenza del 50% circa, che mostra come, in alcuni casi, anche le medicine vere richiedono le convinzioni per essere efficaci (la medicina vera ha funzionato solo sul 46% dei casi di pazienti non reattivi al placebo).
Si è dimostrato che i placebo avevano un effetto sulla cura del cancro. In effetti, in uno studio era stata somministrata ai pazienti della “chemioterapia placebo” e un terzo dei pazienti aveva perso tutti i capelli. Un’altra storia che pare una barzelletta è che la più efficace macchina per elettroshock dello stato della California era quella che in realtà non aveva funzionato per tre anni (elettroshock terapia viene usata in alcuni paesi come cura nei disordini mentali). La cura era la seguente, veniva dato al paziente un anestetico generale prima di metterlo nella macchina, così i malati mentali pensavano di aver subìto un elettroshock, anche se ciò non era vero. Emerse che tale approccio funzionava meglio che far subire il vero trattamento. Quindi, quello che Grinder e Bandler volevano fare era di pubblicare le statistiche percentuali degli effetti dei placebo per i vari sintomi; il cliente poteva scorrere la lista dei sintomi, verificare le sue possibilità, e tentare. L’etichetta della boccetta avrebbe avuto come scritta: I placebo non funzionano per tutti, ma potrebbero funzionare per te. Naturalmente, si aspettavano un gran fragore da parte delle associazioni mediche e farmaceutiche. E nel bel mezzo della controversia avrebbero lanciato Placebo Plus: venti per cento in più di ingredienti inerti in ogni capsula. In effetti delle ricerche mostravano che una pillolina rossa e brillante, molto costosa, aveva un effetto placebo molto superiore a quello di una pillolotta bianca poco costosa che sa’ di gesso. In altre parole, le sottomodalità della medicina fanno una certa differenza.
3. La cura psicologica nell’approccio alla sofferenza umana e l’effetto placebo
La prima cura ad ogni sofferenza è psichica e chi lavora bene sullo psichico favorisce l’instaurarsi di un equilibrio più raffinato e dinamico, dove il disagio tende a venire risolto e a “non cristallizzarsi” in sintomi organici prima, e in lesioni d’organo poi. Tale effetto risolutore può richiedere tempi diversi a seconda se le negligenze originarie siano in diverse aree dell’esperienza e dell’esistenza di quel soggetto o in un area circoscritta, a seconda se si protraggono da anni o se sono una recente acquisizione (da qualche anno, da decenni, da una vita intera … legate ai membri della famiglia di origine in vita o defunti) se sono cessate o se si continuano a perpetrare nel gruppo di appartenenza.
Irving Kirsch è uno psichiatra dell’University of Connecticut il quale con un suo collega Guy Sapirstein, seguendo una sua intuzione, si è messo a rianalizzare i risultati di diciannove periodi di prova clinica di antidepressivi. Bene: ha concluso che nel 75 per cento i risultati favorevoli erano stati dovuti all’aspettativa di un miglioramento da parte dei pazienti, non a presunti aggiustamenti nella chimica del cervello come vantato dalla case farmaceutiche. «Il fattore critico ha spiegato è la nostra convinzione che qualcosa sta succedendo dentro di noi. Che poi succeda veramente o no, è
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tutta un’altra cosa». [chi vuole procedere alla lettura completa dell’articolo può
trovarlo all’indirizzo che segue http://www.repubblica.it/supplementi/af/2004/03/01/attualita/016kuffia.html]
La cura psicologica interessa le funzioni cognitive, i processi mentali, i pensieri e le convinzioni -attraverso la comunicazione, i metodi e le strategie, introduce delle sfumature, o modifiche nello stile di rapporto del soggetto con le sue cose- produce cambiamenti nella sequenza delle associazioni di pensieri; accade così che i comportamenti vengono percepiti ancora come importanti per il paziente pur essendo in parte modificati, sono comunque vissuti come parte di sé e non altro da sè. La cura psicologica pertanto produce cambiamenti tali che un disagio può semplicemente scomparire o apparire tutt’altra cosa: per esempio il germoglio di una risorsa che invita/indirizza ad un’esistenza rinnovata. Se andiamo nella storia -ogni cura inizialmente- è apparsa meno attraente di una inizialmenteterapeutica cura alternativa ingannante e per nulla terapeutica (pertanto incapace di riportare ad un equilibrio di salute migliore e più sano). Esempi di cure efficaci neglette e di cure ingannanti e assunte da molti, ne è piena la storia. Tra le prime, gli anziani si ricordano, quanto venisse rifiutata la cura del movimento (la ginnastica) ora viene impartita come insegnamento in ogni scuola (forse ciò accade perché non ha senso? La domanda è retorica); chi si ricorda quanto venisse osteggiata la cura psicologica (sta venendo introdotta nelle scuole e nelle altre istituzioni, ma intere comunità ancora la negligono … e ne pagano le relative conseguenze). Oppure dall’altro lato, quello delle cure ingannanti, avrete senz’altro sentito dire che il tabacco era stato inizialmente introdotto come cura, lo stesso era stato per il vino e il caffè, ora a molti di noi questi appaiono per quelli che sono, degli intossicanti (alcune persone credono ancora alla leggenda del curativo –ce lo riportano i loro misfatti nei tg, il nuoce gravemente alla salute stampato sui pacchetti- in molti casi questi soggetti sarebbero da categorizzare come tossicodipendenti, ad usare correttamente i termini). In campo psicologico il Placebo è un aspetto della comunicazione terapeutica. Dallo psicologo arrivano persone che desiderano qualcosa e che raggiungono sistematicamente qualcos’altro. Il folle, il malato di mente, chi stà bene nell’esser disfunzionale dallo psicologo mica c’arrivano (nello star male loro ci stanno bene, e perciò impongono/condividono il loro star male con gli altri, loro malgrado); se questi malati c’arrivano dallo psicologo, li manda il giudice o il desiderio di riprendere qualche libertà (la patente, vedere i figli e la partner, ricongiungersi con questi sono alcuni esempi). Con lo psicologo la motivazione alla cura e le aspettative sull’esito sono un passo importante, potrei dire uno dei primi. Di solito è da queste che emergono i bisogni del paziente, se non ci dovessero essere aspettative, bisognerebbe scoprirle e coltivarle. Anche in psicoterapia esistono i trattamenti validati empiricamente: si tratta di modalità di approccio ai disturbi, precisamente definiti nelle procedure e sperimentalmente validati: si chiamano Evidence-based Practice (EBP). Posso Evidence comunque riportare che anche se può essere difficile distinguere i cambiamenti dovuti alle aspettative del cliente (cioè quelli che in caso di cura medica sarebbero attribuibili all’effetto placebo), da quelli dovuti alla cura psicologica vera e propria; di solito non vi sono dubbi sui miglioramenti, sulle conquiste procurate, sugli effetti apportati dal percorso di cura nella sua globalità al richiedente, è lo stile di vita a rivelarlo (in molti casi lo psicologo si occupa anche di rendere evidente il guadagno avvenuto).
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Bibliografia e sitografia consultata
Branka Skorjanec 2000 Il linguaggio della terapia breve. Retorica e logica del cambiamento terapeutico Ponte delle Grazie Robert Dilts, Tim Hallbom, Suzi Smith 1998 Convinzioni: forme di pensiero che plasmano la nostra esistenza Astrolabio Robert Dilts 2004 I livelli di pensiero Urgnano Silvio Garattini 2001. Le medicine alternative: una guida critica Padova : CICAP GIMBE http://www.gimbe.org/index.htm
27/06/2009
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Psicologo ad indirizzo Clinico e di Comunità Mental Coaching Professionale - Formazione - Educazione Sessuale - Training Autogeno ABILITATO all’esercizio della professione di Psicologo. Ordine degli Psicologi di Trento 281/99. Registro italiano Professionisti di Coaching 352/05. Via Al Castèl Pénede, 5 NAGO 38069 NAGO TORBOLE (TN) riceve a Nago (TN), a Cognola di Trento, a Verona cell. +39 (0) 335 83 16 374 mail: luca.vivaldi@gmail.com SITO WEB: http://artiemestieri.tn.it/Members/lucav
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