L'inserimento nel gruppo di lavoro e L'ansia
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L’INSERIMENTO NEL GRUPPO DI LAVORO
Tra esperienza sul campo e teoria psicologica: un momento utile per conoscere l’ansia
dr. Luca Vivaldi Psicologo Il presente articolo descrive la vicenda incorsa ad un lavoratore stagionale a confronto con un datore di lavoro con gravi problemi di salute trascurati. Parlerò della vicenda realmente accaduta (I nomi in esso contenuti sono di fantasia), descriverò l’ansia, tratterò di negligenza, di comunicazione, di regole trasgredite con disinvoltura e di maltrattamento (non nel senso giuridico del termine). Lo lo scopo del lavoro è quello di descrivere l’ansia e a partire da una situazione realmente accaduta. L’articolo contiene i seguenti paragrafi: 1. CHE COSA E’ L’ANSIA E QUANTO COSTA 2. ANSIA: ASPETTI COGNITIVI E ELEMENTI PER UN TRATTAMENTO 3. L’ATTACCO DI ANSIA 4. UN RIFLESSIONE DI ORDINE PSICOSOCIALE sull’Ansia -------------------------------------------Nei lavori a carattere stagionale è facile che un operatore si venga a trovare ad operare con persone sconosciute con cui deve repentinamente trovare modi e argomenti per socializzare e dall’altra trovare una sua stabilità personale spesso in un contesto che è del tutto nuovo. La prassi è che il lavoratore nell’area turistica si trovi a dover svolgere attività con operatori di diversa origine, nazionalità, usi e costumi, esigenze, diverse. Spesso le persone vengono “assortite” in breve tempo e senza eccessivo riguardo, in fondo debbono lavorare solo per alcuni mesi. Altre volte vengono posti uno a fianco all’altro e messi a lavorare con “un periodo di rodaggio” nel quale non viene data alcuna attenzione alla modalità di funzionamento del gruppo. Non vengono rimosse le difficoltà, né vengono notati e affrontati i difetti che si presentano nella relazione, anche se queste sono proprio quelle che produrranno l’adirarsi di alcuni, il prodursi di giochi di scherzi di alcuni a danno di altri, l’emarginazione di qualcuno, la profonda prostrazione di qualcun altro che inizia ben presto ad accusare disturbi fisici e ad ammalarsi e finisce per dover cambiare il lavoro. o ancora che impedisce al lavoratore di funzionare bene nel suo lavoro, o che crea l’impossibilità ad alcuni di proseguire nel loro lavoro e quindi procura l’espulsione dal gruppo di questi o di qualcun altro. Vi è mai capitato di osservare ciò nella vostra esperienza di lavoro in un albergo, in un villaggio turistico, in un camping in un gruppo di braccianti agricoli? Questi sono alcuni fenomeni che vengono generati da relazioni mal assortite o comunque mal gestite. Tali problemi possono essere moderati e contenuti nei momenti di basso o medio lavoro; diventano poi esplosivi nel momento in cui il lavoro diventa intenso e non ci sono più le valvole di sfogo che venivano usate nei periodi precedenti, quelli di minore impegno, vengono meno le attenzioni altrui a contenere il disagio ed a spartirsi umilmente e comprensivamente le deficienze. Deficienze che sono il prodotto del gruppo: a volte lo sono di una parte di esso, ma a volte non proprio. Tali situazioni non si presenterebbero se si introducesse un accorgimento in più, se si gestissero le relazioni in modo più raffinato e quindi si favorisse la sintonizzazione dei lavoratori con il loro lavoro e la sintonia dei lavoratori con gli altri lavoratori in modo da rendere la comunicazione più fluida e comprensibile in modo da far emergere nella testa dei comunicanti la stessa immagine, lo stesso significato, in modo da far emergere chiara anche la respnsabilità. Spesso accade che per mantenere il gruppo aderente a sé stesso il gruppo o chi lo dirige deve obbligatoriamente tenere a bada le ansie dei suoi partecipanti, con scelte spesso conservatrici e
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antievolutive. Questo gli permette di evitare che il gruppo vada in crisi; in tali casi l’effetto è che il gruppo dopo un po si sclerotizza, funziona bene ma riesce sempre meno a affrontare la realtà esterna per quella che è ed ha bisogno di un filtro che deve sempre più diventare rassicurtante e potente, il filtro deve -sempre più- diventare di potere e dal controllo molto forte. Ciò con il passare del tempo e l’irrettirsi del controllo, produrrà inevitabilmente l’ulteriore irrigidimento del gruppo e la sua incapacità di affrontare le diverse situazioni che si creeranno, situazioni che si presenteranno ed a cui l’operatività è chiamata a far fronte organizzando risposte e stabilendo procedure concrete. Una consulenza psicologica sulla comunicazione e sulla sintonizzazione ha lo scopo di mantenere e coltivare l’efficienza e l’efficacia del gruppo facendo in modo che le energie vengano usate in maniera ben direzionata e facendo in modo che i gruppi e i lavoratori possano risparmiare energie che non vengono usate nel lavoro. La consulenza nel giro di 2 incontri toglie gran parte dei dissensi e delle incomprensioni che sono uno dei motivi che producono il maggior dispendio infruttifero di energie e risorse pregiudicando il conseguimento del fine ed esaurendo le energie delle persone coinvolte. La particolarità dello scopo è quella di far funzionare meglio un meccanismo, l’organismo lavorativo, se questo funziona meglio, meglio lavorano tutti e megli si serve lo scopo comune. Non si tratta tanto di vincere sull’altro, in quanto in questa eventualità ognuno avrebbe già perso la battaglia. Certo nel lavorare in gruppo si devono gestire dei sentimenti e delle emozioni, ci si confronta con le caratteristiche, le convinzioni e i valori che ogni persona ha e che nell’operatività si manifestano proprio nella loro diversità. E’ abbastanza noto agli imprenditori che lavoratori di certe culture sono più adatta a certi lavori (per esempio le culture dell’america latina molto valide per la cura della persone), ed altre che invece sono più adatte per altri lavori (le culture di montagna più adatte ai lavori in solitudine e che richiedono di prodigarsi, sacrificio e tenacia), la cultura albanese sembra essere più adatta a lavori anche intensi e di valore, ma senza troppe responsabilità e con gli opportuni controlli sui risultati. Vi proporrò un approfondimento di una delle emozioni (autori di spicco propendono hanno segnalato che le emozioni fondamentali sono 5: gioia, tristezza, paura, vergogna e rabbia. Dalla miscela di queste si hanno le altre emozioni, quelle secondarie. Nel proseguo di questo articolo approfondirò l’ansia, si tratta di un emozione su cui ho lavorato molto con un cliente il quale nel percorso effettuato, mi ha permesso di costruire dei collegamenti tra esperienza di vita e teoria. 1. CHE COSA E’ L’ANSIA E QUANTO COSTA L'ansia è un emozione estremamente diffusa, si tratta di uno stato affettivo cosi generale e radicato nella natura umana da poter essere considerato una modalità dell’esistenza. Se proviamo ad immaginare quello che sarebbe la nostra vita senza l'ansia o senza la paura (altro sentimento ad essa molto vicino) ci accorgeremmo che mancherebbe qualcosa di consistente. L’ansia si distingue dalla paura per il fatto che non è legato ad un oggetto ben preciso, l’ansia è generalizzata e non si sa’ che cosa sia ad originarla, mentre si ha paura dei serpenti, o dell’altezza, o di non superare quell’esame. In diverse situazioni questi sentimenti ci limitano di fare cose possibili, in altre ci farebbero attuare comportamenti pericolosi o dannosi per noi o per gli altri. A prima vista l'idea potrebbe sembrare gradevole ma, analizzando meglio la cosa, questa prospettiva finirebbe col risultare piuttosto spiacevole. Per una definizione operativa dell'ansia, quindi, è necessario poter distinguere fra uno stato normale ed uno patologico. Nel primo caso si può parlare di uno stato di tensione che implica un'attivazione generalizzata delle risorse individuali, collegato ad una situazione di attesa e di pericolo. Senza questa reazione d'allarme la nostra specie si sarebbe già estinta da innumerevoli secoli, probabilmente sbranata da qualche animale un po' più sveglio. Il confine fra normalità e patologia si trova, fondamentalmente, nelle capacità operative che lascia all’individuo per risolvere le sue situazioni. L'ansia in generale tende ad ottimizzare il livello di prestazioni. ma oltre ad un certo livello, essa blocca letteralmente l'azione (Legge di Yerkes 2
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Dodson). Il grafico che segue rappresnta proprio questo, e ci dice che fino ad un certo punto il passsaggio dal sonno profondo alla veglia e poi oltre ci fa sentire più efficienti ed anche efficaci, infatti il livello della prestazione continua a crescere in parallelo al livello di attivazione e stimolo. Oltre un certo livello però all’aumentare dell’arousal, ovvero dell’attivazione o della numerosità degli stimoli che arrivano, il livello di efficacia dei coportamenti risulta danneggiato, esso diminuisce invece di aumentare. Si avranno molti più comportamenti sbagliati ed errori, si avrà maggiore attività e minori risultati graditi.
LIVELLO DI PRESTAZIONE Pessimo Eccellente
Livello ottimale di risposta e di apprendimento II --------- crescente disturbo emozionale. Ansia
Crescente stato di benessere interesse emozione positiva ______ Punto di veglia -----------
Sonno profondo
Ottimale LIVELLO DI AROUSAL (grado di attivazione)
Eccessiva
UN CASO: mi è capitato un caso di un cliente il quale dopo essersi presentato al datore di lavoro per ben 3 volte, aver fatto i colloqui preliminari ed essersi accordato per il lavoro, si presenta al lavoro, e il datore di lavoro da subito lo tiene lontano da sé e dal lavoro, lo fa avvicinare ai dipendenti da solo, senza presentazione ne accompagnamento, non gli da’ mansioni solo quella di fare pubbliche relazioni nell’ambiente in cui è collocato, si tratta di un villaggio turistico. Dopo qualche giorno il datore di lavoro lo convoca verso metà mattina e gli dice "Mi sono sbagliato, non sei ciò che ci serve ti ho visto in questi giorni e non vai bene per noi” ti restituisco le spese e ti do’ un indennizzo ma devi andartene oggi stesso, appena ti sentirai pronto a farlo”. Da notare che il datore di lavoro non avendogli dato nessun compito particolare non ha visto molto, e senz’altro grande parte nel costruire tutto l’ha avuta la fantasia di quest’uomo. La realtà però è un’altra, il discorso che manca e che giustifica i comportamnti è irreale. Non a caso la realtà emergente infastidisce il lavoratore che si sente maltrattato e raggirato e in più non gli è consentita spiegazione o giustificazione. Se può servire a comprendere aggiungo che: non sono stati dati lavori o mansioni effettivi al lavoratore, pur avendoli espressamente richiesti, gran parte delle persone che hanno interloquito con l’aspirante lavoratore sono state contente della sua persona e di averlo conosciuto, si sono complimentate con lui, e inoltre al momento del saluto, il datore di lavoro invece di presentarsi come annunicato, si è fatto attendere per un’ora e ha fatto salutare il dipendente da un collaboratore, negandogli non solo le indennità/risarcimento annunciati, ma anche parte delle spese di viaggio. Ma veniamo alla teoria! L''ansia è sempre un vuoto che si genera fra il modo in cui le cose sono e il modo in cui pensiamo che dovrebbero essere. Si tratta di qualcosa che si colloca fra il reale e l'irreale. 3
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Noi desideriamo evitare ciò che è reale e mantenere invece le idee preconcette sul mondo: questo datore di lavoro “pretendeva di conoscere le persone a prima vista e voleva mantenere il suo gruppo e se stesso così com’era, il gruppo era una sua difesa, per lui cambiare il gruppo voleva dire confrontarsi con un’ansia insopportabile, voleva dire cambiare il suo modo di vedere il lavoro o parte di esso”, ma anche parte della vita, e ciò a ragione o a torto. Altre volte capita che ci si dice "Sono orribile"; oppure "Sei terribile"; o "Sei meraviglioso", o ancora ["Fare ciò equivale a morire"; ] ["Parlare con quel lavoratore equivale a dargli troppa importanza"; ] ["Gli altri sono meschini e furbi e io sono debole"; ] ["Sono incapace di vivere senza … (lui, lei, l’altro/a, l’animale, l’auto, la sigaretta, l’alcool, il telefonino ultima generazione ecc)"; ] L'idea nel caso de pensieri sopra riportati tra parenrtesi quadre [ ] è separata/distante dalla realtà, e l'ansia è il vuoto che si genera fra l'idea [cui la persona è strettamente aggrappata] e “la realtà che la persona vuole evitare di vedere per quello che è”. Quando smettiamo di credere a ciò che abbiamo creato -che, per così dire, ci sposta ai margini della realtà- le cose tornano di scatto al centro: questo è ciò che significa essere centrato. L'ansia, a quel punto, svanisce. Nel caso sopra citato la persona del datore di lavoro aveva una grave patologia dovuta ad un continuativo abuso di droghe, fumava ben 60 sigarette al giorno e per questo vizio gli è stato diagnosticato un enfisema polmonare con un aspettativa di vita di massimo 3 anni. Nonostante tutto ciò, la persona continua con i suoi comportamenti come se nulla fosse, anzi esagera nel rapporto con gli altri, “senza accorgersene” (le virgolette sono doverose, in quanto è tutto in sintonia con il suo stile: che è esagerato anche nella non salvaguardia di sé. E allora perché pretendere che riesca a salvaguardare gli altri? La risposta è: perchè non siamo nel far-west e ci sono delle regole da rispettare. Ma questo è un altro aspetto della vicenda, e ci porterebbe troppo lontano, pertanto mi fermo avendo citato quello che è un buon comportamento). Molti autori, studiando le reazioni ansiose, hanno affermato che ogni momento di ansia si manifesta con fenomeni che sono evidenti su tre fronti: fisiologico, cognitivo e comportamentale. Vediamoli! 1. Componente Fisiologica: sul piano fisiologico l'ansia si manifesta con sintomi che interessano l'apparato cardiocircolatorio, gastrointestinale, endocrino. respiratorio ed in genere neurovegetativo. Gran parte del segnali caratteristici dell'attacco ansioso sono identificabili come un'esagerazione o un'applicazione impropria di reazioni collegate ai comportamenti di attacco e fuga (tensione dei muscoli, aumento della pressione, del battito cardiaco e della frequenza respiratoria, rapidità ideativa ed aumento della sensibilità degli organi sensoriali). 2. Componente Cognitiva: fra stimolo e reazione, nell'uomo, esiste un processo di mediazione cognitiva (=cerebrale, legata alla raccolta di informazioni) che influenza sia gli aspetti comportamentalì che quelli biologici, di tale risposta individuale. Da un punto di vista cognitivo le caratteristiche patologiche del pensiero ansioso sono numerosissime: - polarizzazione dell'attenzione sulle cose temute, - astrazione selettiva riguardo alle conseguenze negative delle proprie azioni, (non si considrano per niente le possibilità positive che di fatto ci sono) - valutazione irrazionale della realtà, - catastrofizzazione, - perfezionismo, - autosvalutazione, - ecc. - A questi errori cognitivi sì possono sommare, inoltre, sensi dì colpa, rancore e depressione. 4
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3. Componente Comportamentale: dal punto di vista comportamentale l'ansia si manifesta in genere con un comportamento di evitamento o di fuga. Scappare di fronte alla realtà, però, fa si che questa sembri diventare con il tempo “sempre più ostile” ed i meccanismi di evitamento (quelli che fanno da filtro e cioè: evito di andare la’ perché così non incontro Carlo/a) finiscono con l'interagire con l'aspetto cognitivo, contribuendo cosi a cronicizzare le paure che diventano sempre più numerose e pervasive (diffuse su vari oggetti e diverse situazioni). L’individuo riduce i suoi movimenti, perché sono sempre più ridotte le aree libere dal gioco attorno all’ansia. 2. ANSIA: ASPETTI COGNITIVI E ELEMENTI PER UN TRATTAMENTO L’ansia sollecita una visione più nitida delle cose una immaginazione che va quasi oltre alla chiarezza della cosa reale, gli aspetti rilevati vengono comunque estratti selettivamente, quindi alcuni aspetti della situazione vengono molto ben osservati e altri invece completamente negletti. Avendo estratto selettivamente solo alcuni aspetti della situazione ecco che questi verranno abbinati ad altre e diversissime situazioni bloccando sempre più la persona. Per esempio: se la persona ha memorizzato il “sotto terra” eviterà i percorsi in galleria, il casco, i luoghi chiusi, la metropolitana,se ha memorizzato le “facce” eviterà le code in piazza. Un fobico si proietta tutte le cose più terribili. L’attacco lui l’ha smaltito correndo fuori dalla metropolitana per esempio ma ha memorizzato il sotto terra ed è questo che gli continuerà a creare fastidi. Lui eviterà quella cosa particolare “andare sotto terra” ma progressivamente la rivestirà sempre di maggiori angosce che non vincerà mai se non le affronta. Il pensiero di questa persona tende a catastrofizzare e continua a generalizzare e sovrageneralizzare, il seguente scema illustra il processo e lo rende intelleggibile. sono eventi attivanti e antecedenti sono convinzioni e credenze Momento 1 IMMAGINA l’evento esterno 2 ATTENZIONE 3 DEFINIZIONE 4 INFERENZA 5 VALUTAZIONE Sono le conseguenze 6 EMOZIONE 7 COMPORTAMENTO 8 MONDO E AMBIENTE CHE REAGISCE Attività svolte e collegate Immagina l’evento esterno e può così portare l’attenzione su alcuni dettagli A ciò che porta dentro di se può abbinargli altre osservazioni, speculazioni, pensieri, realistici o irrazionali Viene originata più dalla 4 che dalla 1: ed amplifica ulteriormente l’irrazionalità Anche la 6 e la 7 sono sballate perché non sono sulla 1 ma sono tarate maggiormente sulla 5 è per questi precedenti che nel suo comportamento sembra matto e attira l’attenzione degli altri. Nel suo comportamento teso la sua reazione diventa poi oggetto di analisi Il soggetto reagisce alla sua visione delle cose e da questa scaturiscono emozioni e comportamenti. Le sue emozioni derivano dalla lettura delle cose e non derivano mai dal mondo esterno stesso; la lettura è culturalmente determinata. Se tale cultura è adeguata, le cose seguiranno un giusto percorso, se la cultura e mal tarata le cose incontreranno distorsioni pesanti. Per esempio: L’attenzione puntata sul walkmann può rilassare l’attenzione sui giorni che corrono veloci, può però appesantire l’attenzione sulla figura che farò ecc. Le reazioni sono in gran parte paure apprese che possono essere riviste se rileggiamo la realtà in modo diverso e se ci stiamo attenti mantenendo separate le sette fasi sopra riportate ciò perché se 5
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una situazione si ripete diventa velocissima e inconsapevole nel suo processo. Emerge sempre un discorso tipico: sono fatto così, non cambierò mai è inevitabile; e ciò è in linea con l’arroccatezza sulle proprie idee e con la resistenza al cambiamento. Vediamolo sul caso del lavoratore e del capo: Nel caso sopra citato al momento della comunicazione del licenziamento, il datore di lavoro certo Pargoli, esce dalla reception e si mette sulla panchina antistante e con la sua solita sigaretta e pacchetto ben in evidenza sul tavolo dice al suo lavoratore: “mi scuso, mi sono sbagliato, noi abbiamo bisogno di qualcosa di diverso, tu non sei ciò di cui noi abbiamo bisogno. Io ti ho visto lunedì e ti ho osservato martedì e oggi, veramente qui c’è da fare durante l’estate ed io non posso gravare ulteriormente su Giacomo (un altro collaboratore). Poi tende ad alzarsi come se avesse deciso che la comunicazione è chiara per tutti ed è chiusa. Il lavoratore risponde incalzando: io sono abituato a svolgere un lavoro specifico, ed ho eseguito ciò che mi ha detto, sig. Pargoli, ho bisogno che lei mi dia delle dritte, per me il lavoro è chiaro il dubbio è su cosa lei desideri venga fatto, se c’è da lavorare lo faccio e non mi stanco, sono uno sportivo. Inoltre Le ho sempre chiesto autonomia e responsabilità, mentre le ho sempre dato molta disponibilità sul quali operazioni potrei fare. I pregiudizi sulla realtà hanno un grosso andamento all’inerzia e sono difficilissimi da cambiare, da rivedere. È quindi molto impegnativo rivalutare la resistenza da soli e, anche se aiutati, ciò accade perché la resistenza (l’idea negativa e contraria a quella sana) è profondamente radicata, è determinata da aspetti profondi della personalità. Inoltre il pregiudizio che scatta automatico (il giudizio dato prima di entrare specificatamente nella situazione) fa’ si che l’attenzione del soggetto si concentri sull’aspetto che impaurisce di più, ed escluda così qualsiasi possibilità di sconfermare il fatto preconcetto (atteso e ben vivido nella mente del soggetto in ansia) e quindi anche gli esiti positivi vengono negati, “non trovano lo spazio per entrare nella mente del soggetto in ansia”. Pargoli si immaginava che il suo dipendente fosse un truffatore, qualcuno che non aveva voglia di lavorare, qualcuno che voleva approfittarsi di lui, e infine che non se ne sarebbe mai andato creandogli noie. Ma nulla di tutto ciò si è verificato. (Non a caso lo ha collocato nell’appartamento d’innanzi alla reception, così da controllarlo, inoltre al suo arrivo al villaggio non gli aveva fatto trovare la stanza, pur essendosi annunciato per tempo. E così il dipendente è dovuto andarsene al mare per ½ giornata, pur essendo stanco del viaggio e pur avendo da sistemarsi). All’espulsione dal gruppo di lavoro l’annunciato rimborso spese e risarcimento non copre neppure le spese sostenute per il viaggio, la conclusione del rapporto di lavoro avviene a mezzo di una persona che l’ex lavoratore non conosce neppure, e la persona non sa’ niente della vicenda. L’idea di Pargoli non viene incrinata rimane vera e solida come se fosse realtà, ma è pura fantasia di una persona malata. L’ansioso è certo delle cose, è sicuro, lo sente dentro di sé come vanno le cose. Il soggetto normale ha dei dubbi e affronta con elasticità le medesime cose. L’ansioso definisce le cose come orribili catastrofiche e le subisce, entra quindi in un circolo di impotenza dal quale non può uscirne se non come perdente: sono le idee che gli dannano la vita. Ciò avviene per definizione, perché la catastrofe è tale e lui è solo, non può essere che impotente. Dopo tale evento il lavoratore si sente maltrattato e chiede un risarcimento, che il Pargoli accetterà e quindi evita una cause civile annunciata. Le paure normalmente vengono apprese o per esperienza diretta (è stato male dopo aver visto o fatto x, da allora ne ha paura) o per esperienza indiretta (ha sentito dire che gli accade qualcosa di 6
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male se fax, allora non lo fa e ne ha paura) o per identificazione (altri significativi non lo fanno per paura e allora non lo faccio nemmeno io e provo paura). La persona che ha un ansia media si dice: ce l’hanno fatta tutti vuoi che non ce la faccia io? Il soggetto ansioso non permette di smentirsi, ha un blocco tale da impedire la smentita delle sue credenze, ha una notevole rigidità e svalutazione di sé stesso. Lo schema sotto riportato ci dice chedi fronte ad un problema l’ansioso se ha esito positivo svaluta il compito, se invece ha esito negativo svaluta sé stesso. Il risulatao è sempre che lui perde. Esito Esito positivo Persona problema Esito negativo Cognizione Se vince: svaluta il compito. Si dice
Esame difficile: Non ce la farò mai. Attribuisce a sé Impotenza Preoccupazione Se sbaglia: io sono sbagliato e si svalorizza da Vergogna Esame facile: ce la solo, non si da’ scampo, fanno tutti pensa se non la sua persona è sempre ce la facessi io… coinvolta con esito preoccupazione negativo. vergogna ecc
Per lo psicologo si tratta di operare per invertire i segni e creare la possibilità di successo. Di fronte al problema con esito positivo si tratta di rilevarlo per successo e di rimandarlo all’attore ansioso, che dovrà ricredersi, c’è riuscito, ha valore. Se l’esito è negativo si tratta di riportare all’attore ansioso che il problema era qualcosa di diverso da quello che lui ha visto, notato e affrontato. Si tratta di farlo crescere e aiutarlo a dipanare l’area di confusione e scorrettezza. Che si è manifestata con un comportamento irreale e fuori dal campo della coerenza. Esito Cognizione da facilitare Operazione
Esito positivo Se ha successo: apprezzare il successo senza sminuire il problema Persona problema Esito negativo Se ha l’insuccesso: svaluti il compito. Cerchiamo di ridefinire e rivedere il problema i modi
Normalmente gli ansiosi sono persone che confondono il fare una cretinata con l’essere un cretino, l’errore con la svalutazione di se stessi, l’eventualità con la certezza dellacolpa. Gli ansiosi sono spesso delle persone molto rigide, sono dei perfezionisti. Quando si cerca di definire la normalità si cita spesso che non si tratta di sapere tutto, ma di essere consapevoli delle carenze, e proprio per questo darsi da fare in futuro in tal senso: SI TRATTA DI AVERE AMORE PER LA MATERIA IN GENERALE, per il “fare le cose”. Il perfezionismo è un modo usato dall’ansioso per avere piccole conferme del suo preconcetto (deve confermare la sua idea del mondo e delle cose anche se questa non è la realtà) e per continuare a sentirsi senza valore e a dirsi non valgo nulla. Altre volte vuole continuare a sentire ciò che stà sentendo anche se gli dispiace un po’. 7
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Pargoli aveva una grave malattia respiratoria che gli ha procurato una diagnosi di morte in 3 anni, ma lui continua incurante a fumare 60 sigarette al dì, verbalizza senza ritegno che sono una droga e che quella droga gli ha rovinato la vita. Ora si sente poco capace di fare ciò che faceva in passato e pertanto non si prende più certe responsabilità. Accade quindi che ora nel suo “vivere e nel suo manifestarsi, egli tira a campare”, si impone agli altri, ha molte persone che fanno per lui ciò che lui vuole da loro, volenti o nolenti. Ma Pargoli però ha molti timori, pertanto si ritira sempre di più dalle sue possibilità di influenzare il mondo, perché ha paura di sbagliare, e di sbagli ne fa parecchi al punto che il suo gruppo di collaboratori lo sostiene neutralizzandoli (il vecchio conflitto di classe sociale è oggi scomparso). Spesso però accade qualcosa di umanamente significativo ma di poco utilead uno sguardo più radicale: Pargoli fa’ attraverso gli altri, e gli altri sbagliano mentre lui fa sempre giusto, peccato che di fatto non fa nulla o fa fare agli altri cose impossibili. Non fa nulla per sé, o per salvarsi la vita e nulla per gli altri per costruire un gruppo di lavoro che sia efficace e gradevole. Si accorge che non riesce più a lavorare bene per lo scopo e anche che non riesce a permettersi un miglire equilibrio di vita e salute. Ma nonostante questo continua per i medesimi percorsi conosciuti e che lo portano dove già gli è annunciato. Lo sbagliare a volte permette di imparare cose nuove, il perfezionismo invece è un grosso blocco. Accettare i limiti è importante, a volte è proprio piacevole essere degli hobbisti e non essere al top non essere la perfezione. Auto-svalutazioni dell’ansioso
o Il devo farcela o devo Essere capito o devo Esser e amato o devo Essere apprezzato o sono orribile o catastrofico o non valgo nulla
Ri-valutazioni da attuare è utile trasformarlo in
preferisco Farcela/vincere preferisco Essere capito preferisco essere amato preferisco Essere apprezzato un po’ meglio è già un buon risultato o sono apprezzato per il mio sorriso, gusto, compagnia, calore, premura ecc o so fare le pulizie, parlare alla gente, farmi capire ecc o o o o o
Tutto secondo i suoi criteri
o Se invece dicono non
valgo nulla ma devo farcela ugualmente anche se è orribile sarà più facile –per loroincontrare il fallimento e confermare le ansie che avevano.
o Se si appassionano un po’ alla materia e smettono di stare solo con le loro fantasia sarà più facile per loro farcela
Proprio perché il mondo non segue tutte queste regole non è così rigido e rigorosamente predeterminato, forse le istituzioni riescono a dare l’impressione di rigorosità, di stabilità, di uguaglianza a se stesso un giorno dopo l’altro … ma sappimao bene che periodicamente anche le Istituzioni debbono necessariamente trasformarsi e mutare qualcosa nei loro equilibri interni ed esterni. Altrimenti corrono il rischio di diventere i “nuovi lagher” meno costrittivi nella materia ma più costrittivi nella mente e nel pensiero, ciò in-opportunamente. Nel caso che stò discutendo: il lavoratore ha fatto ben 2 viaggi di 750 km, per quel lavoro, uno ben due mesi prima, proprio per effettuare la conoscenza 8
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personale col Pargoli e nel quale ha lasciato un Curriculum vitae e ci sono stati accordi sul poter fare. Mentere il lavoratore presumeva che avrebbe potuto entrare nel gruppo di lavoro, magari non subito, il Pargoli non ha fatto nulla, si è persino dimenticato che il lavoratore arrivava il giorno del colloquio, e lo stesso è accaduto al giorno dell’arrivo al villaggio, e all’arrivo non aveva affatto in mente di collocarlo tra i suoi operatori. Qualche giorno dopo al licenziamento un collaboratore del Pargoli segnala che si rendono conto di avere fatto una profonda mancanza e di aver costruito tutto loro. Per questo il risarcimento richiesto verrà pagato. Questo caso ha seguito una via coerente e perlomeno per quello che mi è dato sapere le parti hanno trovato un accordo. Rimane ancora da sentire qual è stata l’evoluzione della viende nella mente del Sig. Pargoli per capire come questo possa andare nella direzione della cura, della salute. Per quello che ci è dato vedere, a me che scrivo ed al lettore, noi possiamo presumere una sorta di giustizia, ma siamo ancora nel campo dell’amministrazione, e non in quello dell’esperienza e della vita, pertanto a meno di schierarsi da una parte o dall’altra, dobbiamo limitarci a propendere per un ipotesi di giustizia o scorrettezza. Ma vediamo nello specifico come si manifesta un attacco di ansia. 3. L’ATTACCO DI ANSIA Nel momento in cui ha l’attacco d’ansia la persona si dice una serie di cose che ad una persona fuori di quello stato dapparirebbero tranquillamente delle sciocchezze e dopo aver ascoltato “tali racconti” ha la possibilità di produrre due comportamenti: - la fuga nella quale brucia l’iperattivazione (fisiologica) si tratta quindi di una risposta positiva ed ha l’impressione di salvarsi. Dopo questa prima reazione la persona stà bene e infatti sopraggiunge una sensazione di apprezzamento per questo comportamento (ecco il rinforzo) dato che pone fine al malessere. Così facendo impara che quando ha paura deve scappare ecco che la sua trappola è bella e fatta. - l’evitamento fa si di evitare di trovarsi nello specifico della situazione temuta, e può venire usato in modo terapeutico, accade ciò quando si definisce il fatto in modo diverso, in modo più positivo ed accettabile. L’evitamento però favorisce lo sviluppo della fobia, per cui il soggetto evitando una certa circostanza non prova più il malessere, ed ha l’impressione che sia la situazione a creargli ansia e non che sia qualcosa che stà tra il fisiologico - il cognitivo e il comportamentale. 4. UN RIFLESSIONE DI ORDINE PSICOSOCIALE sull’Ansia Nella situazione sociale attuale si segnala spesso da ricerche statistiche che i giovani Italiani tendono ad essere legati alla famiglia fino in tarda età, che tendono a non avere fiducia nelle istituzioni, che non cercano lavoro, che non aspirano a divenire imprenditori. Ho letto di recente tale notizia sul quotidiano Il tirreno dell’8 maggio 07 la rilevazione statistica era stata operata dal gruppo Seat pagine gialle. È facile per me che faccio lo psicologo vederci in tutto ciò lo zampino dell’ansia, un sentimento che abbiamo detto essere molto diffuso, ed ha i suoi costi personali e anche sociali. Effettivamente si può essere propensi a credere che i giovani -i quali per definizione o vivono molto il territorio, o la libertà, o sono –di solito- più propensi ad inventare ed a crearsi e -di solito- vivono meno le organizzazioni, o vivono meno quanto è già strutturato, predefinito e organizzato da altri, o siano–in questo periodo- un po’ globalmente dei depressi, privi di interessi, di stimoli, di voglia di essere e di esistere. Cosa centra tutto ciò con l’ansia? Ve lo racconto subito abbiamo detto che l’ansia si manifesta 9
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CONSULENZA PSICOLOGICA A GRUPPI
o con l’irrigidimento (che è resistenza al cambiamento ad adattarsi), o con la chiusura al nuovo (e i giovani cosa sono per la società, e i gruppi di lavoro cosa sono per i giovani lavoratori?) o è blocco (e la crisi economica sempre più di frequente riproposta nei TG che cos’è se non un periodo di blocco nell’ideazione nell’inventare ciò che non c’è), o è fuga (l’emigrazione dai paesi verso le città dei giovani, il desiderio di studiare per anni e anni in un contesto economico che richiede e fa spazio solo a mano d’opera semplice) o ed evitamento (rimanere nel gruppo famigliare significa anche cercare persone fidate, che aiutano a crescere e si fanno aiutare a crescere. Forse questo genere di persone non è così numeroso … nella nostra società sviluppata). Pertanto sono più propenso a credere che l’ambiente istituzionale ed organizzato (il lavoro) non è in linea con ciò che di meglio l’umanità ha da offrire alla società organizzata. I Giovani e il prodotto dell’innovazione umana, ciò che è pulito rispetto ai condizionamenti dei diversi settori organizzati della società umana, ciò che si è formato sui pensieri dei più avanzati/recenti scrittori e scienziati, non riesce a conciliarsi con la realtà di fuzionamento che troviamo nella realtà concreta delle organizzazioni e con cui i giovani si trovano a dover interagire. Probabilmente i giovani non si sono sentiti rappresentati, o non si sono sentiti interpretati nelle loro esigenze e possibilità ecco perché si nota tutto ciò. Personalmente sono propenso a credere: che gli organismi che funzionano basati su distorsioni e si sono irrigiditi su equilibri superati sono molto diffusi, al punto che ai giovani non vale proprio la pena di investire il loro “patrimonio di conoscenze, competenze e abilità” sull’esterno, ma è meglio investirlo sull’interno, la loro famiglia, probabilmente perché il gruppo famiglia da loro maggiori possibilità di sviluppo ed evoluzione degli organismi istituzionali e sociali più esterni, investire sulla famiglia è più redditizio che investire fuori di essa. Ora prevedere ciò che potrà accadere in futuro è una speculazione più filosofica che realistica comunque potrebbe accadere che questo stato di cose potrà durare un po’ fino a che gli equilibri non muteranno. Al mutare degli equilibri: lo sfoltimento dei lavoratori impiegati in quelle organizzazioni poco efficaci (per abbandono o ricollocazione) e dall’altra all’aumentare del n° di famiglie che funzionano meglio e con una maggiore livello di efficacia (la qual cosa si nota anche sotto il profilo della salute dei suoi membri), potrà avvenire una riorganizzazione, una evoluzione repentina, e ciò che ora pare essere stabile, pretende interventi politici e reclama struttura, domani diverrà un fallimento, ciò che ora appare come una reticenza domani apparirà come ciò che ha realmente senso di svilupparsi. L’articolo è collegato alle seguenti aree del sito: Assistenza psicologica Rilassamento Corporate coaching
4 giugno 2007 Luca dr. Vivaldi
Psicologo ad indirizzo clinico e di comunità - Mental Coach - Formatore Master Pratictional in Programmazione Neuro Linguistica - Ipnosi clinica - Educazione sessuale - Training Autogeno Abilitazioni: Albo degli Psicologi di Trento 281/99 Registro italiano Professionisti di Coaching 352/05 Via Castel Penede, 1 38060- NAGO (TN) riceve a Nago (TN) e Cognola di Trento-38050 cell. +39 (0) 335 83 16 374 mail: luca.vivaldi@alice.it sito web: http://artiemestieri.tn.it/Members/lucav
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