stress
Nella mia attività propongo Tecniche di gestione, di evitamento, di riduzione dello stress e dei disagi a questo collegati.
In questa pagina c'è:
1. Lo Stress
Hans Selye nel 1936 definì con il termine stress, la reazione biologica dell’organismo alla presenza di un agente stressante (detta stressor); l tale reazione è volta a ristabilire la condizione precedente (detta omeostasi). La risposta dell’organismo allo stress attraversa tre fasi:
- Allarme: che comporta modificazioni di carattere biochimico e ormonale;
- Adattamento: l’organismo per adeguarsi alla nuova situazione si organizza in senso difensivo;
- Esaurimento: se la stimolazione perdura, avviene il crollo delle difese e sopraggiunge l’incapacità di adattarsi ulteriormente.
Si distinguono due tipi di stress: uno benigno, adattivo e uno dannoso, disadattivo che non porta all’omeostasi. Se il soggetto è in grado di adottare una strategia adeguata, si potrà avere un miglioramento della performance (si parla allora di eustress). In caso il soggetto non riesca ad adattarsi profittevolmente si avrà il peggioramento della performance (siamo nel campo del distress) e compaiono sia sintomi di tipo psicologico (nervosismo, tensione, depressione, irritabilità), sia disturbi fisici (disturbi digestivi, difficoltà respiratorie, alterazioni del ritmo cardiaco, mal di testa, nausea, debolezza e altro).
Nel 1984 Lazarus e Folkman ridefiniscono lo stress come una transizione fra la persona e l’ambiente, nella quale la situazione è valutata dall’individuo come eccedente le proprie risorse e tale da mettere in pericolo il suo benessere. Al soggetto viene riconosciuto un ruolo attivo nell'influenzare l'impatto che ha con il fattore stressante: le possibilità derivano da strategie cognitive, emozionali e comportamentali finalizzate al controllo delle proprie reazioni emotive. Oltre agli stress psicofisiologici esistono anche gli stress psicosociali. Particolare rilievo assumono gli eventi fondamentali della vita che costringono la persona ad affrontare dei cambiamenti significativi nella propria vita e richiedono sforzo ed adattamento.
2. Quando lo stress è troppo, il passaggio al burnout è breve
Il termine burn-out che significa bruciato, scoppiato, è preso dal giornalismo sportivo anglosassone, dove viene ascritto al brusco calo di rendimento di un atleta dovuto al venire meno della motivazione (Freudenberger 1974). Con tale termine F. indica una condizione d’esaurimento fisico ed emotivo, determinata dalla tensione emotiva cronica creata dal contatto e dall’impegno continui ed intensi con le persone, i loro problemi e le loro sofferenze. In seguito un'altra autrice (Cherniss 1982) ha osservato e descritto la Sindrome di burn-out in operatori di Servizi Sociosanitari e l'ha messa in relazione con
- massicci processi di ristrutturazione,
- con processi di ridefinizione delle identità professionali,
- con assetti organizzativi squilibrati,
- con stili di comunicazione problematici,
- con carenza di adeguati sistemi premianti,
ha evidenziato così i fattori di rischio e di protezione.
Il burn-out è la risposta ad una situazione avvertita come intollerabile, dove l’operatore percepisce il perdurare di una incolmabile distanza, tra quantità di richieste rivoltegli dagli utenti e risorse per rispondere positivamente a tali richieste (individuali e organizzative). Da qui deriva un senso di impotenza acquisita, dovuta alla convinzione di non poter fare nulla per modificare la situazione, che si presenta nell’incongruenza tra ciò che il soggetto ritiene l’utente si aspetta e ciò che invece è in grado di offrirgli nel suo servizio. Ciò porta ad un esaurimento di energie che può avere molteplici manifestazioni:
- • Sintomi fisici, quali la fatica, frequenti mal di testa, disturbi gastrointestinali, insonnia,
- cambiamenti nelle abitudini alimentari, uso dei farmaci;
- • Sintomi psicologici, ad esempio, senso di colpa, negativismo, alterazioni dell’umore, scarsa fiducia in
- sé, irritabilità, tensioni, scarsa empatia e capacità di ascolto;
- • Reazioni comportamentali sul luogo di lavoro, quali assenze o ritardi frequenti, tendenza ad evitare
- contatti telefonici e a rinviare gli appuntamenti, scarsa creatività, ricorso a procedure standardizzate;
- • Cambiamenti di atteggiamento nei confronti dei pazienti, quali chiusura difensiva al dialogo,
- cinismo, spersonalizzazione nei rapporti , distacco emotivo e indifferenza ai problemi dell’altro.
3. Il Burn-out
La caratteristica distintiva del burn-out (Faber 1983) è che questo non è tanto il risultato dello stress in sé, ma dello stress non mediato, cioè dall’essere stressato senza via d’uscita, senza elementi di moderazione, senza sostegno (assenza solo percepita o che reale). In pratica è uno stress prolungato nel tempo (personale o lavorativo) caratterizzato dalla percezione del soggetto di essere in una situazione senza prospettive, di non intravedere una via d’uscita. Maslach mette in evidenza il ruolo degli elementi organizzativi del lavoro come fattori di rischio e dà una definizione operativa di Sindrome di Burn-out identificandone i diversi profili (Maslach 1976, Maslach 1982):
- Esaurimento Emotivo: si riferisce alla perdita di energia ed alla sensazione di aver esaurito le proprie risorse emozionali per affrontare la realtà quotidiana. Fa sì che la persona si senta emotivamente svuotata e annullata dal proprio lavoro, e cerchi di evitare il coinvolgimento riducendo il contatto con le persone per distaccarsi psicologicamente dalla situazione. Coesiste con sentimenti di frustrazione e di tensione che aumentano nel momento in cui gli operatori si accorgono di non poter dare più se stessi e di non poter essere più responsabili degli utenti come avvenuto in precedenza. Un sintomo eclatante è il terrore all’idea di doversi recare al lavoro il giorno seguente.
- Depersonalizzazione: si presenta come un atteggiamento di allontanamento e di rifiuto nei confronti di coloro che richiedono o ricevono la prestazione professionale, il servizio o la cura. Consiste nel trattare i clienti come oggetti e non come persone; distacco e insensibilità verso gli utenti, i collaboratori e l’organizzazione sono le manifestazioni più tipiche. I sintomi includono l’uso di un linguaggio denigratorio, risposte comportamentali negative e sgarbate, pause e conversazioni prolungate con i colleghi. Inoltre l’operatore tenta di sottrarsi al coinvolgimento, limitando la quantità e la qualità dei propri interventi professionali, fino a fuggire dalle richieste di aiuto e sottovalutare i problemi dell’utente.
- Ridotta Realizzazione Personale: si riferisce a un sentimento di fallimento professionale perché l’operatore percepisce la propria inadeguatezza al lavoro; è la tendenza ad autovalutarsi negativamente. Il declino della sensazione di competenza professionale è data anche dal fatto che l’operatore si sente in colpa per il disinteresse e l’intolleranza verso la sofferenza degli altri e per le relazioni disumanizzate che ha instaurato con gli altri; quindi si ha una caduta dell’autostima e della fiducia nelle proprie capacità personali e professionali.
Per la Maslach (1978) il burn-out non è tanto lo stress ma la sua conversione in atteggiamenti di distacco emozionale e di meccanicità dei comportamenti dell’operatore, che assumono una valenza di barriera difensiva . Non c’è dunque una risposta predeterminata ad ogni tipo di stress ma questa dipende dal mix di mediatori psicologici (quali valori e abilità di coping) e dei mediatori situazionali cui un individuo può ricorrere di volta in volta. Maggiori saranno i mediatori disponibili in una particolare situazione minori saranno le probabilità di un esito patologico dell’evento stressante verificatosi. Si può intervenire preventivamente sugli individui per prevenire situazioni di crisi se si rafforzano le loro risorse sia psicologiche sia situazionali. Il processo di burn-out, non prevenuto né contenuto, può cristallizzarsi in una entità clinica, può invalidare il soggetto fisicamente e psichicamente, può incidere negativamente nei rapporti familiari, amicali e relazionali in genere, può costare molto all’organizzazione in termini di errori, di mal funzionamento e di clima operativo sterile o negativo e inconcludente.
4. Come riconoscere il Burn-out
-Sul lavoro: Mi sento stressato/a, dis-interessato/a, de-motivato/a!
-Con i colleghi, con gli utenti, e con gli altri mi sento spesso reattivo/a, rigido/a, egoista … intrattabile!
-Il mio lavoro non centra nulla con la mia crescita personale!
-C’è qualcosa che proprio non mi va giù!
-Mi sento frustrato/a, mi sento svuotato/a!
-Non so’ a chi posso chiedere aiuto quando ho bisogno!
-Non so’ affrontare diversamente la situazione!
E' possibile individuare altri indici di sofferenza utilizzando la tabella a questo link:
5. Bibliografia
Balint M. (1961). Medico, paziente, malattia, Feltrinelli, Milano; Bandolato G. (1993) Le donne nelle professioni d’aiuto. Una ricerca sul burnout femminile, Borla, Roma; Bateson G. (2000). Verso un’ecologia della mente, Adelphi, Milano; Boccalon P. Bigazzi E. e al. (2002 b). Stress e burnout tra gli operatori sanitari: primi risultati di un’indagine sul personale di in un’Azienda Ospedaliera.Workshop I Rischi Psicosociali sul lavoro: stress occupazionale e disadattamento lavorativo, Pisa; Cherniss C. (1982). Staff Burnout Job stress in the Man Service, Beverly Hills Stage Publication, trad. it. a cura di Bisiach V., Rossati A. (1983), La sindrome del burnout. Lo stress lavorativo nei Servizi Sanitari, Centro scientifico Torinese, Torino; Maslach, C. (1992). La syndrome del Bournout Cittadella Assisi; Selye H. (1957). Stress, Edizioni scientifiche, Einaudi, Torino; Spaltro E. (1981). Soggettività, introduzione alla psicologia del lavoro, Patron, Bologna; Winnicot D.W. (1970). Sviluppo affettivo ed ambiente , Armando Editore, Roma; Zani B.,Cicognani E .(2000). Psicologia della salute, il Mulino, Bologna.
Articoli:
Cosa si può fare per affrontare lo stress individuale o organizzativo: lo annuncia un videoclip introduttivo alla RESILIENZA PSICOLOGICA: http://www.youtube.com/watch?v=0oDzmXLaCfU&feature=related
Alla Pagina Corsi di Formazione , rilassamento e la concentrazione
pagina home di Luca Vivaldi