SUPPORTO PSICOLOGICO in caso di crisi psicologica
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SUPPORTO PSICOLOGICO IN CASO DI CRISI PSICOLOGICA SUPPORTO PSICOLOGICO
Il caso del turismo IN CASO DI CRISI PSICOLOGICA Il caso del turismo
dr. Luca Vivaldi Psicologo
Il viaggio, la vacanza, il turismo (tour-isme=girare) sono attività che ogni individuo realizza; qualcuno la compie poche volte nella vita, altri una o più volte ogni anno. Si tratta di occasioni che prevedono di allontanarsi dalla propria abituale residenza ma anche dalle proprie certezze, ci si allontana per poter incontrare ciò a cui non si è assuefatti, in quanto non si può conoscere ciò che accadrà, ciò che si incontrerà. Per quanto ci si sia preparati, il viaggio include sempre un certo grado di incertezza. Nelle situazioni in cui l’incertezza è presente si presentano sempre -allegate alle primele occasioni per attuare dei cambiamenti, per attuare ciò che risponde maggiormente alle esigenze più intime. Da questo punto di vista si può dire che emergono comportamenti diversi dai soliti, se non altro per il fatto che vengono suscitati in un contesto diverso da quello a cui si è abituati. In tali casi emerge la necessità di renderli nuovamente sensati. Alcuni comportamenti rimarranno identici nella forma, a quelli che sono stati messi in atto, mentre nella sostanza aderiranno maggiormente al sentire, ai bisogni e desideri di chi li attua. In una situazione nuova e in un ambiente nuovo, spesso lontano dall’abituale i comportamenti che vengono attuati possono diventare facilmente comportamenti critici. Più o meno per tutti, l’allontanarsi dall’abituale, equivale a “poter contare su meno risorse personali”, almeno nell’immediato. Ma dove si manifesta la criticità dei comportamenti? Essa si evidenzia quando: o vengono attuati comportamenti che “sono altrettanto nuovi quanto lo è la situazione”, cioè non sono di routine non sono ben conosciuti, o vengono realizzati accettando di assumere un livello di rischio maggiore di quello cui si sarebbe stati disposti in una situazione più ordinaria.
In vacanza si parla spesso del “dolce far niente”; come se fosse capacità diffusa quella di restare realmente senza far niente per più di 2 – 5 secondi. Se abbandoniamo questo luogo comune ed entriamo nel concreto, ci accorgiamo che questo “non far niente” corrisponde a molti comportamenti, solo che vengono eseguiti spogli “della normatività e della doverosità propri del rapporto lavorativo” o spogli “dei vincoli e necessità di cui sono spesso intrisi la maggior parte delle relazioni interpersonali e “rapporti sociali” in cui l’individuo vive e da cui l’individuo sente il piacere o la necessità di allontanarsi o cerca di distaccarsi per un po’ con la vacanza.
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Li accenno solamente e in rapida carrellata i comportamenti rappresentativi che vengono espressi per descrivere la propria vacanza (li prendo da una ricerca effettuata da Tanucci nel 1988): conoscere persone nuove, stare con gli amici, divertirsi, vivere più intensamente, dedicarsi allo sport, prendere il sole, fare cose diverse dal solito, stare lontano dalla gente, sentirsi liberi, stare a contatto con la natura, fare una vacanza di riequilibrio, stare lontano dal lavoro, fare movimento, tenersi in forma, stare con la famiglia, tornare nei luoghi di origine, leggere o studiare, dormire finchè si vuole, fare belle mangiate, non avere niente da fare, riposare e stare tranquilli. L’elenco potrebbe continuare ma contiene già comportamenti nuovi a fianco di comportamenti conosciuti da ognuno dei lettori di questo articolo.
Ognuno di voi lettori può sentirsi in questo modo: può dire “questo l’ho fatto oppure lo faccio”, o ancora “ah questo non l’ho mai fatto però è interessante, me lo devo ricordare alla prossima vacanza”.
Si tratta di comportamenti che conducono ad esperienze abituali o comportamenti che conducono a esperienza nuove e creative; entrambi possono condurre ad esperienze confortevoli, gratificanti, piacevoli e entusiasmanti. In alcuni casi i comportamenti attuati possono condurre ad esperienze “difficili” e moleste per l’equilibrio individuale (fisico o mentale) in tali casi si tratta di situazioni che possono mettere in evidenza sintomi di disagio psico-emotivo. Mi occuperò di quest’ultimo gruppo di eventi nel seguito di questo articolo in quanto è in linea con il titolo che mi è stato richiesto.
LE ESPERIENZE DIFFICILI DURANTE UNA VACANZA E’ noto che eventi imprevisti, scioccanti o sconvolgenti producono un impatto emotivo notevole, producono reazioni a volte intense e pongono l’individuo in una condizione di incertezza, indecisione e anche disorganizzazione. In questi caso lo stato dell’individuo segnala la rottura dell’equilibrio precedente, segnala un cambiamento rispetto al prima. L’equilibrio precedente che non necessariamente era positivo e “sano”, ma poteva essere negativo e patologico. L’individuo ora rimane nell’attesa del ripristinarsi di un equilibrio, uguale a quello precedente oppure nuovo, e quindi diverso. Gli eventi che possono indurre alla crisi (chiamati fattori di rischio) possono essere innumerevoli, li distinguo in interni e esterni. o Quelli interni sono spesso legati ad un particolare momento della vita (adolescenza, vecchiaia, menopausa) o ad una vulnerabilità generale dell’individuo legata alla struttura o ai tratti di personalità come la difficoltà ad affrontare il “dubbio” la necessità di tenere tutto sotto controllo, la difficoltà ad affrontare eventi di separazione o perdita (si pensi all’allontanamento dal luogo di origine, dagli affetti, dalle persone significative), o di rinunciare alla propria
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onnipotenza, o di tollerare le frustrazioni (si pensi alle delusioni, alle sorprese negative). o I fattori esterni sono legati all’ambiente, sono dovuti ad eventi legati al lavoro, alla famiglia o che coinvolgono più persone (per es. perdita del lavoro, abbandono, abuso, incidente stradale). Elemento sempre presente nella crisi è lo stato emotivo, esso può essere più o meno imperioso e comportare un certo grado di sofferenza (più o meno elevato, più o meno acuto), o manifestare sentimenti ed emozioni a valenza positiva, quali l’ottimismo e la speranza. La sofferenza e l’emotività conducono l’io del soggetto alla regressione (segnalata dal sentire il bisogno di chiedere aiuto, di piangere, avere accessi d’ira), questa da un lato rende l’individuo ancora più vulnerabile, dall’altro gli facilita la possibilità di chiedere aiuto. Le reazioni attuate dall’individuo in crisi sono diverse: comportamenti più o meno normali/anomali e più o meno adattivi/disadattivi (la fuga, l’aggressività rivolta a sé o agli altri, l’immobilismo, la passività) Tra i comportamenti eccessivi e disadattivi segnalo senza dubbio il suicidio come ultima e paradossale via per la risoluzione definitiva del problema.
Le reazioni si dicono adeguate alla situazione quando sono finalizzate ad affrontare la difficoltà o il pericolo percepito dal soggetto: esse assolvono alla funzione fondamentale di autoconservazione dell’individuo. La stessa richiesta di aiuto è una delle possibili reazioni dell’individuo alla crisi. Le reazioni sono invece inadeguate quando si manifestano con reazioni intense, con emozioni di paura o allarme lancinanti, con sentimenti di impotenza insopportabili da cui possono derivare reazioni comportamentali impulsive e inadeguate che -invece di ridurre- aumentano gli effetti negativi e i rischi; tutto ciò finisce per complicare la situazione e crea situazioni di pericolo alla persona stessa e/o disagio in chi le stà attorno.
La persona coinvolta in un evento difficile vissuto timore, con sentimenti di solitudine, senso di abbandono e con una reazione di intensa impotenza, lo vive con la sensazione di essere in balia degli eventi, può presentare stati di malinconia, reazioni eccessivamente aggressive (eterolesive o autolesive) o con marcata apatia (voglia di nulla, completa assenza di piacere per alcunchè) e difficoltà a portare avanti o riprendere le fondamentali abitudini di vita. Nei casi più difficili questi sintomi possono persistere anche molto tempo dopo l’evento/situazione critica.
Possiamo trovare allora un quadro di crisi che può risolversi in breve tempo se la persona trova il supporto e le risorse opportune, o tale quadro può condurre alla psicopatologia se non trova le risorse opportune. A titolo esemplificativo la letteratura del trauma psichico indica che si possono generare il "Disturbo d’ansia generalizzata", il "Disturbo da attacchi di panico" o il "Disturbo post3
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traumatico da stress", “Disturbi del sonno”. In altri casi la persona può vedere compromesse le sue capacità relazionali, in altri ancora può agire con disattenzione e attuare condotte a rischio (senza accorgersene) e produrre incidenti causando gravi conseguenze a sé o ad altri.
INTERVENTO PSICOLOGICO POSSIBILE Prendiamo per un attimo l’accezione comune di crisi, con la quale si intende una “rottura”, in genere improvvisa di una condizione di equilibrio, associata ad instabilità, pericolo e tendenza ad agire per recuperare l’equilibrio. Nella crisi i due elementi cardine sono: o la critica o capacità di giudizio per sé e per gli altri (ma anche la capacità di conoscenza) e o la scelta, decisione, desiderio, e volontà di trovare una soluzione, di uscire da una situazione (che di per sé stessa è vissuta come temporanea).
La crisi rappresenta un occasione di svolta che potrà avere per esito un nuovo equilibrio, essa rappresenta quindi l’occasione per modificare l’equilibrio preesistente e per favorire l’evoluzione e la maturazione della persona coinvolta. Per favorire la risoluzione positiva della crisi sono importanti le capacità del soggetto, quella di chiedere e ricevere l’aiuto necessario e la possibilità di ricevere un adeguato e non stereotipato intervento competente, quest’ultimo è straordinariamente necessario per attivare la funzione potenzialmente evolutiva insita in ogni situazione di crisi. Gli interventi psicologici possono pertanto consistere in colloqui individuali, colloqui di coppia o incontri di gruppo. L’obiettivo è quello di permettere alla persona richiedente (ed eventualmente al suo entourage) di affrontare le difficoltà ed i disagi che l’hanno trovata indifesa e collocare queste difficoltà in una cornice maggiormente gestibile in modo da avere più chance nell’affrontare e risolvere il problema. Il fine è quello di evitare alla persona di sviluppare in futuro disturbi maggiori. Nel maggior numero di casi, risolta la crisi la persona può recuperare un suo rinnovato equilibrio e con esso perdere il problema ed i sintomi ad esso collegati, molto spesso le si aprono nuove prospettive e svaniscono anche altri problemi. In alcuni casi può essere necessario un supporto farmacologico parallelo (che lo psicologo non può dare) oppure possono emergere indicazioni di utilità ad intraprendere un nuovo trattamento psicoterapeutico.
L’intervento dello psicologo mira all’"elaborazione del disagio" ed è specifico caso per caso. Per sommi capi posso dire che nel caso di bambini è utile interloquire con i genitori, ciò al fine di favorire nel piccolo l’espressione delle emozioni individualmente o in gruppo attraverso le attività espressive (come il gioco, il disegno, la drammatizzazione). Nel caso di anziani è importante favorire l’"elaborazione della situazione", specialmente nei casi in cui l’evento ha avuto per conseguenze situazioni o
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pensieri che non si integrano facilmente alla storia ed al suo equilibrio (nella mente dell’anziano), oppure che modificano in modo brusco la sua esistenza. Ricevere l’opportuno sostegno psicologico per la gestione delle situazioni emotive avverse o abnormi che prendono origine da situazioni o passaggi personali o relazionali difficili, forti, eccessivi per il proprio equilibrio, significa anche affrontare ciò che la vita presenta nel modo e nel momento in cui lo presenta, significa mettere le basi affinché quell’esperienza diventi un esperienza di crescita e sviluppo, eviti invece di diventare l’opposto: bloccante e schiacciante, vincolando, pregiudicando e limitando l’evoluzione che rimane in tal caso segnata.
Pur augurandomi che non si verifichino situazioni di crisi psicologica, in persone che vogliono riequilibrarsi nello spirito e nel fisico, con la scelta di una vacanza e con un viaggio. So’ che il funzionamento mentale ha una profondità tale per cui non è difficile vedere emergere delle difficoltà e sofferenza psichica o relazionale pur senza scorgerne il motivo. Troppo spesso si dice acriticamente che “bisogna andare avanti lo stesso”, che “bisogna fare lo stesso e arrangiarsi”. Ciò è saggio, ciò è potenzialmente evolutivo, ciò è accettabile … se si è in grado di superare la situazione e se le difficoltà dopo un po’ sfumano e spariscono lasciandoci liberi di scegliere. Se invece le difficoltà sono troppo rilevanti, troppo presenti o sono troppo persistenti, è molto più saggio chiedere aiuto e permettere che “la macchia sulla tela di oggi, possa con gradualità e genialità diventare la tela del bellissimo quadro dai mille colori di domani”.
24 febbraio 2007
Luca dr. Vivaldi
Psicologo ad indirizzo clinico e di comunità - Mental Coach - Formatore Master Pratictional in Programmazione Neuro Linguistica - Ipnosi clinica - Educazione sessuale - Training Autogeno Abilitazioni: Albo degli Psicologi di Trento 281/99 Registro italiano Professionisti di Coaching 352/05 Via Castel Penede, 5 NAGO 38069- NAGO – TORBOLE (TN) riceve a Trento Verona Brescia cell. +39 (0) 335 83 16 374 mail: luca.vivaldi@gmail.com sito web: http://artiemestieri.tn.it/Members/lucav
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