Relazioni, coppia, famiglia e il senso dell'esistenza
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RELAZIONI, COPPIA, FAMIGLIA E IL SENSO DELL’ESISTENZA
dr. Luca Vivaldi Psicologo
L’articolo contiene i seguenti paragrafi: 1. Famiglia e individuo 2. La ricerca di un senso 3. La capacità di autodistanziamento 4. Il rapporto nella coppia genitoriale 5. Significatività di funzioni e di ruoli nella famiglia 6. Significati interni ed esterni alla famiglia 1. Famiglia e individuo Essere parte di una famiglia significa anche partecipare a molti degli scopi del gruppo famigliare, dei pensieri dei famigliari, delle inclinazioni, scelte e alle priorità della famiglia. Come si concilia questa tendenza a partecipare ad un gruppo molto importante –al punto che ne va’ della stessa sopravvivenza dell’individuo- e la tendenza di ogni essere umano a ricercare un senso per la propria esistenza? Dalla natura di tale rapporto sembrano dipendere la funzionalità del sistema familiare e il benessere psicologico di ciascuno dei membri.
2. La ricerca di un senso La ricerca di un senso per l'esistenza, a livello motivazionale, è radicata nella cosiddetta "volontà di senso", un principio centralità e dinamico della personalità. Masslow nella sua teoria gerarchica dei bisogni, parte dal presupposto che la percezione di un bisogno ci spinge ad agire per soddisfarlo e innesca un processo di motivazione che si tradurrà in “voglia di fare” (A. Maslow 1954). Maslow parte dalla premessa che la motivazione di un comportamento nasce dalla universale tendenza a soddisfare determinati ordini di bisogni. Il bisogno di livello più basso determina la motivazione, non appena tale bisogno è soddisfatto, verrà sostituito da un bisogno di ordine superiore, quindi il bisogno soddisfatto non genera più motivazione ma rimane potenzialmente attivo e può riemergere appena si allenta la sua gratificazione. In altre parole la motivazione di un bisogno soddisfatto non si presenta per quel bisogno ma si “sposta” a un bisogno di livello superiore. Vediamo la classificazione di motivazioni o di una gerarchia di bisogni proposta da Maslow.
Bisogni fisiologici: 1° Gradino esigenza di cibo, riparo, cure malattie, desiderio sessuale (autoconservazione). La soddisfazione di questi bisogni, premessa necessaria all’insorgenza di altri bisogni, garantisce sopravvivenza e conservazione della specie; Bisogni di sicurezza: 2° Gradino protezione, appartenenza, dipendenza, stabilità. I bisogni di ordine psicologico fanno riferimento all’assicurarsi dal punto di vista personale e professionale una dimensione sociale stabile e sicura. Bisogni di affetto: 3° Gradino amore, approvazione, appartenenza, amicizia, riconoscimento, scambio. Sono bisogni riferiti al desiderio di stringere relazioni, di accettazione da parte degli altri e di scambio con essi. Non si esauriscono alla stretta gerarchia di relazioni interpersonali ma danno origine ad una più ampia richiesta di realizzazioni nel contesto sociale. Bisogni di stima: 4° Gradino successo, adeguatezza, padronanza, competenza, (riferiti all’autostima), rispetto, posizione sociale, dominio, importanza,
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dignità apprezzamento (riferiti alla stima altrui). La loro soddisfazione alimenta sentimenti di fiducia e valorizzazione. Bisogni di autorealizzazione: 5° Gradino divenire ciò che si è/ vuole essere cioè: Poter essere ciò che si può essere; Poter diventare ciò che si vuole diventare.
I primi tre gradini sono considerati da Maslow bisogni di base e sono legati a mancanze, gli altri due sono metabisogni e sono bisogni di crescita. I primi dominano sui secondi e sono ordinati secondo una gerarchia. I metabisogni non hanno gerarchie, sono tutti ugualmente potenti e sono agevolemente intercambiabili. Le persone che soddisfano i metabisogni sono, secondo Maslow, le persone che si autorealizzano. Queste persone presentano le seguenti caratteristiche: Sono orientati molto realisticamente; Accettano se stessi, le altre persone e il mondo per ciò che sono; Sono molto spontanei; Si concentrano più su un problema che su se stessi; Hanno bisogni di intimità; Sono autonomi In realtà la scala o piramide dei bisogni andrebbe raffigurata con il primo gradino in basso, e il 5° in alto, come segue
La ‘piramide dei bisogni’ ha 50 anni, e… li dimostra, oggi infatti è più difficile distinguere chiaramente tra bisogni primari e secondari. Nella nostra attuale società, di fatto, è molto più frequente essere concentrati sui bisogni secondari – dare senso e valore al proprio lavoro ed alla propria autorealizzazione – pur dovendo accettare un senso di precarietà rispetto ai propri bisogni di sicurezza ( per esempio è oramai scomparso nel mondo del lavoro il cosiddetto ‘posto fisso’).
Ci sono altre teorie motivazionai che non approfondirò perché non di interesse, in questa sede riporto invece alcune leggi motivazionali che sembrano contribuire ad una migliore comprensione delle variabili che entrano in gioco in un processo di cambiamento sia individuale che gruppale […organizzativo] (A. Zanardi, 2000): • Per motivare bisogna essere motivati (automotivazione) • Ogni motivazione richiede un obiettivo • La motivazione, una volta generata, non ha mai termine • Ogni motivazione deve essere accompagnata da un apprezzamento (gratificazioni) • La partecipazione è motivante • I progressi servono a motivare
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• La competitività serve da motivazione solo quando si può vincere (altrimenti deprime) • Ognuno possiede un input automotivazionale • L'appartenenza ad un gruppo serve a motivare e il gruppo non è sempre -e per forza- motivante. È interessante notare che Abraham Maslow, riferendosi specificamente agli studi sulla ricerca di senso, ebbe a riconoscere che la stessa auto-realizzazione è subordinata alla scoperta e alla attuazione di compiti che facciano percepire alla persona il valore della propria esistenza (cfr. Maslow, 1965, p. 136). La presenza della volontà di senso è particolarmente evidente nel fenomeno, successivo alla sua frustrazione, o in altri termini alle situazioni di "vuoto esistenziale". Con questo termine si intende quel sentimento di assoluta mancanza di senso che, in un crescendo di gravita, accompagna manifestazioni quali le crisi adolescenziali, la crisi del post pensionamento, gli stati depressivi, le condotte suicidarie. L'adolescente in crisi, il neo-pensionato, la persona depressa e chi ha deciso di uccidersi, nella maggior parte dei casi esprimono la propria sofferenza per una vita che ai loro occhi appare priva di senso. Da un punto di vista antropologico, la volontà di senso trova il suo fondamento nella capacità tipicamente umana dell’autotrascendenza, la capacità di andare oltre sé stessi, ma anche la capacità di accettare quello che accade in virtù del fatto che si vuole qualcosa d’altro e ci si impegna per questo qualcosa d’altro. Per Frankl l’autotrascendenza è una qualità essenziale dell'essere-uomo, può essere definita come la caratteristica per la quale «l'esistenza umana è orientata sempre verso qualcosa o qualcuno che sta al di fuori di se stesso: un senso da realizzare o un'altra esistenza umana da incontrare» (Frankl. 1978, p. 16). Può quindi essere identificata come l'aspirazione primaria dell'uomo ad individuare e ad attualizzare quelle esperienze di apertura all'altro da sé (l'impegno per una causa o l'accettazione incondizionata di un'altra persona) che consentono di percepire il senso della propria vita.
3. La capacità di autodistanziamento L'autodistanziamento consiste nel porre una distanza psicologica tra sé e i condizionamenti biologici e intrapsichici, che altrimenti avvilupperebbero l'uomo -così come capita in alcune malattie mentali, dove in un'esistenza autocentrata nella quale la persona, continuamente confrontata con i propri limiti, si troverebbe impegnata in una sterile lotta contro se stessa, contro le proprie paure, contro la “propria onnipotenza” difettosa. La capacità di autodistanziamento è correlata alla capacità di autotrascendenza. Autodistanziarsi significa, allora, prendere le distanze da sé e dai condizionamenti che agiscono sulla propria persona, significa "guardarsi allo specchio" e riconoscere i propri limiti di natura organica e pulsionale; e significa anche, «scherzare con se stessi, ridicolizzare le proprie paure» (Fizzotti, 1998). L'autodistanziamento si manifesta spesso sotto forma di senso dell’umorismo. E non a caso gli esponenti della scuola di Palo Alto hanno indicato nell'umorismo uno dei metodi più efficaci per spezzare un doppio legame patogeno (cfr. Weakland, 1979, p. 46). [esempi di doppio legame
patogeno sono questi: (una ragazza chiede ripetutamente al proprio amato Mi vuoi bene? Mi vuoi bene? Mi vuoi bene? Si! Risponde il ragazzo. Solo si sai dire? Non sai dire altro? Nessun’altra parola? E le cose continuano all’infinito senza riuscire mai a dare una risposta soddisfacente all’interlocutore. Ma non è solo il rispondente a sbagliare. Di fatto chi fa la domanda non permette e non riconosce risposte corrette. Vuole solo incontrare il fallimento dell’interlocutore.) (Un ragazzo regala due reggiseno alla stessa persona: uno rosso ed uno nero, chi li riceve viene invitato a indossarne un e il ragazzo gli dice ma perché non indossi l’altro che a me piace di più … non mi fai mai contento) (Una nonna regala un telefonino alla nipote senza che ciò sia stato accettato dai genitori, la nonna produce il medesimo scompiglio dei precedenti, provate a pensare cosa potrà fare la nipote: … sbaglierà comunque, farà male a qualcuno dei suoi cari oltre a sé stessa)].
L'umorismo e più in generale la capacità di autodistanziamento consentono di prendere le distanze da un evento condizionante, interno o esterno e di neutralizzarne gli effetti sul piano psicologico. Grazie all’autodistanziamento l'uomo è in grado di prendere posizione nei confronti della propria effettualità psicofisica e di scorgere, proprio perché non è più ripiegato su se stesso, la possibilità di realizzarsi orientandosi, secondo la sua naturale autotrascendenza, verso l'altro-da-sé, verso la realizzazione di un senso. Due, in particolare,sono gli aspetti da sottolineare: il rapporto nella coppia genitoriale e la significatività delle funzioni e dei ruoli all'interno della famiglia.
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4. Il rapporto nella coppia genitoriale II nucleo del sistema familiare è rappresentato dalla coppia genitoriale. Quando la famiglia è senza figli, tale nucleo "è" la famiglia. In un modo o nell'altro, però, in entrambi i casi una crisi della coppia mette in crisi l'intero sistema.. La famiglia, d'altro canto, ha maggiori possibilità di essere coesa e funzionale se il rapporto tra moglie e marito è solido e reciprocamente soddisfacente. È opinione comune che le qualità del rapporto di coppia si costruiscano soprattutto "sotto le lenzuola". In altre parole, una buona intesa sessuale consentirebbe ai coniugi di "chiudere un occhio" su difficoltà relazionali di altra natura e di preservare così la loro unione. In realtà, senza negare il ruolo giocato dai rapporti sessuali ai fini dell'unità e della soddisfazione di coppia, è proprio l'importanza eccessiva data all'aspetto sessuale, a pregiudicare la stabilità e l'armonia dei rapporti coniugali e interpersonali. Premessa fondamentale per un matrimonio riuscito è invece, il tipo di atteggiamento assunto reciprocamente dai "partner". Tre, sostanzialmente, sono gli atteggiamenti che una persona può assumere di fronte al/alla "partner": quello sessuale, quello erotico e quello autotrascendente. a Atteggiamento sessuale. L'atteggiamento-sessuale è caratterizzato dall'attrazione provata dalla persona per le caratteristiche fisiche del "partner". L'apparenza fisica del/della "partner" determina un eccitamento sessuale e questo a sua volta mette in moto una spinta sessuale: che tocca l'altro dal punto di vista fisico. Un atteggiamento di questo genere è predominante nei primi periodi della vita di coppia dove è l'aspetto fisico a spingere i "partner" alla ricerca reciproca ed è la prospettiva di un appagamento sessuale a tenerli uniti. Non c'è dubbio che, fintantoché l'attrazione sessuale reciproca rimane elevata e rappresenta la ragione principale del rapporto, l'intesa tra moglie e marito può sembrare perfetta. I problemi sorgono, però, inevitabilmente allorquando, com’è naturale in un rapporto di coppia continuativo, l'attrazione sessuale decresce. In tale caso, se è solo un atteggiamento sessuale quello che i "partner" hanno costruito nei reciproci confronti, la relazione va necessariamente in crisi. b Atteggiamento erotico. L’atteggiamento erotico è caratterizzato da un "innamoramento" per le caratteristiche psicologiche del/la "partner". Quando la relazione è costruita su questo tipo di atteggiamento, prima ancora di essere "eccitati" dalle qualità fisiche del/la "partner', si è "innamorati" delle sue qualità psichiche. «L'innamorato/a non è quindi messo in movimento dal suo fisico, ma "toccato" nella sua emotività psichica da speciali caratteristiche del/la partner, tuttavia non ancora dalla singolarità di questo». Quando i membri di una coppia fondano il loro rapporto su un atteggiamento di questo genere, il loro legame ha maggiori probabilità di rimanere solido e soddisfacente nel tempo rispetto a un legame basato esclusivamente su un atteggiamento di tipo sessuale. Le caratteristiche psicologiche di una persona che sono "oggetto" di innamoramento tendono, infatti, a rimanere stabili per un periodo più lungo rispetto all'attrazione sessuale. Pertanto, in una relazione coniugale di tipo erotico, quand'anche l'interesse sessuale, condiviso inizialmente dai due partner, venga a decrescere in intensità, permangono le condizioni psicologiche fondamentali per un rapporto soddisfaciente. Tuttavia, così come l'iniziale spinta sessuale è destinata ad attenuarsi, così le caratteristiche psicologiche della persona sono soggette a mutare con il tempo. D'altro canto, in seguito ad eventi particolari (un licenziamento, la nascita di un figlio, una malattia, ecc.) possono passare in primo piano caratteristiche psicologiche del "partner", prima latenti, diverse da quelle che avevano favorito l'innamoramento. Quando ciò avviene, anche un legame costruito su atteggiamenti di tipo erotico può andare incontro al fallimento. Sia le relazioni di coppia di tipo sessuale che quelle di tipo erotico denunciano, dunque, una spiccata labilità. In entrambi questi casi, la ragione è che nonostante gli attori di tali relazioni possano parlare del loro sentimento reciproco come di "amore", in realtà ciò che condividono è un'accoglienza condizionata l'uno dell'altro.i due partner si "amano" a condizione che l'uno o l'altra siano molto eccitanti sessualmente oppure molto accattivanti
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psicologicamente come hanno segnalato all’inizio o in seguito. Quando tali condizioni vengono a cadere, il rapporto è minato nelle sue fondamenta. In definitiva, sia per ciò che riguarda l'atteggiamento sessuale che per quanto concerne l'atteggiamento erotico, «l'altro è considerato come un mezzo di cui appropriarsi per la propria personale autorealizzazione, stampella alla propria identità, maschera della propria immagine carente. E in quanto tale, per poter essere scelto, deve possedere alcune caratteristiche, qualità o doti che lo rendano attraente, desiderabile, appetibile e permettano lo scambio proficuo [...]! Se manca di queste qualità [o se successivamente viene a mancare di queste qualità], l'altro non viene neppure preso in considerazione [oppure cessa di essere preso in considerazione] come possibile partner» (Carelli, 1990, p. 102). D'altra parte, anche perdurando ^condizioni sessuali o psicologiche che hanno dato vita alla relazione, i legami di tipo sessuale o di tipo erotico possono ugualmente entrare in crisi. Ciò capita perché in essi, più o meno consapevolmente, viene frustrata la naturale autotrascendenza della persona. Infatti, «l'atteggiamento puramente sessuale ha come scopo il fisico del partner; e resta, per così dire, imprigionato in questo aspetto. L'atteggiamento erotico, quello dell'innamoramento, è viceversa diretto al lato psichico; ma anch'esso non permette di penetrare nel nucleo più intimo dell'altra persona». In altre parole, è assente quell'apertura incondizionata verso l'altro-da-sé che si esprime, sul piano motivazionale, nella volontà di senso. Il senso della vita di coppia sarebbe, infatti, ben poca cosa se risiedesse nella frequenza e nell'intensità degli orgasmi che essa può procurare o se … un po’ meglio , ma sempre limitato … risiedesse nella capacità che le qualità psichiche dei "partner" hanno di soddisfare i reciproci bisogni di sicurezza, di autostima o di appartenenza. (Fizzotti 1998 p.49) c Atteggiamento autotrascendente. L'atteggiamento autotrascendente nei rapporti di coppia è caratterizzato dal fatto che il "partner" è visto nella suà unicità, «quella unicità che rende la persona incomparabile. Solo ora entriamo nella sfera dell'amore, perché è amore solo ciò che ci fa cogliere l'unicità di un altro essere umano. E dal momento in cui la persona è capace di intendere colui che ama come incomparabile e irripetibile, l'amore è la garanzia suprema di una relazione monogamica che, a sua volta, è garanzia nel suo persistere nel tempo» (Fizzotti E. 1998). Una "scelta d'amore" è realmente tale «quando non è dettata dall’istinto: finché un modello inconscio, una "immagine" proveniente dall'impulsività, da ciò che ha carattere di Es, determina la mia scelta d'amore, non si tratta in alcun modo di amore. [...] Finché un Io viene "spinto" ad un Tu da un Es (da qualcosa di impersonale e di istintivo) non si potrà parlare di amore. Nell'amore l'Io non è spinto da un Es. Nell'amore un Io si decide per un Tu» (Frankl, 1990b, p. 42). Ciò non significa negare l'importanza dell'attrazione sessuale e/o psicologica nel rapporto di coppia. Piuttosto, si intende evidenziare che tali fattori non sono di per sé sufficienti a garantire l'unità e la stabilità della relazione, è l'atteggiamento autotrascendente a permettere di assecondare la fondamentale volontà di senso della persona e, avendo come (disponibile) premessa la capacità di autodistanziamento, a consentire di superare le difficoltà legate agli inevitabili cambiamenti delle “condizioni psicologice fisiche e sociali” iniziali del rapporto. Assumendo entrambi un atteggiamento autotrascendente, i due partner possono sperare di costruire un rapporto d'amore duraturo e significativo.. Caratteristiche di tale rapporto: sono [a] la libertà della persona umana, che è condizionata, ma non determinata, e capace di decidere di aprirsi a un Tu; [b] il rispetto per la persona, il riconoscimento dell'altro come soggetto e non come mezzo per l'autorealizzazione o come oggetto di investimento libidico o come completamento a ciò che manca in se stessi; [c] la modalità di rapporto tra i due [che] è quella dell'incontro, del dialogo, dell'intersoggettività fra due persone (non fra due tipi); [d] sincerità, autenticità attenzione all'altro (Carelli, 1990, pp. 106-107). Tuttavia, anche se la relazione di coppia si esprime in termini di dialogo Io-Tu, bisogna riconoscere che «questo dialogo è destinato ad un insuccesso se l'Io e il Tu non trascendono se stessi, per attingere un senso che è oltre se stessi» (Frankl, 1998b, p. 24). Nel caso della coppia genitoriale tale senso è rappresentato dalla famiglia.
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Ed è quest'ultima osservazione che consente di passare a trattare del modo in cui, attraverso lo svolgimento di funzioni significative, il padre, la madre e gli altri membri della famiglia possono contribuire all'unità del sistema e soddisfare, come effetto dell'adempimento di questo compito, la fondamentale aspirazione personale a trovare, attimo dopo attimo, il senso della propria vita (Fizzotti 1998 p.51).
5. Significatività di funzioni e di ruoli nella famiglia L'analisi logoterapeutica del sistema familiare consente di evidenziare che «la famiglia è tanto più sana e stabile quanto più i singoli familiari sono in grado di accordare le funzioni che adempiono in seno alla famiglia alle condizioni degli altri membri» (Lukas, 1987, p. 220). A questo scopo, sono necessarie nella famiglia modalità comunicative e organizzative efficaci, che consentano una negoziazione non conflittuale dei ruoli che ciascuno dei suoi membri è chiamato a svolgere. Ma, soprattutto, è indispensabile che ciascun famigliare sia disponibile e attento alle esigenze di ciascun altro, membro della famiglia e di quest'ultima nel suo insieme. Ciò non significa che ogni membro della famiglia debba definitivamente accantonare la personale autorealizzazione a favore degli altri familiari. Infatti, lo stesso Maslow, che tanto si è impegnato nel sottolineare l'importanza per l'uomo dell'autorealizzazione, ha riconosciuto come la sua soddisfazione sia un effetto proprio della dedizione altruistica ad un compito. Ciò si applica in modo particolare alla famiglia. Chi è parte di un sistema familiare deve infatti esimersi dal pensare esclusivamente ai propri interessi, se vuole evitare che all'interno della famiglia vengano a crearsi "vuoti di funzione" e/o "collisioni" che ne minaccerebbero seriamente la stabilità (Lukas, 1987). a Vuoti di funzione Per "vuoto di funzione" si intende il mancato o l’insufficiente adempimento di un compito all'interno del sistema familiare. Ciò si verifica quando, ad esempio, se c'è un bambino molto piccolo, nessun familiare gli presta cure tanto intense quantoegli avrebbe bisogno per un sano sviluppo. Il vuoto di funzione è colmato quando un familiare (in genere la madre) si assume il compito di svolgere una grande funzione, quella cioè di accudire il bambino, rinunciando del tutto o in parte a un personale interesse (lavoro, hobby, sport, ecc.), proprio a questo scopo. Per evitare la creazione di vuoti è necessario rimanere costantemente consapevoli della propria funzione significativa all'interno della famiglia. Ciò è possibile grazie alla capacità di autodistanziamentò che mette l'individuo in condizione di considerare la propria posizione e quella dei suoi familiari [...] con "obiettività" sufficiente a riconoscere se nella comunità familiare si apre un "vuoto" che deve essere colmato. Senza questo distacco sarebbe preso dai desideri per il proprio benessere e potrebbe capire soltanto ciò che serve a lui solo, ma non le esigenze degli alti. [...] Con la capacità di autodistanziamento, l'uomo è invece in grado di percepire se stesso e gli altri da uno stesso punto di vista distaccato e di scoprire e colmare consapevolmente e intenzionalmente i vuoti di funzione esistenti nella struttura di relazione percepita. A ciò si aggiunge la capacità di autotrascendenza che fa sì che l'uomo possa superare se stesso e le proprie carenze concentrandosi con tutte le forze su qualcosa al di fuori di se stesso. Questo "qualcosa al di fuori di se stessi" può ovviamente essere un altro gruppo di persone e soprattutto i familiari. b Collisioni Per "collisione" si intende, invece, la sovrapposizione, di funzioni all'interno della famiglia. Ciò può capitare quando, rifacendoci all'esempio precedente, il bambino è cresciuto e può a sua volta svolgere una funzione significativa, provvedendo in modo più autonomo alle proprie necessità, ma la madre non intende rinunciare alla grande funzione svolta in precedenza. Inevitabilmente, allora, la funzione della madre interferisce con quella del figlio (ad es., con un sorriso ella gli toglie di mano il cucchiaio con cui stava mangiando da solo e comincia ad imboccarlo, oppure è il caso di un padre immigrato di una famiglia di immigrati che impedisce al figlio adolescente convivente di integrare la famiglia nella comunità del paese in cui risiedono, fa’ ciò negando la possibilità che il figlio si esprima – in famiglia- in maniera diversa da quella consueta nella cultura di origine ora lontana) danneggiandone inconsapevolmente lo sviluppo nell'autonomia.
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Non esiste, dunque, una funzione significativa in assoluto, che sia cioè "buona per tutte le stagioni". Il tipo di funzione e l'intensità con cui questa viene svolta corrispondono, infatti, solo a determinati periodi e quindi mutano costantemente. Ciononostante, il raggio personale di funzione del singolo dovrebbe rimanere pressoché costante e adeguato alle proprie forze per tutta la vita, ciò che cambia è solo la parte messa di volta in volta a disposizione della famiglia. La madre che si impegna a fondo nella maternità potrà assumere meno altre funzioni (ad es. nella vita professionale o nell'autoformazione) che non la madre di figli adulti che può ormai comprendere nel proprio raggio di funzione un'attività extrafamiliare, degli hobby, dei viaggi ed altre occupazioni analoghe). È una vecchia ricetta logoterapeutica che ci possa essere solo un cambiamento nella realizzazione personale di un senso ma nessuna sostanziale perdita di senso nella vita del singolo
6. Significati interni ed esterni alla famiglia Ne deriva, a questo punto, la necessità di conciliare le funzioni significative svolte all'interno e all'esterno della famiglia. È bene sottolineare che la famiglia, non deve, rimanere l'unica fonte di senso per la persona. Diversamente, il suo valore rischierebbe di essere assolutizzato, con il pericolo conseguente di sprofondare nel vuoto esistenziale quando, per un motivo qualsiasi (ad es. la morte del coniuge o il matrimonio dei figli), si rimanesse senza famiglia. La logoterapia, a questo proposito, suggerisce alla persona, come principio di igiene mentale, di orientarsi verso la realizzazione di più compiti di pari valore, tenendo aperto il flusso della consapevolezza nei confronti del continuo succedersi di situazioni, interne ed esterne alla famiglia, che rivelano compiti da attuare e valori da realizzare. Ma come è da evitare l'assolutizzazione di un senso, così è necessario, per non cadere nell'"empasse", riuscire a discriminare tra i diversi compiti che contemporaneamente giungono alla consapevolezza. Ciò è possibile grazie all'assunzione di un criterio di priorità che, per chi ha deciso di far parte di un sistema familiare, va individuato nella funzione da svolgere all'interno della famiglia. «Nessun, adulto [infatti] - scrive Elisabeth Lukas - è costretto a vivere in un nucleo familiare. Se però lo fa deve introdurre le esigenze della famiglia nel suo orientamento di valori e in una posizione di priontà rispetto ai suoi interessi ed obiettivi personali nella vita, altrimenti prima o poi farà naufragio» (ibidem, pp. 227-228). La personale ricerca di un senso per l'esistenza interessa, quindi, direttamente anche le dinamiche della vita familiare. Essa, infatti, quando la persona, capace di autodistanziamento, assume una disposizione ad agire coerentemente con la propria naturale autotrascendenza, può davvero rappresentare una delle occasioni più importanti. Per soddisfare 1'aspirazione fondamentale a percepire il senso della propria esistenza. Quando invece, autodistanziamento e autotrascendenza non hanno avuto il giusto peso né al momento della formazione della coppia genitoriale né dopo la nascita dei figli, la convivenza all'interno della famiglia può ... divenire precaria ed essere fonte di malessere per ciascuno dei suoi membri. In questo caso, può divenire indispensabile, per la famiglia, per uno, o per più dei suoi membri, ricorrere all'aiuto di un consulente o terapeuta familiare, il quale sostanzialmente ha il compito, da una parte, di aiutare la famiglia, o parte di essa, a percepire il senso "storico" (cioè consapevole del succedersi dei momenti e delle situazioni) della responsabilità che deve regolare i rapporti familiari e, dall'altra, di facilitare l'assunzione di modalità comunicative e organizzative efficaci, che consentano -senza vuoti e collisioni- di accordare le funzioni significative all'interno del sistema familiare.
Bibliografia consultata Carelli, 1990 La coppia: crisi della relazione e disturbi della sessualità . un’analisi logoterapeutica, in Fizzotti E. R Carelli Logoterapia applicata. Da una vita senza senso a un senso nella vita, Brezzo di Bedero, Salcom Fizzotti E. Sulle tracce del senso 1998 LAS Roma Frankl 1977 Logoterapia e analisi esitenziale Frankl, 1978 La sofferenza di una vita senza senso Frankl, 1990b, Dio nell’inconscio . Psicoterapia e religione Morcelliana Brescia
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Frankl, 1998b, Senso e valori per l’esistenza. La risposta della logoterapia. Città Nuova Roma Lukas, 1987, Dare un senso alla famiglia. Logoterapia e pedagogia, Paoline Milano Maslow A.H. (1954) Motivation and personality, trad. it. (1973) Motivazione e personalità, Armando, Weakland, 1979, L’ipotesi del doppio legame sulla schizofrenia nell’interazione a tre, in C.E. Sluski- D.C. Ransom Il doppio legame . La genesi dell’approccio relazionale allo studio della famiglia. Astrolabio Roma Zanardi A (2000) Il coaching automotivazionale F. Angeli Virginia Satir (1964) Psicodinamica e psicoterapia del nucleo familiare Armando Editore Roma 10 giugno 2007
Luca dr. Vivaldi
Psicologo ad indirizzo clinico e di comunità - Mental Coach - Formatore Master Pratictional in Programmazione Neuro Linguistica - Ipnosi clinica - Educazione sessuale - Training Autogeno Abilitazioni: Albo degli Psicologi di Trento 281/99 Registro italiano Professionisti di Coaching 352/05 Via Castel Penede, 1 38060- NAGO (TN) riceve a Nago (TN) e Cognola di Trento-38050 cell. +39 (0) 335 83 16 374 mail: luca.vivaldi@alice.it sito web: http://artiemestieri.tn.it/Members/lucav
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