Canta che ti passa
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dr. Luca Vivaldi Psicologo Per il dizionario della lingua italiana “cantare” è un comportamento che si manifesta con il modulare la voce in una continuazione di suoni, seguendo un ritmo e una melodia preordinati: si può cantare da soli o in coro, con o senza l’insegnante oppure ad orecchio; è il cantare di chi non conosce la teoria e i segni musicali, è il cantare una canzonetta, o il cantare un brano d’opera, o ancora il cantar messa, un motivetto, o altro. (1) In tutti gruppi umani si formano gruppi corali, ciò avviene nelle città, nelle province e nelle regioni; si formano gruppi corali classici, complessi rock o folk. Il canto è molto di moda in tutto il mondo. Ciò accade perché è una buona pratica, che produce notevoli effetti benefici su tutto l’organismo, il cantare procura a chi lo fa’ vero e proprio piacere fisico e spesso anche effetti psichici positivi; vediamo quali sono. Il piacere deriva da una respirazione fluida e modulata a dovere; ciò di solito non accade alle prime prove di una canzone o altro in coro, quando cioè si debbono fare diverse interruzioni per ripetere, correggere, modificare ritoccare per creare sintonia e armonia o per conquistare un po’ di agio nel cantare. Il piacere deriva anche dalle belle parole cantate, molto spesso si tratta di componimenti di vero pregio, altre di poetico insegnamento alla vita ed alle buone maniere che verranno sviluppate e apprese da chi canta e da chi òde. Altre volte sono parole e frasi di sostegno a persone in momenti particolari, altre ancora sono di incitamento a atti e prestazioni, altre volte ancora si tratta di canto di qualità personali (per canto qui intendo amplificazione e narrazione). Belle parole che accompagneranno il cantore nelle sue giornate, pertanto se opportunamente selezionate, le canzoni, possono anche produrre vero e proprio sostegno psico-emotivo. Il piacere può scaturire dalla bella compagnia, o dall’armonia che suscita ciò che si sente. Altre volte il piacere può venire intuito dietro a ciò che si ascolta, un concerto di voci e di persone. Un sentimento di piacere può venir suscitato anche dall’ordine che emerge nel coro medesimo, da come le voci più o meno armonicamente si allineano da sole e -come per magia- creano un effetto stupefacente, la loro musica. Il piacere emerge anche dalla sensazione molto forte di evoluzione personale e di sviluppo che il corista/cantore può percepire applicandosi nel canto. Impegnandosi nella ricerca di produrre toni alti o toni bassi, sfumature della voce, vibrazioni dentro di sé in alto in basso nel suo corpo, modulazioni particolari della sua voce che riuscirà -piano piano- a produrre e ad ascoltare, e anche a riconoscere sempre meglio. Ecco allora emergere un altro piacere ancora, quello della coerenza tra il dire e il fare (ciò che dico cerco di produrlo e piano piano arrivo a farlo), tra il poter fare e l’essere (riesco a portare una mia immagine di me nel gruppo e questa rispecchia esattamente me come sono in fondo in fondo, mi esprimo per questo e vengo accolto per questo) e, tra l’essere e il pensar di poter divenire (io sono riuscito a fare questo e ora posso provare a fare un altro passo avanti nel mio esprimermi nel mio espormi). A questo punto si potrà fare un’altra scoperta sorprendente, e cioè il fatto che in quello spazio acustico, emerge una grande capacità di accoglienza, in quello spazio acustico c’è spesso spazio e posto proprio per tutti! Tutto ciò non è poi così diffuso e condiviso, e pertanto lo sottolineo, non è esperienza frequente che le persone facciano qualcosa in gruppo, lo facciano in armonia e con un esito finale di benessere e gradimento tale a quello che si può ottenere dal partecipare ad un gruppo corale. È facile invece trovare gruppi che funzionano con numerosi conflitti al loro interno, conflitti non risolti che lacerano (e consumano inutilmente energie e risorse) e che nessuno sembra avere motivo o desiderio di risolvere. Questo stile porta ad un orientamento al minor risultato invece che un
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orientamento al maggior risultato possibile in termini di prestazione e di ambiente di vita creato. L’atteggiamento è simile a quello della politica –ambito da cui probabilmente arriva- e suona un po’ così: “è meglio costruire qualcosa di tutto nuovo piuttosto che fare manutenzione e cercare di aggiustare il già esistente”. È l’abitudine alla delega “presa e portata acriticamente anche nei contesti più limitati, intimi e personali”, è l’abitudine all’evitamento del prendersi le proprie responsabilità che in questi contesti diventa invece una responsabilità personale. È l’abitudine a non fare tutto ciò che è possibile per migliorare sé stessi e gli altri intorno a sé. Stiamo parlando del vuoto culturale della società occidentale contemporanea, un vuoto di valori, un vuoto di conoscenza delle potenzialità umane, un vuoto di umanità, di un umanità che stenta a manifestarsi e che quando si manifesta spesso viene pesantemente lacerata dai maldestri che usano forti sistemi per ottenere grandi e generali risultati più nell’area dei macrosistemi e del potere che nell’area della soggettività, con un dispendio enorme di risorse che l’intera comunità pagherà negli anni seguenti. Oggi sempre più si vive nel presente -il che sarebbe sano se non fosse che- ci si limita a consumare l'"oggi" senza assimilare, senza espandere la propria esperienza senza rispettare l’altro e senza pensare che si può anche crescere. Se si imposta e prepara il domani che verrà e che ha i semi nell’oggi, si può stare nell’oggi e preparare il domani con più calma e maggiore attenzione a evitare di calpestare ciò che servirà proprio domani e stà costruendosi da sè. Ma questi sono discorsi che si addicono ai piccoli gruppi al “micro”, e non si addicono ai “macrosistemi” e a chi si occupa delle popolazioni con obiettivi spesso ben diversi dal migliorare il livello di salute, equilibrio e di vita dei singoli. Spero che il lettore riesca ad intendere la differenza. Per tornare al canto, esso non è solo un sano esercizio fisico, sebbene non si debba sottovalutare questo aspetto. La musica è il metodo educativo per eccellenza, poiché insegna il ritmo! E la vita non è altro che ritmo. Apprendere la musica è meglio che imparare a leggere per un individuo, leggere è fondamentale invece per vivere nelle società cosiddette “avanzate” (lo sono le società occidentali che hanno informazioni in sovrabbondanza, al punto che –in queste- bisognerebbe imparare a selezionare le informazioni o a difendersi quando sono troppe. In tali casi infatti si ha solo rumore e cioè assenza di comprensibilità). Legate al ritmo ed al canto ci sono le grandi imprese, si pensi ai plotoni in guerriglia, ai canoisti o equipaggio delle navi da pesca, a certi lottatori, al tifo che incita e sostiene ecc. (2) Il canto è un'eccellente tecnica "spontanea" di autoterapia e permette di conoscere meglio noi stessi, in quanto i problemi che abbiamo con la nostra voce riflettono spesso dei conflitti psicologici. Così una voce bianca può essere indice di stanchezza; un eloquio lento e privo di modulazione armonica può tradire la depressione; una voce rauca esprime un'eccessiva tensione nervosa; mentre brusche variazioni nei toni bassi e acuti possono manifestare difficoltà di identità sessuale. Lungi dall'essere soltanto un mezzo per conoscere se stessi, il canto contribuisce anche a migliorare il nostro equilibrio generale, a ritrovare il giusto tono e a procedere verso la pienezza psicologica. Il dottor Marc Muret scrive nel suo libro sul valore terapeutico delle manifestazioni artistiche: "II canto permette di rafforzare l'io, portando il paziente a aumentare il volume sonoro delle sue espressioni verbali. È anche un modo di prendere possesso dello spazio (sonoro) che lo circonda, di riprendere il suo posto. Il canto ... permette di raggiungere un benessere fisico che procede di pari passo con una disinibizione dell'espressione di sé. È un euforizzante naturale". Per coloro che sono convinti di "non avere voce" o di essere "stonati", ci sono varie tecniche di rieducazione vocale, che si possono imparare seguendo appositi corsi e lezioni (con maestri di canto, o di coro, ginnastica fonetica, biovoce, ecc.) . L'efficacia auto-terapeutica del canto deriva in buona parte dal fatto che ci permette di far vibrare il nostro interno, in quanto il nostro corpo si trasforma in strumento, e in base a come noi lo gestiamo possiamo produrre automaticamente benessere o malessere. A cura di dr. Luca Vivaldi
- Psicologo ad indirizzo clinico e di comunità – Mental Coach – Formatore
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Abilitato all’esercizio della professione di Psicologo Iscritto all’Ordine degli Psicologi di Trento con il n° 281/99 Registro italiano Professionisti di Coaching n 352/05
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Marie-Luise Aucher, anziana cantante che pratica la psicofonia da trent'anni, spiega: "L'intero corpo è uno strumento che vibra. Ogni nota della voce umana, emessa o ricevuta, risuona in un punto particolare, che si stende, dal più basso all'acuto, dalla pianta dei piedi fino alla cima della testa. Questi sono gli stessi punti usati per l'agopuntura". Cantare è anche un modo per memorizzare le cose, una tecnica di memorizzazione è appunto quella di trasformare in canto e quindi in melodia qualcosa che sarebbe solo informazione (una frase, un significato, un nome, la nuova collocazione di un oggetto, un numero di telefono ecc). Vi è mai capitato di alzarvi al mattino ascoltando una canzone e di trovarvi poi a canticchiarla per tutto il giorno? Ciò accade perchè è più facile memorizzare qualcosa di musicale che qualcosa di grammaticale, ed è ancora più facile farlo al mattino quando è la prima informazione con cui ci confrontiamo. Un informazione in musica ha facile accesso alla mente inconscia, alla parte emotiva della nostra mente, mentre il secondo è una tecnologia è un artificio umano, è razionale e confluisce nella parte cosciente della mente, all’emisfero sinistro: il risultato è che le possibilità di memorizzazione sono molto più potenti nel primo caso. A questo punto credo vi sorgerà un dubbio: Canta che ti passa è veramente ciò che di meglio ci si può augurare? Oppure si addice di più: canta e sorprenditi delle tue potenzialità che hai e ancora non usi. Bibliografia consultata (1) Dizionario etimologico Devoto Oli 2003 (2) Georg Groddeck 1976 La natura guarisce il medico cura. La scoperta della psicosomatica Celuc libri L’articolo è collegato alle seguenti aree del sito del proponente: Consulenze a gruppi corali Rilassamento Personal life Coaching 15 Gennaio 2008 Luca dr. Vivaldi
Psicologo ad indirizzo clinico e di comunità - Mental Coach Professionale - Formatore Master Pratictional in Programmazione Neuro Linguistica - Educazione sessuale - Training Autogeno Abilitato all’esercizio della professione di Psicologo Iscritto all’Ordine degli Psicologi di Trento con il n° 281/99 Registro italiano Professionisti di Coaching n 352/05 Via Castel Penede, 1 38060- NAGO (TN) riceve a Nago (TN) e Trento cell. +39 (0) 335 83 16 374 mail: luca.vivaldi@alice.it sito web: http://artiemestieri.tn.it/Members/lucav
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