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Coaching Smetti di temporeggiare


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SMETTI DI TEMPOREGGIARE
di

dr. Luca Vivaldi Psicologo e Mental Coach

Questo articolo è stato scaricato all’indirizzo: http://artiemestieri.tn.it/Members/lucav/temp
Per pubblicare gratuitamente brevi brani dell’articolo è fatto obbligo citare la fonte e l'indirizzo internet completo; è necessario, inoltre, chiederne formale permesso all'autore.

Il documento contiene i seguenti paragrafi:

1. IL PROCESSO DI PROCRASTINAZIONE 2. TIPOLOGIE DI TEMPOREGGIATORI 3. MENTAL COACHING PER SMETTERE DI RINVIARE

Cos’è un temporeggiatore, cosa cerca, cosa nasconde, quale clima costruisce attorno a sé, cosa capita di dover gestire ai loro collaboratori o partner, cosa è possibile fare per loro, cosa può decidere di procurarsi un temporeggiatore che ha deciso di voler evitare il blocco o di voler evitare di lasciarsi sommergere dalle responsabilità dei suoi “atti mancati”. A questo risponde il presente documento si tratta di una sintetica panoramica orientativa su un altro modo di gestire gli impegni quotidiani. Un interessante sito, www.43things.com , presenta un’idea geniale e semplicissima: consentire agli utenti di pubblicare le loro liste TODO (dall’inglese to do: fare), ovvero le cose da fare. Il risultato è un enorme contenitore dove è possibile vedere cosa ‘il mondo’ (della rete) vuole fare e, volendo, sentirsi confortati dal fatto che ci sono anche altre persone che hanno gli stessi obiettivi. Il sito consente, infatti, di osservare quante altre persone si stanno concentrando sugli stessi compiti, scopi, obiettivi, impegni e permette di leggere le loro TODO list, spesso commentate anche da chi ce l'ha fatta. Inaspettatamente, il compito su cui si sta concentrando il mondo intero (almeno quella parte iscritta al sito) è quello di smettere di procrastinare. Lo sforzo, per tutti, è quello di sconfiggere quello che viene definito il Delmore Effect: ovvero il fatto che gli individui tendono a porsi obiettivi più chiari per il raggiungimento di priorità di minore interesse e rilevanza per se stessi, mettendo in ombra quelli maggiormente importanti. La maggior parte delle persone ha rimandato un compito importante almeno una volta nella vita, cercando di evitare un rischio o provare qualcosa di nuovo, rimanendo a casa, restando attaccata al solito lavoro, ammalandosi di fronte ad un compito sgradevole, evitando confronti o decisioni, dando la colpa ad altri o agli eventi per la propria infelicità o per evitare di fare qualcosa, elaborando grandi progetti senza portarli a termine o mantenendo un numero talmente elevato di attività sociali e ricreative tale da rendere impossibile lo svolgimento di compiti importanti. Da quanto ora accennato appare evidente che il rimandare è un atteggiamento frequente, ma non è semplice! Coinvolge stati emozionali, abilità, pensieri, attitudini ed altri fattori di cui si può essere poco consapevoli. Inoltre le cause e le dinamiche che soggiacciono al comportamento in esame possono variare da persona a persona e da compito a compito per lo stesso soggetto. La procrastinazione è un fenomeno “particolare”, il cui apparente obiettivo è quello di rendere la vita più


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confortevole e gioiosa, ma nella maggior parte dei casi conduce a stress, disorganizzazione e frequenti fallimenti.

1. IL PROCESSO DI PROCRASTINAZIONE
1. 2. 3. La persona desidera raggiungere un risultato, di solito si tratta di un obiettivo valutato come importante e desiderabile per sé e per gli altri: “Devo cominciare a…” La persona temporeggia, concentrandosi brevemente e superficialmente sui vantaggi che otterrebbe dal cambiamento: “Lo farò domani quando non ho così tanto da fare” La persona rimanda ulteriormente e diviene più critica nei propri confronti: “Avrei dovuto iniziare prima”, e trovando delle scuse: “Non potevo davvero andare via presto dalla festa la notte scorsa, i miei migliori amici erano là”. E’ possibile che la persona inizi a nascondersi e fingere di essere occupato, o mentire a se stessa immaginando di avere altri obblighi La persona rimanda ulteriormente, finché arriva il momento in cui il compito deve essere svolto per forza e di solito ciò avviene in tutta fretta: “Come al solito l’ho fatto con l’acqua alla gola”, oppure non avviene affatto: “Non ce la posso fare!” La persona si incolpa e si giudica negativamente: “C'è qualche cosa di sbagliato/che non va in me”, e giura di non rimandare più oppure minimizza il valore del compito: “Non era così importante” La persona a breve distanza dall’evento ripete il processo su altri compiti importanti, come se fosse una dipendenza, una coercizione
(Adattata, da Ellis e Knaus, 1977; Burka e Yuen, 1983)

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Alcune ricerche hanno mostrato che il 70% delle decisioni dell’anno nuovo vengono abbandonate il primo febbraio. In realtà il temporeggiamento è uno stile di comportamento volto a fronteggiare (anche se in modo errato) le proprie reazioni emotive: la paura del fallimento o del successo è l’emozione più comune (e comprende il panico di fronte a mete impossibili), ma anche la rabbia è un’emozione frequente (comprende la ribellione nei confronti della percezione di controllo o imposizione dall’esterno). Altri aspetti riguardano la sgradevolezza nei confronti del compito, l’interferenza di uno stato depressivo (il fallimento dovuto al temporeggiamento può avere effetti deprimenti) e la ricerca del piacere. Dryden e Gordon sottolineano tre cause principali del procrastinare: l’ansia, la bassa tolleranza alle frustrazioni e la ribellione. Il modo più saggio di agire nella maggior parte dei casi sarebbe semplicemente quello di svolgere il compito sgradevole appena possibile, quando c’è abbastanza tempo per farlo in modo corretto e senza ‘prolungare l’agonia’. Ma quali sono le ragioni di questo stile di comportamento? 1. La prima ragione è che si prova piacere nel definire delle mete e dichiarare che si sta andando verso un cambiamento ‘prima o poi’. 2. La seconda in ordine di importanza è che l’indugiare riduce il tempo che sarebbe dedicato a lavorare sul compito (quindi lo si utilizza nel fare altro). 3. La maggior parte delle volte il compito sgradevole è evitato del tutto e quindi viene evitata la sensazione sgradevole di confrontarsi con la realtà da affrontare. Abbiamo detto che le cause principali del procrastinare sono l’ansia, la bassa tolleranza alle frustrazioni e la ribellione. Vediamo in che modo ciò avviene: L’ansia può emergere quando l’attività è percepita come un attacco alla propria autostima: per esempio chiedere a qualcuno/a di uscire temendo il rifiuto (che confermerebbe il fatto di non essere attraente), oppure fare una proposta che si teme venga rifiutata (confermando i dubbi in merito alla propria mancanza di qualità/competenza). Evitare queste attività aiuta a tenere sotto controllo l’ansia e le conseguenze temute. Questo funziona solo a breve, ma mantiene il problema a lungo termine. La bassa tolleranza alle frustrazioni si riferisce all’incapacità percepita (e non sempre confermata) di sopportare le frustrazioni: il lavoro duro e le sensazioni poco o per nulla confortevoli. Alla base di tutto ciò vi è l’idea di non essere in grado di sopportare in futuro, il

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dolore o il fastidio prevedibile nel presente. Ad esempio, il cliente vuole avere un fisico in forma ma lo sforzo necessario per raggiungere questo obiettivo è considerato “troppo” o pur facendo molto non si recuperano risultati congrui o soddisfacenti. Nel caso della ribellione, il procrastinare i propri compiti, si configura come un modo per esprimere la rabbia nei confronti di altre persone, in particolare quando si percepisce che i compiti sono imposti dall’esterno.

2. LE TIPOLOGIE DI TEMPOREGGIATORI
Può essere utile riflettere nei termini di due tipologie principali di temporeggiatori: uno teso e preoccupato e l’altro rilassato e alla ricerca di piacere. Il tipo teso e preoccupato percepisce la forte pressione del compito e teme il fallimento; quello rilassato sente il fastidio prodotto dal lavoro che deve compiere e lo elimina, lo dimentica. Il tipo teso-preoccupato è come se fosse sommerso dalla pressione, incapace di gestire il proprio tempo, incerto sulle proprie mete, insoddisfatto dei successi, indeciso. Incolpa gli altri o le circostanze per i propri fallimenti, non ha fiducia in se stesso e a volte è un perfezionista. Le paure che sottostanno a questo stile di comportamento sono quella del fallimento, della mancanza di abilità, dell’essere non perfetto. Questa persona ha paura di essere giudicata e crede che il proprio valore sia determinato da ciò che fa e che ciò rifletta il proprio livello di abilità. In questo modo raggiungerà alti livelli di stress e quando tenterà di sfuggire alla tensione cercando una qualsiasi forma di relax non sarà in grado di trarne piacere poiché sarà divorato dal senso di colpa. Il tipo rilassato-che ricerca il piacere a prima vista- sembra meno complicato, ma un’osservazione più accurata dei pensieri e delle emozioni sottostanti suggerisce conclusioni diverse. Solomon e Rothblum (1984) hanno riscontrato che questa tipologia è molto più frequente tra gli studenti universitari, mentre Ellis e Knaus (1977) lo identificano come il temporeggiatore “facilmente-frustrato” e indulgente verso se stesso. Questi procrastinatori possono dipendere molto dagli altri e richiedere amore, attenzione e approvazione dai pari. Ai bisogni affettivi si aggiungono poi i loro pensieri; in particolare il loro sistema di convinzioni di base è centrato sul pensiero che le méte a lungo termine richiedono troppo lavoro sgradevole e duro per essere raggiunte. Per il tipo rilassato qui in discussione la méta non vale lo sforzo, soprattutto se il lavoro da intraprendere è visto come sgradevole o stupido. I tipi rilassato nel procrastinare: possono arrivare a sviluppare pensieri del tutto controproducenti: “Non ce la faccio ad annoiarmi così a lungo”, “Prima di iniziare mi serve l’ispirazione”, “Odio questo lavoro ed il mio superiore che me lo ha richiesto”, “Se non mi piace fare qualche cosa non vedo perché dovrei farla”) rinviando il più possibile e trovando qualcosa di più piacevole da fare. Più recentemente Sapadin e Maguire (1997) concentrandosi sulle caratteristiche delle famiglie d’origine e sui tratti di personalità, hanno classificato i temporeggiatori in sei tipologie: il “perfezionista” ovvero chi teme di fare qualsiasi cosa che non sia perfetta; il “sognatore” che ha grandi idee ma odia occuparsi dei dettagli dei propri progetti; l’“apprensivo” che pensa che le cose non vadano mai bene e teme che dei cambiamenti le peggioreranno; il “diffidente” che si oppone al fare qualsiasi cosa gli venga proposta o suggerita da un altro; il “creatore di crisi” che riesce a trovare, spesso dopo un pò di tempo, un grosso problema o un ostacolo in ogni progetto; lo “sgobbone” che si assume troppi incarichi contemporaneamente.

3. MENTAL COACHING PER SMETTERE DI PROCRASTINARE
Partendo dall’assunto che il rimandare in sè non è il problema, quanto piuttosto uno stile di comportamento che cerca di offrire un sostegno alle paure sottostanti, alle incertezze e all’antipatia verso lavori sgradevoli, diventa logico supporre che il Cliente procrastinatore dovrà prima o poi avere l’occasione di confrontarsi con i propri problemi, le paure di fondo, gli atteggiamenti e le idee irrazionali. A tale evento può essere mosso da un io sufficientemente forte, da un superio che gli impedisce di raccontarsi fantasie e lo obbliga ad affrontare le tappe, da una terza persona che non accetta le

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giustificazioni che il cliente si da, e le propone, ma lo obbliga a vedere la realtà con occhi più critici e in prospettiva che volgono al positivo. Un percorso per smettere di temporeggiare può rivolgersi a alla riduzione o al ridimensionamento della spiacevolezza nei confronti dell’attività da effettuare e dell’ansia da questa generata, all’utilizzo di tecniche di programmazione più oculate e alla mappatura di scopi ed obiettivi più realizzabili e realistici al riconoscere e riappacificarsi con le proprie reazioni emotive e con i pensieri che le attivano, allo sviluppare capacità di controllo sugli eventi, a partire da considerazioni più corrette su quanto emerge dai risultati fin lì ottenuti. Un lavoro che può essere condotto parallelamente a quanto sopra è quello di utilizzare un diario su cui annotare i pensieri e i sentimenti che si associano all’attività in corso, ciò al fine di individuare le paure, le giustificazioni, gli altri bisogni e le abitudini che alla fine deviano l’attenzione e le energie da dedicare al compito importante. Quest’ultimo intervento può aumentare l’autoconsapevolezza e dar luogo ad insight (intuizioni) che si riflettono poi nell’acquisizione di nuove possibilità di dialogo con se stessi.

Bibliografia consultata
Giusti e Proietti La delega direzionale: psicologia e metodi per delegare in azienda Roma Sovera multimedia 1996 Fiore The new habitat: a strategic program for overcoming procrastination and enjoying guilt-free play Tarker 1989 Dryden e Feltham Dizionario di counseling Roma Sovera multimedia 1995. Solomon e Rothblum Accademic Procrastination: Frequency and cognitive-behavioral correlates, Journal of Counselling 1984 Ellis e Knaus Overcoming Procrastination, New York Institute for Rational Living 1977 Sapadin e Maguire It’s about time: the six styles of procrastination and how to overcome them Pinguin USA 1997 Dryden e Gordon Tra me e lui: i nodi da sciogliere per stare bene insieme Bologna Calderini 1996

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16 luglio 2009

Luca dr. Vivaldi
Psicologo ad indirizzo clinico e di comunità - Mental Coach – Facilitatore la comunicazione nei gruppi Master Practitional in Programmazione Neuro Linguistica - Educazione sessuale - Training Autogeno Abilitato all’esercizio della professione di Psicologo Iscrizioni: Albo degli Psicologi di Trento 281/99 Registro italiano Professionisti di Coaching 352/05 Via al Castèl Pénede, 5 (Ex via Castel Penede, 1) Riceve a Nago (TN) e Cognola di Trento-38050 Cell. +39 (0) 335 83 16 374 Sito web: http://artiemestieri.tn.it/Members/lucav

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