Lei è nervoso si calmi
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LEI E’ NERVOSO … LEI NERVOSO SI SI CALMI!
dr. Luca Vivaldi Psicologo
Vi è mai capitato di sentire dire a qualcuno le seguenti frasi? Lei è nervoso, si calmi! Oppure Devi calmarti … se non vuoi finire male! Oppure calmati e concentrati e riprendi il lavoro/lo studio/a fare. Capita di sentire questa frase nei posti più disparati: nelle case, negli uffici, nei negozi, a scuola, in strada, in ospedale, fermi davanti ad un controllo delle forze dell’ordine, in anticipo su una gara ecc. A volte sentiamo queste “frasi-invito” proprio in situazioni in cui si chiede cura. Altre volte accade davanti a situazioni impegnative e sollecitanti, altre di fronte a situazioni traumatiche; i soccorritori per esempio, devono saper riconoscere subito il soggetto agitato, se sanno gestirlo, possono continuare a soccorrere, altrimenti perderanno molto del loro tempo con lui invece che dedicarlo al traumatizzato, lo stesso accade nelle altre situazioni, chi è nervoso chiede … pretende attenzione anche se in realtà è una richiesta di aiuto. La calma è la virtù dei forti dice il noto proverbio, e molti hanno fatto tesoro di questa conoscenza che usano nei momenti opportuni “sfoggiando la loro saggezza”; molti di meno sono quelli che riescono a tradurre la saggezza del proverbio in comportamento e ancora meno sono quelli che l’hanno trasformata in elemento di valore. Oltre a ciò non è ben chiaro a cosa serva la calma, questa che spesso è battezzata virtù, ma che virtù non lo è, se la maggior parte degli interlocutori che possiamo incontrare, desidera, richiede e pretende dinamismo, velocità, azione e impone di evitare di pensare! L’opposto della calma è la fretta, l’azione senza spazio alcuno per il pensiero e la riflessione: questi sono -per definizione- i precursori dell’azione, ciò accade perché … semplicemente … preparano l’azione! Sinonimo di calma non è l’ozio, che in un altro proverbio si dice essere il padrone di tutti i vizi: l’ozio è stato tanto svalutato nella cultura capitalistica perchè si opponeva alla frenesia del produrre e consumare e del consumare per produrre. Nella cultura capitalistica non contava molto se si trattava di un consumo privo di gioia e gratificazione, era scontato il fatto che doveva essere un “divertimento” costretto nei ritmi obbligati della produzione (1), spesso sottesa dall’inquietudine che accompagna sia l’attivismo che l’iper-attivismo. Significato di calma è imperturbabilità connaturata all’individuo o -in altri casiautoimposta … la calma del controllo dei propri nervi … la calma di chi per autorevolezza o sicurezza nelle proprie ragioni sa imporsi agli altri senza scalmanarsi … esortazione a non precipitare (2). E sul piano linguistico è vicino ai concetti di pazienza, costanza, fortezza, giustizia, temperanza, equilibrio ecc. Lei è nervoso dice il titolo, la presenza della parola nervoso evidenza la rilevanza del sistema nervoso nella situazione che attiva lo stato. Nella vita quotidiana la parola nervosismo ha un grosso ruolo e ancora di più ce l’ha nel linguaggio della cura. Tra medico e paziente spesso lo si usa, a volte lo si usa in modo improduttivo. Sentirsi dire “Lei non ha nulla, è solo nervoso” “sono fenomeni nervosi”, “si deve abituare ai dolori …
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dato che è nervosismo” genera nel paziente l’idea che il sintomo sia uno sbaglio; e perciò per alcuni è facile che equivalga a dire “è inutile, è insignificante”. Se il paziente comprende questo che ho appena citato, nella comunicazione medico paziente qualcosa non ha funzionato e la cura del disagio di cui quel paziente e portatore presto ne risentirà. Se il medico intendeva dire proprio quello che il paziente ha capito, ha sbagliato qualcosa! Perché il nervosismo è un indice di attività smodata di una parte del sistema uomo (o donna che sia): di una parte del sistema mente corpo. Quando “è nervosismo” viene usata come una giustificazione per quel paziente, essa lascerà ad intendere, “se lo deve tenere”, ciò accade perché a tale giustificazione non segue alcuna indicazione di cura concreta o percorribile. Per alcuni questo messaggio funziona! Ha infatti il compito (per effetto) di mettere sotto silenzio pazienti o sofferenze che, per la persona consultata, sono di difficile (o impossibile) gestione oppure richiedono strumenti (tempi conoscenze e tecniche) di cura che quel consulente non ha a disposizione. Ma le risorse necessarie, altrove esistono, anche se lì in quel rapporto e in quel contesto non esistono. Lo stesso accade negli altri contesti citati, all’esame, al via di una gara, in compagnia di una bella ragazza, o delle forze dell’ordine ecc. ecc. in tali casi qualcuno incita alla calma, a volte per prendere tempo altre per proseguire nell’atto in corso e lasciando che, l’altro, se vorrà, possa beneficiare della segnalazione sulla “sua tendenza all’ipereccitazione nervosa”, e dall’altra della sua evidente carenza nella capacità di auto-regolazione psichica. In ambito sanitario la risposta è nervosismo ha nei suoi effetti l’equivalenza con la frase “se l’è immaginato, è immaginazione” e procura alla persona che se lo sente dire un consistente calo nell’autostima. Ciò accade perché il medico a quell’individuo -per implicito- comunica anche di non potersi più fidare di sé e del suo sentire. Il medico utilizzando quelle parole in quel contesto gli ha detto anche che le sue sensazioni rispetto a se sono divenute inaffidabili. Se poi questo paziente è anche un po’ avanti con l’età lo sgambetto è consistente. Nel caso del paziente anziano allora la frase “se l’è immaginato, è immaginazione” funziona bene come invito alla dipendenza dal medico, ma badate bene che ad ogni piccolo segnale questa persona si recherà dal medico, questa persona porterà al medico ogni disagio. Oppure nel caso opposto (e a mio avviso peggiore) non porterà più nulla al medico, allora ad ogni sintomo si risponderà da sé; “è pura immaginazione non è nulla, non ho nulla. Il medico riuscirà e avrà tempo e conoscenze per gestire la dipendenza richiesta al suo cliente in modo da preservare le possibilità di sviluppo ed evoluzione del suo paziente? Riuscirà a risolvere la dipendenza restituendo autonomia e salute (o un rinnovato equilibrio) al suo paziente? Oppure inizierà a dargli una sostanza (il calmante, l’ansiolitico … l’antidolorifico, l’antidepressivo) con cui il paziente si deve consolare da se? In tal caso mantenendo e trasferendo la dipendenza in modo non evolutivo. Tanto per fare un parallelismo la risposta di cui sopra è simile a quella usata da alcuni adulti (genitori o nonni) quando vengono interrogati dai piccoli curiosi di sapere in merito a qualche fenomeno che accade: questi adulti rispondono con “Non devi porre domande del genere” oppure “non si addice ad un bravo bambino chiedere queste cose”, “è una cosa sgarbata far queste domande” (la cosa è ben peggiore se si usa le seguenti formule: “Non devi pensare domande del genere” e “non si addice ad un bravo bambino pensare queste cose …”). Cosa fa’ l’adulto con queste affermazioni? Immediatamente mette a tacere il bambino, in seguito è probabile che ciò lasci bloccato il bambino con una questione aperta dentro di
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sé; il bambino respinto dall’adulto va a reperire informazioni altrove (nella migliore delle prospettive), oppure ed è peggio, seppellisce dentro sé il problema nel suo intimo. E allora … affermare che il paziente è nervoso, non ha nulla oppure rispondergli … non è nulla non significa necessariamente che il paziente debba considerarsi sano. A volte significa semplicemente che quel medico non ha una cura per ciò che il paziente gli porta (a volte ciò accade perché ritiene che banalizzare sia già curativo per quel paziente), altre volte non ha una cura percorribile da proporgli. I pazienti bollati come nervosi diventano un supplizio per tutti coloro cui stanno vicino, perché tali pazienti ogni volta che gli capita si vendicheranno sul prossimo per ciò che “devono portarsi dentro senza motivo” mentre gli altri, i loro interlocutori –buon per loro- sono graziati. Se il paziente non si sente soddisfatto e quindi dispone in sé di ulteriori risorse, allora scrollerà le spalle e si recherà altrove a cercare una cura. Ma perché allora si tratta di una formula così in voga? All’inizio doveva contenere un messaggio dal senso elogiativo: la persona nervosa ha una sensibilità più raffinata dell’uomo comune. Sia nel caso in cui la formula viene adoperata nel senso di una sensibilità eccessiva, sia nel caso in cui la si usa come segno di qualcosa di patologico, bisogna ricordarsi che esiste un motivo per questa esagerata sensibilità, che non è il nervosismo e basta, ma vi è una causa al nervosismo, una causa che deve venire scoperta ed eliminata (o trasformata). Tale causa la si riesce sempre a trovare e spesso anche ad eliminare. Alcuni credono che la cura psichica, o un trattamento con la suggestione, siano adeguati solo nel caso della follia e nel caso delle persone cosiddette nervose. Questo è un grosso errore. Il trattamento psichico rappresenta l’inizio di ogni trattamento, lo sanno anche i medici (3). Essere forniti di tale talento è in fondo più importante che possedere ogni tipo di conoscenza e abilità. Bibliografia consultata (1) Salvatore Natoli, 1996 Dizionario dei vizi e delle virtù, Feltrinelli (2) Devoto Oli 2003 Dizionario Etimologico (3) G Groddeck 1982 La natura guarisce il medico cura Celuc
31 agosto 2007 Luca dr. Vivaldi
Psicologo ad indirizzo clinico e di comunità - Mental Coach - Formatore Master Pratictional in Programmazione Neuro Linguistica - Ipnosi clinica - Educazione sessuale - Training Autogeno Abilitazioni: Albo degli Psicologi di Trento 281/99 Registro italiano Professionisti di Coaching 352/05 Via Castel Penede, 5 NAGO 38069- NAGO – TORBOLE (TN) riceve a Trento Verona Brescia cell. +39 (0) 335 83 16 374 mail: luca.vivaldi@gmail.com sito web: http://artiemestieri.tn.it/Members/lucav
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