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Trainig Autogeno: Applicazioni


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IL TRAINING AUTOGENO (T.A.):
Applicazioni

Luca dr. Vivaldi Psicologo

L’aerticolo contiene i seguenti paragrafi: 1. IL TRAINIG AUTOGENO: APPLICAZIONI IN GENERALE
a. Distensione come riposo 2. LA CALMA E LO SMORZAMENTO DELLE RISONANZE AFFETTIVE 3. MIGLIORAMENTO DELLE PRESTAZIONI a. Migliorare le prestazioni nello sport b. Migliorare le prestazioni nel lavoro c. Miglioramento delle prestazioni artistiche

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1. IL TRAINIG AUTOGENO: APPLICAZIONI IN GENERALE
Secondo Schultz con il TA si può raggiungere tutto ciò che "può essere prodotto dalla distensione e dall’immersione". si tratta di: 1) riposo; 2) induzione di calma (smorzamento delle risonanze affettive); 3) autoregolazione delle funzioni corporee normalmente “involontarie” ; 4) miglioramento delle prestazioni; 5) eliminazione del dolore; 6) autodeterminazione; 7) autocritica e autocontrollo tramite l'introspezione. In questo articolo parlerò dei punti 1, 2 e 4, e mi occuperò soprattutto delle possibilità dell’applicazione del T.A..

a. Distensione come riposo
Già una o due settimane dopo l'inizio, molti partecipanti al corso di TA affermano di sentirsi freschi e riposati dopo l'esercizio. Le loro esperienze confermano costantemente il fatto che con un esercizio di TA è possibile superare un momento di stanchezza, per esempio a metà della giornata, oppure “sostituire” una o due ore di sonno (così come accade nell’ipnosi, è possibile e indubbio l'effetto riposante e ristorativo). Vi sono tuttavia alcune condizioni delle quali è necessario tenere conto: nei casi di superaffaticamento, per esempio in condizioni di prolungata perdita di sonno, è facile addormentarsi durante l'esercizio, oppure possono sorgere difficoltà di ripresa dopo l'esercizio, permanendo un opprimente senso di stanchezza. Gli effetti del TA sono" migliori quando si è ancora freschi e riposati, per cui è bene prevenire la stanchezza ed esercitarsi prima che sia eccessiva. L'esercizio preventivo denominato “pausa profilattica di riposo” il TA è molto adatto. Nelle attività che richiedono uno sforzo continuo si arriva spesso a un aumento costante di tensione, che oltre un certo limite è difficilmente controllabile: si dice allora di una persona che è su di giri, che è presa nel vortice. Alternando l'attività a pause di riposo è possibile mantenere il grado di tensione intorno a un valore medio. Lo stesso vale per le persone che soffrono di ipotensione (vagotonici), le quali, nei casi di sforzi continui, subiscono un ulteriore abbassamento di pressione, arrivando così a stati di stress. In esse la calma funge da pausa di ristoro e ottiene l'effetto di arrestare il calo di pressione. Le pause di riposo possono anche essere utilizzate quando vi sia costante sovraccarico di lavoro professionale con conseguente stress emotivo. Le cause scatenanti possono provenire dall'individuo stesso (orgoglio, sete di potere, lucro, il più delle volte come espressione di ansie supercompensate o di difesa dall'angoscia); ma possono anche essere dovute al tipo di lavoro, ai superiori o collaboratori con cui si ha a che fare; bisogna però dire che il più delle volte “è l'individuo stesso che si crea”, in un certo senso, queste “condizioni esterne” (attraverso la scelta della


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professione, nell'assunzione di un nuovo posto di lavoro, aderendo e co-costruendo un nuovo ruolo, ecc.). L'80% delle persone che occupano posizioni dirigenziali, che sono state da loro stessi ricercate attivamente o perlomeno accettate per forza di cose soffrono della cosiddetta “malattia dei dirigenti”. In maniera più o meno evidente i sintomi sono: stati d'ansia, insonnia, somatizzazioni dell'ansia (quali tachicardia, disturbi della respirazione, manifestazioni cutanee), controllando l'anamnesi si riscontra infarto nel 30% dei casi. In questi casi, comunque, le pause di riposo distensive da sole non sono sufficienti. Negli stress professionali, che sfruttano al massimo (e spesso esauriscono) le risorse individuali, tutto dipenderà dal fatto se l'individuo utilizzerà le pause di riposo solo per produrre di più, o se con il TA ed il supporto psicologico opportuno si renderà conto che esistono anche altri valori oltre al lavoro, al profitto, al prestigio sociale, ecc. Si sono verificati anche effetti positivi in studenti affetti da ansie da esame e che avevano difficoltà nello studio.

2. LA CALMA E LO SMORZAMENTO DELLE RISONANZE AFFETTIVE
L'accenno al problema degli stati d'ansia e della loro eliminazione ci riporta subito allo smorzamento delle risonanze affettive e all'autosedazione. A questo processo corrisponde una parte degli esercizi del Training. Nella psicoterapia esistono più vie, per dare la possibilità al paziente di gestire positivamente i sentimenti disturbanti: a. Si può ricercare (mediante un trattamento psicoanalitico) l'origine e la dinamica di questi sentimenti, che nella loro forma patologica molto spesso vengono rimossi nell'inconscio, riportarli a livello cosciente, chiarificarli e quindi iniziare a smussarli. b. Una seconda possibilità è data dalla psicocatarsi, provocare cioè coscientemente un'abreazione, di modo che l'effettività perda, almeno per un breve periodo, la sua carica di energia. c. Un'ulteriore possibilità ci è fornita dalla desensibilizzazione sistematica (Wolpe), che si è dimostrata particolarmente valida nella risoluzione delle ansie. Il paziente viene messo progressivamente a confronto con situazioni sempre più ansiogene, fino ad essere in grado di controllare anche le ansie maggiori. d. Infine le manifestazioni affettive-emotive possono essere sedate con il training autogeno. In questo contesto l'effetto del TA è basato sul fatto che l'emotività e certe funzioni organiche sono strettamente integrate: esse rappresentano la globalità psicofisica. Proprio come gli stati emotivi conducono a tensioni nella muscolatura scheletrica, viscerale e vascolare, così anche la distensione dei vari muscoli, collegata alla sedazione dell'attività cardiaca, della respirazione e dell'attività digestiva, provoca un'induzione di calma, cioè uno "smorzamento delle risonanze affettive". Nella distensione ottenuta con l'esercizio di TA gli stati emotivi sono meno intensi; le reazioni agli eventi esterni più tranquille; l'intelletto e la ragione non più sopraffatti da essi. Questa sedazione può arrivare al punto che l'individuo riesce a prendere posizione di fronte alla sua affettività e di conseguenza distaccarsene emotivamente. Altrettanto importante è la seconda alternativa, cioè l'inibizione preventiva (anticipatoria) delle reazioni emotive, la modificazione dei mo-delli comportamentali non desiderati mediante la rappresentazione anticipatoria e la formulazione di proponimenti che vadano a generare schemi diversi da quelli attualmente in uso e problematici. Per lo smorzamento di intense risonanze affettive, per il controllo di atteggiamenti impulsivi (situazioni di tentazione), per la cura di una tossicomania (fumo, alcool, farmaci) si attuano specifiche modifiche al Trainig, per renderlo più effucace. Non bisogna fraintendere lo smorzamento dell'affettività con l’appiattimento o con un impoverimento dei sentimenti e delle emozioni; al contrario esso serve solo ad eliminare o a calmare le manifestazioni troppo intense ed eccessive, le quali, "hanno il potere di sopraffare temporaneamente tutta la restante affettività" sotto forma di ondate. È necessario perciò sedare solo quelle oscillazioni affettive intense in grado di pregiudicare lo stato generale e la capacità d'azione dell'individuo. Una volta che questi disturbi sono stati eliminati, affiora un gran numero di sentimenti sottili e profondi, che prima erano stati travolti dal turbine degli affetti traboccanti. Questo è un altro paradosso del TA: le Sensazioni e le esperienze emotive dell'uomo vengono sollecitate impedendo il sopravvenire di emozioni troppo intense.

3. MIGLIORAMENTO DELLE PRESTAZIONI a. Migliorare le prestazioni nello sport
L'attività sportiva è la più adatta alla dimostrazione delle prestazioni fsiche: il piacere che ne deriva è di gran lunga maggiore di qualsiasi altra attività lavorativa; inoltre con essa è possibile dare libero sfogo alla propria personalità e alla gioia del movimento, e lo spirito di lotta (inclusa l’aggressività socialmente accettata) trovano la loro giusta espressione. Nello sport, come in nessun'altra attività, è possibile ottenere un grado massimo di miglioramento delle prestazioni con il T.A.. La maggior parte delle ricerche sulle prestazioni umane, cioè sulla capacità di adattamento a particolari sforzi fisici, è riferita all'attività sportiva. Ci riferiamo qui alle esperienze di H. Lindemann, che ha studiato medicina ed educazione fisica, ed è stato egli stesso un atleta di alto livello. Egli ha studiato anche gli effetti del T.A. sulle prestazioni sportive, i cui risultati, fino a pochi decenni fa, venivano attribuiti esclusivamente all'allenamento fisico. Vengono riportate qui di seguito alcune indicazioni tratte dal suo libro citato in bibliografia:
A cura di Luca dr. Vivaldi - Psicologo ad indirizzo clinico e di comunità - Mental Coach Professionale

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In un esperimento in cui il soggetto doveva contrarre al massimo il bicipite del braccio destro sono state verificate le seguenti possibilità di elevare le prestazioni, che dopo assunzione di alcol furono di 1,8 kg, dopo adrenalina di 2,3 kg, dopo un eccitante (amfetamina) di 4,7 kg, dopo l'ipnosi di 9,1 kg e dopo comandi postipnotici di 7,6 kg. La superiorità dei mezzi psichici rispetto a quelli farmacologici fu quindi evidente. Intere compagini sportive sono state ipnotizzate prima degli incontri e hanno riportato notevoli successi. A questo punto ci si chiede se il TA, come doping psichico naturale e consentito possa provocare miglioramenti nelle prestazioni. La risposta più netta e convincente ci è fornita dai risultati ottenuti da una squadra di sci9 che, avendo praticato il TA, vinse numerose medaglie d'oro, d'argento e di bronzo.
Da cosa dipendono tali successi? È stato dimostrato che il doping chimico non ottiene risultati migliori rispetto ai casi in cui l'atleta supera "la barriera psichica delle prestazioni tramite una reale e intensa motivazione". Secondo Lindemann il TA è più efficace per le sue numerosissime possibilità di aggancio. "Chi pratica la distensione autogena consuma meno energie e meno calorie rispetto a un individuo teso. La distensione profonda da’ un senso di benessere. Chi è in grado di distendersi nella maniera giusta, dimentica le proprie ansie e paure naturali. Diminuisce anche la necessità di dormire e l'irrequietezza legata a situazioni esterne o interne; si riesce infatti a stare nella posizione così tranquillamente che passa molto tempo prima che si avvertano disagi". Bisogna poi aggiungere: 1) la possibilità di “compensare notevoli riduzioni di sonno" con pause autogene di riposo (confermato anche da astronauti russi); 2) la capacità, ormai automatizzata, di svolgere il compito in alcuni casi anche nel sonno; 3) il superamento delle allucinazioni che compiono in seguito all'enorme deficit di sonno dovuto a richieste eccessive e stressors. Lindemann nota che l'allenamento fisico ha un ruolo secondario rispetto all'applicazione del TA. Ciò vale anche per il “miglioramento delle prestazioni sportive” nel quale si parla esclusivamente di fattori psicologici: acquisizione di 'maturità e sangue freddo', con i quali è possibile superare 'l'ansia della partenza', il 'panico del palcoscenico', la paura davanti all'imponenza dell'avversario, ecc. Riepilogando risulta che "il miglioramento delle prestazioni sportive .è uno dei principali campi d'applicazione del TA". Le indicazioni nel settore dello sport sono le seguenti: o contratture e agitazione alla partenza; o contratture dovute a complessi di inferiorità o ad atteggiamenti di aspettativa; o incapacità di sfruttare al massimo le proprie possibilità e o difficoltà a compiere i movimenti con scioltezza e leggerezza; o debolezza di concentrazione nel giudicare la situazione, per cui ci si lascia sfuggire anche una vittoria sicura; o nervosismo generalizzato, collegato con stati di insonnia prima della gara, e o cosiddetta “febbre da competizione”.

Analizzando le cause degli insuccessi di molti atleti di livello internazionale si è potuto constatare che "una delle ragioni principali è data da ipermotivazione" che provoca "uno stato ergotropico di tensione eccessiva". In luogo del doping rilassante (con psicofarmaci), che è vietato, si consiglia agli atleti emotivamente instabili l'applicazione del TA, praticato regolarmente e poi eseguito in forma abbreviata prima dell'inizio della competizione. "La straordinaria sicurezza nell'atteggiamento durante la gara" è attribuibile esclusivamente al TA, dato che nei casi in cui la calma viene mantenuta senza di esso "un tale atteggiamento si manifesta con un'intensità di gran lunga inferiore". Impressionanti sono i risultati ottenuti con gli esercizi anticipatori: un gruppo di studenti di educazione fisica si “allenò” per due settimane rappresentandosi mentalmente la corsa agli ostacoli dieci volte al giorno per dieci minuti ogni volta. Nei 110 metri ostacoli, si ebbe un tempo inferiore di 0,57 sec. Rispetto al gruppo di controllo il miglioramento della prestazione fu del 100%. Lindemann fa notare che si trattava solo di allenamento mentale senza immersione autogena; della combinazione di questi due fattori il processo non sarebbe stato òo stesso.

b. Migliorare le prestazioni nel lavoro
Nel lavoro la maggior parte dei disturbi avviene, come nello sport, nei casi di superlavoro professionale, e anche qui la causa non è tanto la prestazione stessa, quanto i fattori concomitanti cioè l'atteggiamento interiore nei confronti della prestazione o verso i collaboratori. La più conosciuta è la cosiddetta malattia del dirigente, definizione che sarebbe meglio sostituire con il termine ”sindrome del manager”. In senso lato si abbracciano con questo termine tutti i sintomi fisici e psichici che sorgono come conseguenza di rapporti interpersonali distu bati nel mondo del lavoro, quando questi siano determinati da una struttura caratteriale aggressiva o da un rapporto di competitivita con collaboratori. Su 3000 individui esaminati ambulatorialmente, sono stati scelti 31 soggetti affetti da tal genere di conflitti professionali: l'età media variava da 36 a 45 anni, tutti erano sposati e accusavano disturbi generici, prevalentemente psichici, quindi niente ulcere gastro-duodenali e niente cardiopatie.

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Tra i disturbi accusati erano: nevrosi cardiache (15 casi), depressioni (11 casi), cefalea da tensione (7), paure di morte imminente (2), ipertensione (2), gastriti (2). Il trattamento è stato effettuato con: farmaci (tranquillanti), distensione (training autogeno) e psicoterapia verbale per approfondire la problematica professionale. Il passaggio dai farmaci al TA fu spesso difficile, perché i pazienti si rilassavano con difficoltà; in parte si disperavano del fatto di non riuscire in un compito così facile. Altri invece, dopo essersi disabituati ai farmaci, permanevano con buoni risultati nel trattamento distensivo, cioè nel TA; fu quindi spesso impossibile creare in loro una motivazione verso un tipo di psicoterapia che avrebbe sollevato un carico di conflittualità. Solo una parte dei pazienti fu in grado di inserire le situazioni conflittuali nella propria personalità globale. Le ragioni di questa scarsa capacità di insight, nella sindrome del manager sono evidenti: 1. I sintomi fisici vengono accettati senza difficoltà, quando sorgono in conseguenza di una brillante carriera professionale; non vengono percepiti come sofferenza e quindi raramente costituiscono un motivo per una visita medica. Questa è la ragione dei frequenti casi di morte improvvisa (il più delle volte si tratta di infarti) che avvengono inaspettatamente nel bel mezzo di una carriera densa di successi. La capacità di insight, senza che vi sia alla base una pressione data dalla sofferenza è un eccezione; lo può confermare qualsiasi psicoterapeuta. 2. Richiedere a un individuo aggressivo, in grado di imporsi con tenacia ai suoi avversari, una motivazione per una psicoterapia centrata sui conflitti vuol spesso dire privarlo dei suoi strumenti per ottenere il successo. Per giunta, i conflitti che egli dovrebbe elaborare non gravano su di lui, ma si riversano più che altro sui suoi “collaboratori” o avversari. 3. Il rifiuto non riguarda il TA. Una volta che il manager ha compreso il valore del T.A. per il recupero di energie e per le possibilità di miglioramento delle sue prestazioni non potrà più farne a meno e lo utilizzerà 'con buoni risultati'; i sintomi fisici migliorano o scompaiono completamente, l'atteggiamento psichico di base permane. Questo tipo di individui sono tra i più aperti e fantasiosi ma, una volta concluse le sedute, si sottraggono a qualsiasi discorso impegnativo e spariscono dalla circolazione. Costoro utilizzano il TA per i propri vantaggi personali, “autogenamente”. Se nel manager le fonti più importanti di disturbo sono l'aggressività verso i collaboratori, il rapporto di competitivita (l'amico di oggi può essere il nemico di domani) e l'ambizione (letteralmente la “sete di stima”), nell'impiegato, che svolge un lavoro dipendente, la timidezza, l'insicurezza e la mancanza di autodeterminazione hanno un ruolo altrettanto importante. Se la sindrome del manager è caratterizzata dall'aggressività, nella sindrome del dipendente è sempre la paura ad essere determinante: paura di essere licenziato, di non essere considerato o di non venire stimato, paura del capo, del concorrente, paura delle scadenze. In questi casi è importante utilizzare, specifiche modifiche alla tecnica per favorire la distensione autogena e l’aumento della sicurezza di sé nonostante le pressioni esterne.

Una segretaria di 47 anni diceva: "Su una delle prime pagine delle mie caratteristiche personali c'è scritto: 'Capacità di resistenza praticamente illimitata'. Collego questa nota al fatto che il mio principale mi ha sempre sfruttata. Oltre al mio lavoro normale dovevo spesso svolgere dei compiti che nessun altro poteva o voleva fare; che per questo fossi costretta a fare dello straordinario, non lo preoccupava. Era poco rispettoso e usava spesso, soprattutto in presenza di estranei, termini un po' pesanti. Ero disperata, quando sentii parlare del training autogeno. Partecipai a un corso e imparai rapidamente gli esercizi. Utilizzai poi una formulazione specifica per dominare emotivamente se in relazione al principale rimanendo produttiva sul lavoro, vero centro del suo interesse. Facevo uso di questa formula più volte al giorno abbinandola con la distensione della spalla. Già dopo qualche settimana il principale divenne molto più cortese e prese l'abitudine di consultarmi prima di darmi del lavoro straordinario. Mi aumentò lo stipendio dicendomi: 'Ultimamente Lei ha fatto un notevole cambiamento in meglio', e io risposi con disinvoltura: “Ho l'impressione che questo valga anche per Lei".
In tale caso il TA fu sufficiente per raggiungere il fine desiderato, rendendo possibile interrompere un circolo vizioso che durava da anni e migliorò la situazione. Con il TA quindi la paziente aveva colto l'occasione per ristrutturare la propria vita lavorativa (e non solo quella). Questo capovolgimento della situazione fu reso possibile dalla riattivazione dell'iniziativa personale (attuata attraverso il TA), che con l'andar del tempo si era andata affievolendo, e grazie a una buona capacità di autocritica e a un sereno adattamento alla realtà, o più precisamente: esigendo il rispetto dei propri diritti in rapporto alla propria posizione. Mentre in rapporto ai manager il solo trattamento con il TA è spesso sufficiente o può venire abbinato a proposte di ascolto, sostegno al bisogno o accompagnamento a distanza, nel caso di problemi professionali dei 'dipendenti' si richiede spesso una psicoterapia: sui problemi e sui conflitti che sono alla base. Nelle forme più gravi di nevrosi da maladattamento, l'unica cosa da prendere in considerazione è la psicoterapia in senso stretto, p. e. la psicoanalisi di gruppo. È ovvio che così come abbiamo descritto i tipi caratteriali non esistono, cioè in una “forma così pura”. Anche il più grande manager non è mai completamente indipendente: c'è sempre un consiglio di amministrazione o un istituto bancario che controllano le sue azioni. D'altro canto anche nei
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“dipendenti” è possibile trovare qualità organizzative e imprenditoriali. In ambedue i tipi si tratterà quindi più che altro di una preponderanza di questa o quella struttura caratteriale.

c. Miglioramento delle prestazioni artistiche
Con il TA possono essere migliorate anche le prestazioni artistiche. Riporta le esperienze ipnotiche di uno psichiatra, medico presso il Teatro Reale di Stoccolma, con un gruppo di 30 artisti. Il gruppo era composto da sette attori (che recitavano versi), cinque cantanti, otto musicisti e dieci pittori. Queste persone furono ipnotizzate individualmente, ricevendo il comando di migliorare il loro rendimento. Continuarono a lavorare registrando su nastro o disegnando, i risultati furono valutati da altri artisti. Fu constatato un miglioramento in 22 casi su 30. Da questa esperienza possiamo trarre due conclusioni importanti: Data la somiglianzà effettiva tra comandi postipnotici e formulazioni autogene, possiamo affermare che complessivamente il TA può produrre gli stessi effetti dell'ipnosi. Tra le persone che avevano migliorato il proprio rendimento ve ne erano 14 che erano andate dal medico a causa di stati di ansia, paure e insicurezze. Il miglioramento del loro rendimento non era quindi dovuto a un effettivo aumento di qualità delle prestazioni, bensì a un'eliminazione degli affetti disturbanti. Con il T.A. il miglioramento del rendimento (questo vale in tutti i campi di applicazione) viene raggiunto solo con l'eliminazione dei fattori di disturbo e non cercando di aumentare oltre a ciò che l'individuo può effettivamente dare. Ogni persona ha un limite che non può essere superato con il TA.

Bibliografia a riferimento
Bernt H. Hoffmann 1980 Manuale di Training Autogeno Astrolabio Heft Schultz J. H. Cubingsheft fur das autogene Training. Komzentrative Selbstentspannung. 15 Aufl.Thieme Stuttgart 1972 Lindemann H. Uberleben im Stress – Autogenes Training. Bertelsmann Ratgeberverlag . Munchen 1973 GS Barolin G S und M. Donigier: Le trainig Autogène chez l’enfant épileptique Vietor W. P. K. The treatment of Manager’s diseases by hypnosis. Hip-Psychosom, 206

L’articolo è collegato alle seguenti pagine del sito del proponente: area lavoro area tempo libero rilassamento 25 luglio 2007

Luca dr. Vivaldi
Psicologo ad indirizzo clinico e di comunità - Mental Coach - Formatore Master Pratictional in Programmazione Neuro Linguistica - Ipnosi clinica - Educazione sessuale - Training Autogeno Abilitazioni: Albo degli Psicologi di Trento 281/99 Registro italiano Professionisti di Coaching 352/05 Via Castel Penede, 5 NAGO 38069- NAGO TORBOLE (TN) riceve a Nago (TN) Trento Verona Brescia cell. TIM +39 (0) 335 83 16 374 mail: luca.vivaldi@gmail.com sito web: http://artiemestieri.tn.it/Members/lucav

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