L'uovo oggi o la gallina domani?
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È preferibile un uovo oggi o una gallina domani?
Nell’articolo vengono proposte speculazioni a favore dell’una e dell’altra ipotesi
Articolo consigliato al lavoratore di oggi ed a chi vuole impostarsi un futuro
dr. Luca Vivaldi Psicologo
e Mental Coach Professionale
Indice paragrafi
1. La favola di Esopo 2. Le tre risorse 3. Capacità di produzione e organizzazioni 4. I bisogni individuali nell’organizzazione
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L’articolo trae spunto da due saggi: I sette pilastri della famiglia di Covey e Psicologia per le organizzazioni di Spaltro, citati in bibliografia.
1. La favola di Esopo
Inizio questo articolo con il racconto della favola di Esopo che molti hanno sentito, ma è probabile non conosceranno sotto questo nome, per cui sarà opportuno riproporla nella sua essenza.
La gallina dalle uova d'oro. Essa racconta di un povero contadino che un giorno scopre nel nido della sua gallina preferita un lucente uovo d'oro. Di primo acchito pensa allo scherzo di qualcuno. Fa per gettar via l'uovo ma poi ci ripensa e lo porta a far; valutare. L'uovo è d'oro puro! Il contadino non riesce a credere alla sua fortuna. Diventa ancora più incredulo il giorno dopo al ripetersi dell'esperienza. Giorno dopo giorno, appena sveglio corre al nido e trova un altro uovo d'oro. Diventa favolosamente ricco; tutto gli sembra troppo bello per essere vero. Ma la crescente ricchezza porta con sé avidità e impazienza. Incapace di aspettare un giorno dopo l'altro l'uovo d'oro, il contadino decide di uccidere la gallina per prendersi subito tutte le uova che il suo ventre contiene. Ma quando apre la gallina la trova vuota. Non ci sono uova d'oro: e adesso non c'è più modo di averne altre. Il contadino ha distrutto la gallina che le produceva.
Questa favola illustra una legge naturale, una sorta di principio: è la definizione dell’efficacia operativa. La maggior parte delle persone vede l'efficacia operativa secondo il paradigma dell'uovo d'oro: paradigma in cui più si produce, più si fa, più si è operativamente efficaci … più dovrebbe accadere che aumentano i guadagni, che ci si assicura il futuro e che in sostanza dovrebbe derivare il massimo. Ma, come ben ci mostra la storia di Esopo, la vera efficacia operativa dipende da due cose: - il prodotto (le uova d'oro) e - la risorsa o capacità produttiva (la gallina). Se adottiamo un modello di vita che si concentra sulle uova d'oro e trascura la gallina, ben presto rimarremo senza la risorsa che produce le uova d'oro. Se invece ci prendiamo cura soltanto della gallina senza aspirare minimamente alle uova d'oro, ben presto ci troveremo senza i mezzi per sfamare noi stessi e la gallina. L'efficacia operativa si situa in un punto di equilibrio, quello tra la produzione effettuata (le uova d'oro) e la capacità di produzione, la risorsa o capacità produttiva delle uova d'oro (la gallina).
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2. Le tre risorse
Fondamentalmente, esistono tre tipi di risorse: quelle fisiche, le finanziarie e quelle umane. Vediamole una per volta, Qualche anno fa acquistai una risorsa fisica, una piscina con pompa elettrica, per il mio giardino. La usai spesso senza mai fare nulla per la sua manutenzione. L’attrezzo funzionò bene per la prima stagione, ma già dopo il primo anno cominciò ad accusare problemi. Quando cercai di farla riparare scoprii che il telo era lacerato in diversi punti, che il bordo si stava spaccando, che la struttura tubolare era ceduta in diversi angoli, che la pompa era intasata ed aveva perso metà del suo potenziale originario. Praticamente era da buttar via. Se avessi investito nel mantenimento della capacità di produzione dell’oggetto (CP) - provvedendo alla manutenzione dell'apparato - avrei ancora potuto giovarmi del suo prodotto (P): il benessere ed il refrigerio fornito dal fare il bagno recandomi in giardino. Le cose però erano andate diversamente, e quindi dovetti spendere molto più tempo e denaro (sostituendo la piscina), di quanto ne avrei mai speso badando alla sua costante manutenzione. Se avessi badato alla manutenzione avrei inoltre sviluppato competenze nell’area dei nuovi prodotti, mi sarei sensibilizzato di più ai deficit del prodotto e agli eccessi nell’uso, avrei sviluppato maggiore coscienza critica, ed avrei cercato/trovato soluzioni migliori, mi sarei sensibilizzato alla creazione … tutti aspetti che mi avrebbero fatto crescere personalmente e psicologicamente. Lo stile sopra citato, sia chiaro, rappresenta un pessimo esempio di efficacia operativa: quanto sia presente sotto i vostri occhi (da parte sia di aziende che di organizzazioni) la dice lunga sul perché le cose vanno come vanno ed i clienti/utenti ricevono comunque un servizio -in molti casi- deludente: molte offerte certo, ma anche molte delusioni e sorprese sgradite (che in taluni casi si impone di far passare per normali). Esempi di follia della vita quotidiana? (cfr Freud S. Psicopatologia della vita quotidiana) Nella nostra ricerca di profitti e di risultati a breve termine, spesso roviniamo una risorsa fisica di valore: un'auto, il nostro corpo, il nostro ambiente, le nostre relazioni, i nostri collaboratori, il/la partner. Il mantenimento dell'equilibrio fra PRODUZIONE e CAPACITA DI PRODUZIONE ha un'importanza decisiva per l'impiego efficace delle risorse fisiche. Tale equilibrio esercita un impatto potente anche sull'uso efficace delle risorse finanziarie. Quanto spesso le persone confondono il capitale con l'interesse? Il capitale decrescente ha un potere decrescente di creare interesse o rendita. Il capitale che diminuisce, diventa sempre più scarso, finché non basta neppure per le necessità primarie. La nostra risorsa finanziaria più importante è la nostra capacità di guadagnare. Se non investiamo continuamente nel migliorare il nostro fattore CP, limitiamo pesantemente le nostre possibilità di scelta e aumentano così i rischi di restare intrappolati nella nostra situazione presente, sempre timorosi dell'opinione della nostra ditta o del principale; economicamente dipendenti o sulla difensiva. Anche in questo caso, l'efficacia operativa è a livello scadente. Nel campo delle risorse umane, l'equilibrio P/CP è ugualmente fondamentale, forse più importante della precedente perché gli uomini possono controllare le risorse fisiche e finanziarie. Quando due persone unite in matrimonio si preoccupano di ottenere le uova d'oro, ovvero i benefici, più che di preservare la relazione che rende possibili i benefici, spesso accade che i due diventano insensibili e irriguardosi; trascurano le piccole gentilezze e cortesie che sono cosi importanti per un rapporto profondo, si impediscono così di vivere le difficoltà che ci possono essere in un rapporto, che sono naturali e stimolanti se si riesce ad accoglierle ed a farle fruttificare. Se invece si comincia a usare le leve della seduzione spasmodica (che lega e vincola a sé) o del controllo, per influenzare e manovrare il coniuge dall’esterno, a concentrarsi sui propri bisogni individuali, a giustificare la propria presa di posizione e cercare elementi che dimostrino che non si ha torto, ma che è l'altro ad avere torto e quindi a doversi far carico di tutta la responsabilità. L'amore, la ricchezza, la delicatezza e la
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spontaneità cominciano a deteriorarsi. Ciò equivale all’ammalarsi della gallina, giorno dopo giorno, sempre di più. Lo stesso fatto può determinarsi nel rapporto fra un genitore e un figlio piccolo. I bambini sono dipendenti, sensibili e molto vulnerabili. Diventa allora estremamente facile con loro trascurare il fattore CP: con i bambini tale fattore si identifica nell'educare, nel comunicare, nel relazionarsi, nel saper ascoltare. È sin troppo facile approfittarsi dei figli, manipolarli, ottenere quello che si vuole da loro, nel modo in cui si preferisce ... e subito! Noi siamo più grandi, siamo più colti, a volte anche più intelligenti (a volte), per questo -ai loro occhi- abbiamo ragione! Quindi, con facilità possiamo limitarci a dire loro che cosa devono fare, basta poco per imporglielo. Alcuni penseranno: usando la forza? Ni, basta che alziamo la voce con loro, che ricorriamo all'intimidazione, o al ricatto, insistiamo con i nostri diktat. È facile. Quante volte accade. È più facile contare quante volte non accade. Oppure possiamo viziarli. Possiamo cercare l'uovo d'oro della "popolarità" con la compiacenza, lasciando che facciano i loro comodi, “dandogliela sempre vinta”. Così cresceranno senza nessuna concezione radicata di criteri o di aspettative di valore, senza nessun impegno ispirato all'autodisciplina o al senso dì responsabilità. In un modo (quello autoritario) o nell'altro (quello permissivo), si propone come modello fondamentale e indiscutibile, la mentalità del citato contadino che voleva subito tantissime uova d'oro. Si insegna ad esigere subito quello che si vuole, oppure non si vuole correre il rischio di produrre dispiacere al proprio figlio. Ma bisogna chiedersi anche “che cosa succede nel frattempo alla gallina”, cosa succede al bambino che cresce con queste esperienze: • quale senso di responsabilità, di autodisciplina, di riconoscenza e di reciprocità avrà potuto sviluppare quello che diventerà poi il ragazzo/la ragazza? E con quale senso di fiducia nella capacità di operare buone scelte o di conseguire risultati importanti. Come verrà a trovarsi di lì a qualche anno? • E che ne sarà del rapporto genitori-figlio, quando raggiungerà gli anni critici dell'adolescenza, con la sua crisi d'identità, sarà in grado di desumere dalla propria esperienza che sapremo ascoltarlo senza giudicare, che lui ci sta a cuore realmente, profondamente, come persona, che può confidare in noi in qualunque circostanza? Si aspetterà che noi -con il nostro parere- lo sappiamo rispettare intimamente? Il nostro rapporto sarà abbastanza forte da permetterci di arrivare a lui, di comunicare con lui, di esercitare una qualche influenza su di lui? Saremo in grado di produrre un influenza positiva ed utile ai suoi bisogni? Probabilmente potrà accadere solo ciò che nel tempo abbiamo predisposto con la nostra interazione quotidiana. Nel caso del fanciullo manipolato a piacere da genitori prevaricanti, sarà molto probabile che nel comportamento del ragazzo, si presenterà aggressività indiscriminata nelle varie situazioni, anche in quelle dove non si mostrano minacce. È il segno indelebile del rapporto di sopraffazione tenuto dai genitori nel tempo, infatti crescendo percepirà costantemente il pericolo di essere distrutto dagli altri, se mostrerà una qualche arrendevolezza, ecco cosa sta dietro alla sua violenza assunta come stile nelle relazioni interpersonali. È anche vero che di fronte abbiamo un essere intelligente che cresce nel mondo e che -da un lato- deve imparare ad apprezzare chi gli permette di svilupparsi -dall’altro– deve imparare a riconoscere e disarmare chi lo confonde, lo manipola e gli impedisce di sviluppare la capacità critica necessaria a rimanere in contatto con la realtà. Poniamo che voi vogliate che vostra figlia abbia una stanza pulita: questo è P, la produzione, l'uovo d'oro. E poniamo che vogliate che sia lei a pulirla: questo è CP, capacità di produzione. Vostra figlia è la gallina (senza voler offendere :-)), quindi è la risorsa che produce l'uovo d'oro. Se voi avete P e CP in equilibrio, vostra figlia pulisce la stanza volentieri, senza che sia necessario ricordarglielo, ciò perché ha preso l'impegno e ha
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l'autodisciplina che serve per mantenerlo. Vostra figlia è una risorsa valida, una gallina in grado dì produrre uova d'oro! Ma se il vostro paradigma è concentrato sulla produzione, sull'ottenere che la stanza sia pulita, potreste trovarvi costretti a dover insistere. Potreste addirittura spingervi a minacciare o a maltrattare. In questo modo, nel vostro desiderio di ottenere l'uovo d'oro, compromettereste la salute o il benessere della gallina; nell’immediato forse no, ma nel lungo periodo senz’altro.
3. Capacità di produzione e organizzazioni
Uno degli aspetti più pregevoli di qualsiasi principio corretto è che esso è valido e applicabile in un'ampia varietà di circostanze. I principi corretti si applicano a nazioni, ad organizzazioni e gruppi, comprese le famiglie, oltre che ai singoli individui. Ci sono persone che inserite nelle organizzazioni, hanno una modalità d’uso delle risorse fisiche, che diminuisce l'efficacia organizzativa e spesso lasciano altri con galline moribonde: in sostanza non rispettano l'equilibrio P/CP e lungi da loro prendersene la responsabilità. Per esempio. Qualcuno incaricato di una risorsa fisica, come un macchinario, può desiderare di fare una buona impressione sui suoi superiori. Magari la ditta è in una fase di rapida espansione e le promozioni avvengono rapidamente. Così egli produce a livelli ottimali: nessun tempo passivo, nessuna manutenzione. Fa andare il macchinario giorno e notte. La produzione è fenomenale, i costi sono ridotti e i profitti vanno alle stelle. In breve tempo viene promosso. Uova d'oro! Ma mettiamo che tocchi a voi prendere il suo posto. Voi ereditate una gallina malata, una macchina che ormai è arrugginita e comincia a guastarsi. Dovete investire pesantemente in tempo passivo, manutenzione ed efficienza. I costi crescono vertiginosamente vostro malgrado, i profitti precipitano in verticale. E chi si prende la colpa della perdita delle uova d'oro? Voi. Il vostro predecessore ha liquidato la risorsa, ma il sistema contabile al contempo ha registrato soltanto produzione e profitti, ed anche costi bassi. (È uno stile che viene facilmente mascherato dal passaggio frenetico attraverso diverse aziende o funzioni, stile assunto da certi rampanti). L'equilibrio P/CP è particolarmente importante in rapporto alle risorse umane di un'organizzazione: i clienti e i dipendenti. Sò di un ristorante di Carpenedo in Mestre dove si serviva una favolosa zuppa di cozze e molluschi e che ogni giorno, all'ora di pranzo, era zeppo di clienti. Poi ci fu una cessione dell’attività e il nuovo proprietario si concentrò sulle uova d'oro: chiese alla cucina di allungare la zuppa. Per circa un mese, con i costi ridotti e le entrate costanti, i profitti salirono di colpo. Ma a poco a poco i clienti cominciarono a sparire. La fiducia si era volatilizzata, e gli affari calarono fin quasi a zero. Il nuovo gestore tentò disperatamente di risalire la china, aveva trascurato i clienti, tradito la loro fiducia e perso così la risorsa della fedeltà del cliente, anche i rapporti con la cucina si erano incrinati, non era più capace di ottenere la stessa soddisfazione ed il lavorare era diventato pesante. La gallina dalle uova d'oro non c'era più. Esistono organizzazioni che fanno un gran parlare del cliente ma che poi trascurano completamente le persone che trattano con lui: i dipendenti. Il principio CP è quello di trattare sempre i vostri dipendenti esattamente come volete che essi trattino i vostri migliori clienti. Si possono comprare le mani di una persona, ma non si può comprare il suo cuore. Il suo cuore è dov'è il suo entusiasmo, dov'è la sua lealtà. Si può comprare la sua schiena, ma non si può comprare il suo cervello. Ed è dal suo cervello che provengono la sua creatività, la sua ingegnosità, la sua immaginazione, la vostra possibilità di evolvere con quel partner.
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Lavorare sulla CP consiste nel trattare i dipendenti quali agenti volontari, esattamente come sono trattati quali agenti volontari i clienti, perché è questo che sono. Essi prestano volontariamente la loro parte migliore: il loro cuore e la loro mente. Una volta mi trovavo in un gruppo di responsabili di area quando uno chiese: "Come fare per dare una regolata a dipendenti scansafatiche e incompetenti?" "Tirategli bombe a mano!" rispose un’altro. Parecchi applaudirono quel modo sbrigativo d'intendere la politica manageriale, quell'atteggiamento autoritario, intransigente e giocherellone. Ma un altro membro del gruppo chiese: "E chi raccatterà i pezzi?" "Non resteranno neanche i pezzi." "Be', allora perché non fare lo stesso con i propri clienti?" ribatté l'altro. "Gli si dice senza tanti complimenti: “Senti un po', se non sei interessato a comprare fila via di qua e non farti più vedere.” "Questo con i clienti non si può fare," ammise il tizio della bomba. "E perché invece lo si può fare con i dipendenti?" "Perché sono alle mie dipendenze." Questo polarizzarsi sulle uova d'oro -questo atteggiamento, questo paradigma- è completamente inadeguato se si desidera poter attingere alle potenti energie della mente e del cuore di un'altra persona. Un risultato fondamentale, a breve termine è importante, ma non è l'unica cosa importante. L'efficacia operativa sta in un equilibrio (vedi tabella che segue).
P Un peso eccessivo attribuito alla P ha come risultati danni alla salute, macchine fuori uso, incidenti, infortuni, conti correnti in rosso e rapporti rovinati che franano, gruppi che si sgretolano al presentarsi degli impegni. CP Concentrarsi troppo sulla CP fa pensare • Ad un individuo che corre per tre o quattro ore al giorno, vantandosi che questo aggiungerà dieci anni alla sua vita; senza peraltro la consapevolezza che in quella corsa sta consumando la sua vita, oltre alle sue energie. • ad un soggetto che non smette mai di andare a scuola, quindi un soggetto che non arriva mai produrre, vive così sulle uova d'oro di altre persone: è il caso della sindrome dell'eterno studente (l’ex ministro Italiano dell’economia li ha battezzati con il termine bamboccioni), è il caso anche del ritardato che si mistifica (talvolta li si ritrova tra le fila dei bulli … di ogni età) che non recuperano mai il loro stato di deficienza e fanno notare ben presto i loro limiti, ma può essere anche il dipendente pubblico o privato che si nasconde dietro al gruppo (i fannulloni con cui si è scagliato il ministro Brunetta).
È un principio che potete veder nella vostra vita quando vi capita di bruciare la candela da entrambe le estremità per ottenere un maggior numero di uova d'oro, ma poi vi accade di finire ammalati o esauriti; oppure quando vi godete una buona giornata di sonno e vi svegliate pronti a produrre per l’intera giornata. Mantenere l'equilibrio P/CP, l'equilibrio tra l'uovo d'oro e la salute -ovvero il benessere della gallina- è spesso una difficile prova di discernimento. Sottolineo che in ciò consiste l'essenza stessa dell'efficacia operativa: essa bilancia risultati a breve termine con i risultati a lungo termine. Bilancia il desiderio di ottenere un diploma con il prezzo che bisogna pagare per ottenere
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un'istruzione. Bilancia il desiderio di avere una stanza linda con la creazione di un rapporto in cui vostra figlia si senta interiormente impegnata a provvedere alla pulizia della propria stanza “con buona lena”, volentieri e senza supervisione esterna, perché ciò la aggrada. Bilancia i profitti del lavoro con le necessità di avere un gruppo di collaboratori energico e creativo che lavori e che nel tempo, sia disponibile ed in grado di risolvere i problemi che si presenteranno.
4. I bisogni individuali nell’organizzazione
Un'organizzazione non potrà raggiungere lo stadio della maturità, se non sviluppando quella dei suoi membri, è verso questo obbiettivo che si rivolgono le organizzazioni dinamiche. Queste tendono ad evolvere la loro strategia, la loro struttura e i loro metodi di gestione, nella prospettiva di liberare ed utilizzare l’iniziativa, il dinamismo, le capacità di obiettività e di adattabilità che caratterizzano gli individui adulti evoluti. Attualmente ci si trova però in una situazione tale per cui (seguendo l'analisi di Maslow) l'individuo non sente -se non debolmente- la motivazione che gli deriva dal desiderio di soddisfacimento dei bisogni fisiologici e dal bisogno di sicurezza. Attualmente il bisogno di autorealizzazione, che rappresenta la tensione rivolta alla realizzazione dei propri fini del lavoratore, non riesce ancora a motivarlo, ciò accade per mancanza di un’adeguata organizzazione. L'organizzazione riesce quindi a soddisfare più o meno- i motivi di sicurezza e di benessere (a volte lo fa’ precariamente), ma non ha sviluppato condizioni tali per cui, gli individui possano tendere all'autorealizzazione: il conflitto individuo/organizzazione esprime questo problema in termini concreti. L'aspirazione alla maturità e all’autorealizzazione è intrinseca all'uomo (come stadio successivo alla realizzazione di altre aspirazioni), mentre la burocrazia e l'organizzazione del lavoro, provocano reazioni ed adattamenti personali che si oppongono direttamente all'autorealizzazione ed allo sviluppo personale. Gli individui per liberarsi dalle tensioni interne, che possono portare alla nevrosi, e per mantenere il loro equilibrio psicologico in un sistema che esige da loro un comportamento che non è da adulti maturi, si debbono adattare: diventano così apatici, non impegnati, indifferenti, giungono all’alienazione. L'alienazione porta l'uomo a non investire più nulla perché ogni investimento (che è eros) porta di necessità ad una modifica di uno stato di fatto, questo tipo di organizzazione vuole servilismo e spesso è intoccabile, ciò ri-porta il soggetto ad un sentimento di precarietà sopportabile con difficoltà. Per evitare la frustrazione, “cioè la perdita dell'oggetto d'amore ripetutamente sperimentata”, il soggetto preferisce bloccare il desiderio e elimina nell’inconscio sistematicamente tutti gli oggetti d'amore (Fromm): ecco l’alienazione e la noia. (La stessa che politici ministri o dirigenti, additano e vogliono debellare indicandola e punendola nei dipendenti, negli alienati, e non si curano di ciò che ha prodotto proprio questo). Per uscire da questo stato, una delle modalità più accuratamente studiate è la dinamica della partecipazione (che in alcune mie proposte compare come gruppo auto aiuto, gruppo orientato ad un fine, gruppo di auto-empowerment), con cui si spera di superare le tendenze organizzative che conducono all'immobilismo, attraverso una trasformazione continua di investimento emotivo ed il continuo porre in crisi la dinamica individuo/gruppo/organizzazione, in modo che l'individuo possa influire
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sul gruppo ed egualmente ciò possa accadere tra piccolo gruppo e organizzazione. Questo passaggio di ri-taratura non avviene spontaneamente, può avvenire solo con uno sforzo. Non a caso la partecipazione è stata definita la “lotta per l'appartenenza” da un autore (cfr. Spaltro). “Da uno stile individualistico di funzionamento interumano è difficile passare agli stili collettivi e di gruppo. Ciononostante questo passaggio di stile rappresenta la grande speranza dei cambiamenti organizzativi tentati”, ed in alcuni gruppi umani illuminati, anche realizzati.
5 Bibliografia consultata
Casula C. I porcospini di Schopenhauer F. Angeli 1997 Covey S. I sette pilastri del successo Bompiani Covey S. I sette pilastri della famiglia felice Bompiani 1999 Crescita occupazione competitività, Libro bianco, Ufficio delle Pubblicazioni ufficiali delle comunità Europee Lussemburgo 1994 Feyerabend P. Addio alla ragione Armando Roma 1990 Foucault M. Tecnologie del sé Boringhieri Torino 1992 Re R. Leader di te stesso Mondadori Re R. Smettila di incasinarti Mondadori 2006 Siebert A. Il vantaggio della Resilienza Amrita 2008 Spaltro E. Il buon lavoro: psicologia del lavoro quotidiano Roma Lavoro 1996 Spaltro E. Il check-up organizzativo: diagnosi dei comportamenti e dei climi organizzativi ISEDI 1977. Spaltro E. Psicologia per le organizzazioni: teoria e pratica del comportamento organizzativo Carocci 2002. Vivaldi L. Andare dallo psicologo http://artiemestieri.tn.it/ 2007 Vivaldi L. Di che ti occupi? Articolo publicato sul sito http://artiemestieri.tn.it/ 2009 Immagine della piramide dei bisogni di Masslow http://pensieridiluce.blogspot.com/2010/06/piramide-dei-bisogni-dimaslow.html
24/02/2011 Luca dr. Vivaldi
Iscrizioni: Albo degli Psicologi di Trento 281/99 Registro italiano Professionisti di Coaching 352/05 riceve a Trento Bolzano Verona Brescia cell. +39 (0) 335 83 16 374 mail: luca.vivaldi@psicologi.tn.it sito web: http://artiemestieri.tn.it/Members/lucav
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Farsi una cultura non è sempre uno sforzo imponente, a volte basta l’interesse.
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