La ricerca dell'identità sessuale
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La ricerca dell’identità sessuale oggi più che in passato un compito individuale
dr. Luca Vivaldi Psicologo
e Mental Coach Professionale
L’approfondimento contiene i seguenti paragrafi: 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. Sesso: dalla biologia all’eros Le tappe dell’identità sessuale L'identità sessuale: concetto evolutivo e dinamico Essere e diventare maschio o femmina Che cosa si intende oggi per mascolinità? L’omosessualità e la ricerca dell’identità omosessuale La ricerca del piacere, l’affetto e la riproduzione Conclusioni
Per pubblicare gratuitamente brevi brani dell’articolo è fatto obbligo citare la fonte e l'indirizzo internet completo; è necessario, inoltre, chiederne formale permesso all'autore.
Nell’articolo è messo in luce come la sessualità è espressione fondamentale dell'essere umano. La sessualità è un fenomeno complesso influenzato da elementi psicologici, biologici e culturali. Per la varietà delle influenze cui è interessata e per l’effetto decisivo che assume per l’individuo, è indispensabile conoscerla per poter giungere a viverla con consapevolezza e il più pienamente e serenamente possibile.
1. Sesso: dalla biologia all’eros
In questo articolo, non mi propongo di ripercorrere tutte le tappe evolutive affrontate dall’umanità nella sfera della sessualità, ma solo di mettere in luce le "svolte" culturali che hanno interessato in modo particolare la sessualità: tratterò cioè, ciò che ha modificato i rapporti interumani (fra uomo e donna, fra uomo e uomo, fra donna e donna) senza avere peraltro la presunzione di esaurirlo. Partiamo con l’evidenziare che il cervello di cui ogni essere umano può disporre oggi, è il risultato di un lungo processo evolutivo che si è articolato fondamentalmente in tre tappe. • La prima e più antica, è quella del "cervello rettiliano", la sede degli istinti. Come negli animali, questa parte del nostro cervello è finalizzata alla sopravvivenza della specie e spinge verso un rapporto sessuale a fini procreativi. • Al "complesso rettiliano" segue, nel percorso evolutivo, la comparsa del "sistema limbico" (si tratta di una parte del cervello che ha permesso l'acquisizione dei comportamenti
affettivi che si osservano anche negli animali sociali: la capacità di prendersi cura dei piccoli e di
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stabilire legami all'interno di un gruppo) e il connesso sviluppo dell'intelligenza
emotiva. Nel sistema limbico vengono elaborate tutte le emozioni primarie provenienti dagli organi di senso. Questi messaggi "informano" l'organismo sulla sua risposta più idonea da mettere in atto: avvicinarsi, sorridere, toccare, fuggire, inseguire o attaccare, le modalità appropriate … ogni volta diverse. Da questa struttura primitiva derivano i centri emozionali, che rappresentano le radici più antiche della nostra vita emotiva. Sempre le strutture limbiche generano i segnali di piacere e di desiderio, ovvero le emozioni che sono alla base della passione amorosa. • La parte più recente del nostro cervello, è la neocorteccia: sede dell'intelligenza e delle capacità cognitive tipicamente umane. Se nel mondo animale è la spinta biologica a governare la sessualità, con l'unico scopo di garantire la sopravvivenza della specie, nei primati (le scimmie) il rapporto sessuale acquista nuovi significati: quello di un gioco e quello di una riappacificazione. A partire dalla sessualità come spinta biologica originata dall’es freudiano o dal cervello rettiliano, la parte più arcaica, ora nelle comunità umane, ci sono segnali di esser giunti al piacere creativo e condiviso, ci sono i segni che la ricerca del piacere ha preso il sopravvento sulla finalità riproduttiva del rapporto sessuale; in altri casi si nota che la ricerca del piacere e l’affettività sono completamente autonome e svincolate dalla riproduzione.
2. Le tappe dell’identità sessuale
Erich Erikson, alla fine degli anni Sessanta definì l'integrazione tra il biologico e lo psicologico di Freud coniando il termine "identità" (non ancora come "identità sessuale") e la portò quale punto di riferimento comune a scienziati di estrazioni diverse. Erikson (1974) ne sottolinea sia il contenuto "relazionale" che quello "dinamico". Parlare di identità significa non solo mettere in luce le differenze tra gruppo e gruppo o tra persona e persona ma evidenziarne i passaggi e le "crisi". Inoltre, lo stesso autore sostiene che trattare il concetto di identità significa "tracciarne la storia". Una storia che sottolinea quanto questo concetto sia stato e sia legato soprattutto agli apprendimenti personali e questi alla cultura del luogo di appartenenza. Il concetto di identità è quindi mutevole quanto le situazioni storico-sociali che si avvicendano. I cambiamenti più significativi nella costruzione dell'identità sono da Erikson chiamati "crisi di identità". Si tratta di momenti di passaggio in cui cambiano significativamente il corpo (la pubertà, una malattia, la gravidanza, la menopausa, la senescenza, ecc.) oppure le relazioni interpersonali e sociali (lutti, pensionamento, separazioni, ecc.). Durante questi periodi che verranno chiamati "critici", Erikson nota che per mantenere una propria identità sarà necessario trovare un nuovo equilibrio tra il corpo, i vissuti emotivi e le aspettative dell'ambiente. Da un punto di vista biologico la complessità e la varietà degli orientamenti viene confermata dalla presenza di estrogeni ed androgeni, in quantità differente nel maschio e nella femmina. Ma è già a partire dal concepimento la nostra identità sessuale è un processo in continua evoluzione, diverso per ciascuno di noi e con caratteristiche diverse in ogni età della vita.
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Quindi sulla maggiore o minore espressività dei geni influiscono non solo gli ormoni che si andranno producendo ma anche le esperienze sensoriali che coinvolgono prima il feto e poi l’individuo. I geni quindi predisporrebbero il nostro destino al momento non della nascita ma dal momento stesso del concepimento. Quando l'influenza esterna dell'ambiente è molto caratterizzata e favorisce quindi solo l'espressività di alcuni geni il risultato è quella identità stereotipata, maschile o femminile, che la società di appartenenza considera "normale". I cambiamenti culturali allora potrebbero trovare proprio in questa possibilità di molteplici sfumature genetiche dell'essere maschio e femmina il terreno per evidenziarle, come sta accadendo in questi ultimi decenni, in particolare nel mondo occidentale. Di conseguenza, i cambiamenti culturali favoriti dal rapido sviluppo scientifico hanno in parte sovvertito quella rigida divisione di ruoli che si è definita in un tempo remoto ed è stata raccontata metaforicamente nel mito di origine della genesi. La varietà di espressioni dell'essere umano, tipica dei nostri tempi, non è quindi solo frutto dei cambiamenti della società ma di come questi abbiano consentito al patrimonio genetico umano e femminile in particolare, di esprimere quella varietà che di fatto da sempre contiene. Significa che le "basi" genetiche dell'essere uomo o donna, scritte nel Dna, interagiscono con i fattori psicologici durante lo sviluppo e con le regole e i valori dell'ambiente di appartenenza. Rispetto all'importanza dei "ruoli" che vengono assegnati dalla cultura di appartenenza. Il termine identità di genere, termine che si riferisce non solo all'identità morfologica, cromosomica, gonadica, ma all'accettazione intrapsichica della stessa. L'identità di genere così intesa verrà distinta dall'identità legata al ruolo sociale che, a partire dalla preistoria, differenziava gli uomini dalle donne. L'introduzione del concetto di identità di genere prelude a quello di identità sessuale e delinea un nuovo modello di essere maschio e femmina. Ampliando inoltre la bipolarità del dimorfismo sessuale ne chiarifica le possibili variazioni relative al genere, (ambiguità di genere, transessualismo) al ruolo di genere (gli stereotipi della maschilità e femminilità), alla meta verso cui può venire indirizzato il desiderio sessuale (eterosessualità, omosessualità, bisessualità) e al ruolo sociale (lavori al maschile come ad esempio il soldato, l'ingegnere, il matematico, e lavori al femminile come la maestra o l'infermiera). La maggiore varietà di espressioni delle componenti dell'identità sessuale non più fissata al bipolarismo maschio-femmina è testimoniata da molti autori (Freud, Jung, ..), ma è la gestione dell'ambivalenza a livello conscio quella che permette di raggiungere un'identità integrata ed armoniosa.
3. L'identità sessuale: concetto evolutivo e dinamico
L'identità sessuale deve essere quindi considerata un concetto evolutivo e dinamico. Evolutivo, perché, comprende due fasi distinte: vi è una fase pregenitale ed una genitale. La prima va dalla nascita alla pubertà e si riferisce ad una sessualità che non è finalizzata “ad agire il
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rapporto sessuale”. La fase genitale, inizia con la pubertà e termina con la vecchiaia. La genitalità attraversa tre periodi: l'adolescenza, la maturità, la senescenza e in ognuno i questi periodi, l'identità sessuale cambia in quanto poggerà su basi biologiche, psicologiche e sociali diverse. Nella pubertà a seguito della tempesta ormonale che si scatena, apparirà un secondo comportamento precursore legato questa volta al piacere genitale: la masturbazione. Nel periodo dell'adolescenza si dovrebbe raggiungere una identità sessuale certa, un comportamento cioè che racchiude l'accettazione intrapsichica, a livello conscio, della propria identità di genere e la possibilità che un partner scelto "legittimi" questa identità, accettando di instaurare una relazione sentimentale e un rapporto sessuale. A questo punto si notano riunirsi i due comportamenti precursori: affettività e spinta sessuale, entrambi orientati verso una persona reale. È naturalmente importante che questa identità venga accettata, non solo dal singolo, ma dalla famiglia e dagli amici. Gli "altri" rappresentano gli specchi che confermano o disconfermano l'immagine che ciascuno sta costruendo di se stesso, ed è qui che nasce il dramma di molti omosessuali (e dei transessuali) che, diversificandosi dallo stereotipo culturale dominante, trovano più difficile raggiungere una propria identità. Acquisire un'identità sessuale rappresenta un traguardo importante che dovrebbe essere raggiunto in tarda adolescenza. Tuttavia questo traguardo non rappresenta un traguardo definitivo, in quanto l'identità sessuale, oltre che evolutiva, è anche dinamica, la qual cosa significa poterla o doverla modificare o riparare quando l'equilibrio raggiunto viene messo in crisi. Di fatto, nel corso dell'esistenza possono avvenire momenti ed eventi che "feriscono' l'identità raggiunta e che riguardano: - il corpo, pensiamo oltre alle modificazioni somatiche e funzionali del progressivo invecchiare, alle malattie e ai possibili incidenti che possono interferire con una positiva immagine di sé, con l'autonomia, la qualità di vita e la risposta sessuale; - la psiche, pensiamo ai traumi e ai conflitti che possono derivare dai rapporti "privilegiati" (genitori, figli, partner, amici) che possono rompersi per morte, separazione, abbandono; - le condizioni ambientali, pensiamo all'influenza che hanno sulla nostra vita i cambiamenti di scuola, di casa, di città, di nazione e di lavoro. L'identità sessuale quindi, può rimanere salda, ma deve andare incontro a modificazioni, anche profonde prevedibili in ogni crisi. Questo significa che dovrà riuscire a poggiare ogni volta su " pilastri nuovi e sui pilastri vecchi che possono venire a loro volta sostituiti o spostati di posizione rispetto all’edificio della propria identità superata.
4. Essere e diventare maschio o femmina
Prima di poter godere dell'erotismo l'adulto, deve compiere un lungo cammino, un cammino di crescita che dovrebbe portare maschi e femmine ad un positivo sentimento di appartenenza al proprio sesso. Inoltre solo dopo aver raggiunto una solida identità il maschio potrà affrancare
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la propria sessualità dal compito di rappresentare e confermare la sua mascolinità. Lo stesso vale per la femmina nella sua femminilità. La possibilità di godere da adulti dei piaceri offerti dall'erotismo nasce nei primi mesi di vita, in relazione al tipo di cure materne ricevute. La seconda tappa si situa nel periodo della pubertà. Sotto la spinta degli ormoni, si manifestano il bisogno sessuale e il desiderio di appagarlo. Le prime attività sessuali - sia l'autoerotismo (la masturbazione) sia le esperienze con una partner — sono principalmente volte a scaricare la tensione sessuale e a rassicurare il giovane maschio sulla sua mascolinità e la giovane femmina sulla sua femminilità. Per dirla con Money, si tratta di "prove di recitazione sessuale". La masturbazione rappresenta una premessa all'eros anche perché, per la prima volta, vengono attivati i fantasmi erotici. Le immagini mentali che ciascuno produce sono intimamente legate alla sua storia personale e rappresentano quindi la più importante componente di quella che diventerà la creatività nell'erotismo. La terza e conclusiva tappa del percorso individuale, è il debutto sessuale nella relazione di coppia adulta: si sposta l'attenzione dai bisogni del singolo alla coppia, con le sue dinamiche, potenzialità e difficoltà. Ciò significa che “i due partner devono potersi mostrare nudi", non solo nel senso di esibire il corpo, ma anche, di rivelare senza timori e pudori i propri desideri nascosti. Questa possibilità dipende dalla capacità dei partner di lasciarsi coinvolgere affettivamente ed eroticamente nella relazione: dipende cioè dalla loro capacità di sentirsi accettati e amati per quello che sono, così come sentono di essere, senza il bisogno di dimostrare all'altro il proprio valore, senza il timore di essere abbandonati se deludono le aspettative, senza il relazionale è avere consolidato una sana autostima. Quando la scelta del partner e la formazione della coppia, dipendono dalla necessità di soddisfare i propri bisogni tramite l'altro, è meno probabile che compaia l'erotismo, ed è difficile che possa stabilirsi. Sono casi in cui il partner viene scelto per bisogni affettivi non soddisfatti nell'infanzia o come completamento narcisistico delle qualità che si vorrebbero avere (e non si hanno): la sessualità in tali casi occupa uno spazio limitato, quello libero dalle restrizioni, bisogni, doveri, necessità, che passano in maniera inconsapevole a dettare l’ABC del rapporto di coppia. timore di “non essere sufficienti”. La necessaria premessa a questo livello di intesa e di scambio
5. Che cosa si intende oggi per mascolinità?
Non si intende più soltanto avere un corpo e un ruolo diversi da quello della femmina, ma qualcosa di ben più complesso. Nella nostra cultura di oggi si è passati dal concetto di dimorfismo sessuale a quello di identità sessuale. Il dimorfismo sessuale si riferisce al corpo, alle differenze di aspetto dei generi maschile e femminile, differenze espresse alla nascita dai caratteri sessuali primari (i genitali esterni) e, successivamente -a partire dalla pubertà- dai caratteri sessuali secondari (seno, disposizione dei peli, barba, tono della voce, le differenze di taglia, struttura ossea e massa muscolare ecc.). Tali differenze sono funzionali e accompagnano al diverso destino biologico i due sessi.
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Il concetto di dimorfismo sessuale è ben definito nel mito dell’origine noto ai più: la creazione di Adamo ed Eva. Il Mito narra che l'uomo e la donna vengono creati adulti (non hanno un'infanzia, per cui anche la sessualità infantile è inesistente) e il maschio viene creato per primo. Alla donna viene infusa la vita perché l'uomo non sia solo e riceva aiuto da lei; a entrambi viene assegnato il compito di popolare la terra, espresso in quel precetto — "Crescete e moltiplicatevi" — che costituirà il presupposto di una sessualità finalizzata alla procreazione. Quando invece parliamo di identità sessuale, ci riferiamo non alle differenze di aspetto bensì al sentimento positivo di appartenere al proprio sesso, il che significa accettare la propria identità maschile o femminile. Si tratta quindi di un concetto più esteso (plurifattoriale), determinato dalla continua interazione, nel corso della vita, di biologia, psicologia e cultura, nel senso più ampio del termine. Quando si parla di identità sessuale ci si riferisce talvolta al sesso biologico, talvolta all’insieme dei quattro fattori psicosessuali. La qualificazione di un individuo come “maschio” o “femmina” a partire dalle sue caratteristiche sessuali biologiche, sono elencate di seguito: • i cromosomi sessuali, XX per le femmine, XY per i maschi, la cui espressione genica durante lo sviluppo fetale consente di distinguere il sesso del nascituro al momento del parto. Se, infatti, tutti i feti hanno precursori di entrambi gli organi sessuali, a sei settimane l’espressione del cromosoma Y permette di produrre proteine specifiche per lo sviluppo dei testicoli che a tre mesi di gestazione secerneranno testosterone; • i genitali esterni; • le gonadi; • il quadro ormonale. Bisogna sottolineare che androgeni e estrogeni sono prodotti da entrambi i sessi, anche se in quantità diverse: “maschio” e “femmina” non sono categorie discrete, complementari e mutualmente escludentesi (Pinel, Psicobiologia, 1990); • i caratteri sessuali secondari, che si sviluppano durante la pubertà. I quattro fattori principali, detti psicosessuali, sono (Giberti, Rossi, Manuale di Psichiatria, 2004): • identità sessuale, • identità di genere, • orientamento sessuale, • comportamento sessuale. L'identità sessuale va intesa in primo luogo come percorso evolutivo che coinvolge ogni persona lungo l'intero arco della vita, ed è diverso da quanto avveniva nel dimorfismo aspetto fra morte, sessuale, che è un concetto statico, dove le differenze di nascita fino alla maschi e femmine permangono dalla indipendentemente apparire come una dall’esperienza “prigione” (si
del soggetto: in taluni casi ciò può pensi al caso in cui si vorrebbe comportarsi in un certo modo, ma non addicendosi allo standard previsto per il proprio genere non si accetta di porlo in essere). L’identità sessuale -in secondo luogo- è un processo dinamico soggetto a continui cambiamenti: sentirsi uomo o donna dipende dai segnali del corpo (nella salute o nella malattia), dalla qualità delle relazioni, dalla sessualità
agita o meno e dall'inserimento nel mondo sociale e lavorativo, dai sentimenti ed emozioni provate (e verso chi). Si è passati quindi dal concetto statico del dimorfismo sessuale, basato solo sull'aspetto fisico, al concetto dinamico di identità sessuale, che tiene conto anche della dimensione psicologica e del contesto culturale. A livello culturale il passaggio è già stato avviato ma si tratta di un processo lento, irto e difficoltoso, che ognuno ha il compito di realizzare per sé e per ciò che gli
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el a u s s e s à ti t n e di’ L
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compete per riuscire a definire la sua identità di appartenenza nella cultura cui vive (ciò accade perché lo sviluppo individuale, riproduce quello evolutivo della specie: l’ontogenesi ripercorre e rispecchia la filogenesi).
6. L’omosessualità e la ricerca dell’identità omosessuale
Per l'omosessuale, il cammino è sicuramente più arduo: raggiungere una positiva accettazione di sé come tale — premessa necessaria per vivere una sessualità adulta permeata di eros — gli richiede di superare un maggior numero di ostacoli rispetto all'eterosessuale. Nella normalità ogni bambino di sesso maschile viene immediatamente identificato come tale dai genitori, lo stesso vale per la bambina di sesso femminile; i giochi, l'abbigliamento e le attività sportive confermano la definizione del sesso di appartenenza; l'ambiente nel quale il bambino/la bambina cresce gli mostra continuamente coppie uomo-donna, oltre a quella formata dai genitori. Il futuro orientamento sessuale viene dato per scontato dai più ma ciò accade ignorando -o fingendo di ignorare- che può definirsi in senso eterosessuale, omosessuale o bisessuale. Tuttavia l'orientamento sessuale non è affatto scontato, perché è il risultato di complesse interazioni tra fattori biologici (genetici e ormonali), psicologici (le relazioni familiari) e sociali (l'ambiente e la cultura dominante, gruppi e organizzazioni a cui si decide di partecipare, che possono differire, in relazione al peso e all'influenza, da caso a caso). Per l'omosessuale, definire il proprio orientamento è un percorso certamente più complesso, perché richiede per prima cosa il riconoscimento di se stesso come tale e, successivamente, l'accettazione della propria "normalità" da parte degli altri (la famiglia, il lavoro e l'ambiente). Quando si affaccia la fantasia di essere omosessuale, la persona inizia a sentirsi a disagio per “questa sua diversità", perché gli fa temere di non essere accettata, in alcuni casi di non essere accettabile. Tale disagio può essere così forte da durare nel tempo, impedisce quindi di riconoscere la propria omosessualità. Il primo passo da compiere è quindi quello di accettare il proprio orientamento sessuale anche se non in sintonia con quello della maggioranza, ciò accade se può procurare derisione e disprezzo. Questa prima fase critica è condizionata anche dall'atteggiamento dei genitori e ciò vale ancora di più se parliamo di un adolescente o giovane adulto. Nella maggioranza dei casi –sia di adolescenti che degli adulti- il bisogno di condividere il proprio vissuto, spinge la persona a confidarsi ed a cercare nelle relazioni possibili per trovare conferme o modi per superare il malessere ed i quesiti che gli si affacciano, ciò accade nelle relazioni interpersonali (sia omosessuali che eterosessuali) o nell’anonimato (nelle interazioni virtuali che utilizzano le risorse offerte dal web). Poter esprimere i propri dubbi senza essere rifiutati, consente di costruire una fiducia di base negli altri, dalla quale partire, per giungere a una completa accettazione di sé. Per alcuni omosessuali, iniziare ad agire la sessualità può trasformarsi in una prova così inquietante da essere rifuggita. La fuga, specialmente in passato, poteva indurre alcuni ad entrare in seminario (nascondendo così le proprie paure dietro una vocazione reale o meno), oppure a periodiche fughe dalla famiglia, ecc..
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A causa di tutte queste difficoltà che la caratterizzano fin dal suo esordio, la sessualità dell'omosessuale, resta perlopiù intrappolata fra la paura di esprimersi e il bisogno di definire la propria identità, di conseguenza, i rapporti sessuali non vengono finalizzati a vivere l'eros, ma restano al servizio di altri bisogni (al pari di ciò che può avvenire nelle relazioni eterosessuali). In queste circostanze agire la sessualità significa essere scelti e desiderati, e rappresenta spesso l'unico modo per vedere rispecchiata la propria identità (posticcia e flebile).
7. La ricerca del piacere , l’affetto e la riproduzione
L'inesauribile ricerca del piacere sessuale, è fra tutti i piaceri, il più ambito. Il "potere" che il maschio ha acquisito a partire da quella svolta fondamentale che è stata la scoperta della paternità, lo ha autorizzato, e lo autorizza ancora, a cercare il piacere ovunque sia possibile ottenerlo. Sicuramente, come nell'epoca in cui la donna, offrendogli la sua disponibilità, lo mise in condizione di poter soddisfare bisogni e desideri, il maschio vorrebbe che il proprio eros si riflettesse in un'unica persona. Oggi, ciò rappresenta anche l'aspettativa femminile e, di conseguenza, l'aspirazione delle coppie. Tuttavia, poiché realizzare questo obiettivo non è facile, i riferimenti dell'eros maschile continuano ad essere diversi. Dall’esperienza clinica emerge come siano sempre più numerose le richieste di aiuto su questi temi che testimoniano una sessualità vissuta "fuori da sé", orientata alla prestazione, disorientata dal timore dell'inadeguatezza, impoverita dalla mancanza di desiderio una sessualità in cui il desiderio non è più patrimonio del singolo ma sfuma nelle martellanti proposte di sesso avanzate dai media, dove l'immaginario erotico è preconfezionato e, come tale, sbiadito. Ci si può domandare se, nell'attuale scenario di una sessualità ridotta sempre più a prodotto di consumo, si profili una possibilità di riagganciare le determinanti della sessualità dal quale siamo partiti con questo lavoro, dove, il rapporto sessuale era una sintesi tra esigenza biologica, elemento affettivo, aspetto relazionale e sociale o se invece gli aspetti in gioco se ne vanno slegati ognuno per conto proprio. “Va da sé” che l'erotismo si esprime più facilmente quando il proprio percorso di crescita individuale abbia posto le basi per una significativa e corretta ricerca di un piacere che può essere condiviso e che permette un'adeguata valutazione del rischio.
8. Conclusioni
Ciò che caratterizza il concetto di identità sessuale non è solo la sua multifattorialità ma la sua dinamicità. L'identità sessuale degli esseri umani di oggi quindi non è più quella di coloro che in un lontanissimo passato "rubarono" l'intelligenza agli dei, ma non è neanche quella di soli trent'anni fa. Le ricerche di Stoller e Money degli anni Sessanta hanno permesso quindi di chiarire che essere donna o uomo non significa più riferirsi al dimorfismo sessuale come a una sorta di destino biologico di genere che costringeva ciascuno a vivere secondo un ruolo fisso e stereotipato dettato dalla cultura. Da quegli anni fecondi in avanti, la possibile non accettazione intrapsichica del genere (come accade ad esempio nei soggetti che vengono definiti trans gender) e la dinamicità dei ruoli sono state accettate almeno dalla scienza. Gli
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esseri umani hanno attivato, soprattutto a partire dal secolo precedente, qualità e capacità che permettono a ciascuno, in ogni età della vita, di recitare parti che non sono scritte in un copione unico, predefinito, uguale per tutti e immutabile, come avviene invece per gli animali dominati dagli istinti. I ruoli umani variano in dipendenza dell'età, della cultura, della storia personale e possono dunque essere modificati a causa di fattori complessi individuali e sociali.
Questo articolo rappresenta solo una traccia per un possibile percorso di ricerca personale nell’ambito dell’identità sessuale, non è assolutamente da ritenerlo esaustivo.
9. Bibliografia e sitografia consultata
AAVV 2008 Identità senza confini Franco Angeli AAVV 1979 La sacra bibbia nella versione riveduta sui testi originali Casa della Bibbia Ginevra Arru A. La costruzione dell'identità maschile nell'età moderna e contemporanea a cura di Angiolina Arru Biblink 2001 Dottorato di ricerca Storia delle donne e dell'identità di genere. Quaderno Baldaro Verde J. 2007 L’enigma dell’identità in AAVV Transessualità oltre lo specchio EGA Bowlby J. 1989 Una base sicura Raffaello cortina Carli L. 1995 Attaccamento e rapporto di coppia Cortina Daniele S. 2008 Lettera di un padre omosessuale alla figlia Rizzoli Darwin C. 1973 L’origine della specie Newton Compton De Beauvoir S. 1961 Il secondo sesso Il saggiatore Erickson E.H. 1974 Gioventù e crisi d’identità Armando Roma Erickson E.H. 1981 L’adulto Armando Roma Freud S. 1905 Tre saggi sulla teoria sessuale Opere Boringhieri vol IV Farina C. et al 1997 I pilastri dell’identità sessuale in adolescenza in AAVV Il consultorio famigliare CIC Ediz. Internazionali Roma Thoreau E. 1989 Camminare Oscar Mondadori http://www.amando.it/sesso/ http://www.federica.unina.it/lettere-e-filosofia/psicologia-clinica-dello-sviluppo/identita-sessuale-identita-genere/ http://www.psychologies.it/Coppia-e-Sessualita/Uomini-e-Donne/Identita-sessuale http://it.wikipedia.org/wiki/Identit%C3%A0_di_genere http://www.mindcheats.net/2011/07/la-svezia-i-bambini-e-identita-sessuale.html http://www.demonti.net/04%20autostima%20nell%27rientamento%20omoerotico.htm
27 agosto 2011
Dr. Luca Vivaldi
Psicologo ad indirizzo clinico e di comunità - Mental Coach - Formatore Abilitato all’esercizio della professione di Psicologo Iscrizioni: Albo degli Psicologi di Trento 281/99 Registro italiano Professionisti di Coaching 352/05 Master Practictional in Programmazione Neuro Linguistica - Ipnosi clinica - Educazione sessuale - Training Autogeno Via al Castel Penede, 5 38069- NAGO TORBOLE (TN) riceve a Nago (TN) Trento, Verona, Brescia cell. tim +39 (0) 335 83 16 374 mail: luca.vivaldi@gmail.com
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