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La vergogna


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Le ombre dietro alla maschera
di

Luca dr. Vivaldi Psicologo

Il presente articolo contiene i seguenti paragrafi:

1. Valutazione di differenti tipi di vergogna a. Vergogna primaria dis-adattiva Quando la vergogna non è riconosciuta b. Vergogna primaria per la violazione di standards personali c. Vergogna secondaria generata dall'autocritica d. Vergogna secondaria relativa all'esperienza interna 2. La vergogna nel rapporto con lo psicologo

La vergogna può essere un affetto speciale, una forma di angoscia, un tratto del carattere, un sintomo, una forma ben differenziata di tensione interiore. La vergogna rappresenta una conflittualità tra l'ideale dell'Io (ciò che vuole essere) e l'Io (ciò che si percepisce di essere). La vergogna implica un impulso incontrollato a nascondersi. La proviamo nei confronti del sesso, di alcuni bisogni, delle sconfitte, per la perdita dell'onore, per la figura del vigliacco, per il fatto di aver tradito, (alcuni la provano quando pensano di andare dallo psicologo) ecc.. La vergogna fa stare la persona nella "merda", dà un senso di frustrazione e sviluppa sentimenti di colpa. La persona prova vergogna per la punizione e le critiche alle quali sarà sottoposto oltre a quella provata per l'azione in se. Secondo la psicoanalisi la vergogna viene introiettata, vale a dire che quella provata esternamente viene vissuta come interna. Quest'ultima può allargarsi sul gruppo di appartenenza e allora si prova vergogna per l'origine dei propri genitori, oppure per il gruppo etnico di provenienza. Le informazioni sinteticamente esposte ci rappresentano la vergogna come un sentimento universale, che troviamo spesso nella nostra vita quotidiana, che dipende da molte considerazioni di ordine morale, prima ancora che di ordine personale. A secondo del nostro carattere e della nostra integrità personale potremmo provare vergogna per fatti o situazioni che a molti non la procurano. Ad esempio essere il "solito ritardatario" può non far provare vergogna in chi è solito fare ritardo, ma fare ritardo quando si è sempre puntuali e la puntualità è uno stile di vita, può suscitare un chiaro senso di disagio. Un fattore importante per la vergogna è rappresentato dal tempo. Un delitto di guerra può passare inosservato alla nostra coscienza nel pieno del conflitto, mentre "toccare" profondamente chi lo ha commesso a distanza di anni, quando la guerra è lontana.


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La vergogna e un'emozione che riguarda il sentirsi esposti e considerati privi di dignità o di valore; comprende il sentimento di essere guardati dall'alto in basso, di essere inferiori agli occhi degli altri. Dunque la vergogna è intimamente legata alla paura di essere valutati negativamente dagli altri. Uno stato emotivo in cui siano insieme presenti vergogna e ansia ci rende cauti nel rivelare noi stessi ed è al nucleo di un insieme di stati affettivi che include la timidezza. l'imbarazzo e il disonore. Questi sentimenti sono caratterizzati da un'eccessiva consapevolezza delle proprie manchevolezze (self-consciousness) o consapevolezza oggettiva (objecitive awareness), che può denunciare una predisposizione innata a sperimentare vergogna. Le reazioni di vergogna spesso hanno origine da esperienze di fallimento in pubblico o da esperienze in cui si è oggetto di scherno, disprezzo e disgusto. Quando il disprezzo e il disgusto da parte di altri significativi viene interiorizzato e diretto contro il sé, i sentimenti di vergogna nascono a livello intrapsichico. Tale processo rappresenta uno dei punti centrali dell'esperienza soggettiva relativa alla vergogna. Vergogna e senso di colpa, pur essendo simili, vanno tuttavia distinti. La VERGOGNA viene considerata un'emozione nucleare o fondamentale che riguarda il proprio valore come persona (1); la COLPA invece è considerata come uno stato più complesso che implica giudizi appresi riguardo ad azioni o comportamenti specifici (3). I due stati affettivi si differenziano anche per la tendenza all'azione ad essi associata: la colpa induce a riparare la trasgressione, mentre la vergogna è associata ad una tendenza a ritirarsi o nascondersi così che i propri difetti e fallimenti personali non verranno scoperti. Nella sua forma più semplice, la funzione adattiva della vergogna e quella di proteggere la propria reputazione e il legame-sociale, imparando a nascondere ciò che potrebbe venire giudicato come inaccettabile. Tuttavia, sebbene la vergogna promuova l'appartenenza e la conformità agli standards del gruppo sociale, essa è anche causa di ritiro e di isolamento. L'avversione verso l’eventualità di provare un sentimento di vergogna di sé, induce a nascondere e disconoscere parti di sè e ad evitare situazioni che potrebbero suscitare derisione. disprezzo o disgusto da parte degli altri Le emozioni di disprezzo e di disgusto giocano un ruolo centrale nella produzione di sentimenti di vergogna. In primo luogo, tali emozioni sono dirette verso un oggetto ritenuto ripugnante o indegno. II disgusto è funzione della vicinanza a un oggetto che risulta sgradito e implica un desiderio di espellere o allontanare la sostanza dannosa. Pur essendo simile a ciò che si sperimenta quando si assaggia qualcosa di sgradevole (2), il disgusto non si limita al rifiuto di sapori e odori ripugnanti, ma viene sperimentato in relazione a tutto ciò che è percepito come ripugnante o sporco, compresi pensieri, valori e persone. Il disprezzo invece può essere considerato come un aspetto del disgusto che si prova come risposta ad un odore sgradevole (Tomkins, 1991): il rifiuto che ne consegue implica un senso di altezzosità e di superiorità; l'espressione di disgusto infatti conferisce al volto un aspetto arrogante. Disprezzo e disgusto, quando sono diretti ad un'altra persona in risposta alla violazione, hanno la medesima funzione adattiva della rabbia, quella di promuovere la separazione e la definizione di confini. Tuttavia, quando vengono interiorizzati e rivolti contro il sé, e producono sentimenti dis-adattivi di vergogna e di disgusto di sé. Tale processo spesso costituisce il focus del percorso da attuare.

1. Valutazione di differenti tipi di vergogna
Le distinzioni cliniche fra vergogna primaria adattiva e dis-adattiva. e fra vergogna primaria e secondaria, sono simili a quelle relative all'ansia. Il trattamento è volto a modificare la vergogna dis-adattiva che è parte di un senso del sé come indegno, inferiore o non amabile e non a provocare la vergogna. Ci si interessa ad esplorare e modificare la vergogna dis-adattiva secondaria generata da cognizioni auto-critiche, come anche il disprezzo e il disgusto rivolti al
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Luca dr. Vivaldi

- Psicologo ad indirizzo clinico e di comunità - Mental Coach Professionale - Trento Verona Brescia Bolzano

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sè. La vergogna secondaria fa parte di una sequenza di sentimenti di indegnità e di pensieri negativi che risulta in un senso di disgusto di se stessi: essa differisce dalla vergogna primaria che e maggiormente legata ad una situazione specifica ed e meno cronica. Per attuare un intervento differenziale occorre distinguere i seguenti tipi di vergogna: ( a ) la vergogna primaria dis-adattiva come senso nucleare del sé; (b) la vergogna primaria generalizzata in merito alla trasgressione di valori e standard; (c) la vergogna secondaria generata da cognizioni auto-critiche e da disprezzo e disgusto di sé; (d) la vergogna secondaria in merito alla propria esperienza interna.

a. Vergogna primaria dis-adattiva
Vi e differenza fra la vergogna come risposta emozionale innata ad una situazione specifica e la vergogna interiorizzata nella forma di un senso del sé come inaccettabilmente indegno o manchevole. La vergogna interiorizzata deriva da pratiche di allevamento da cui i bambini apprendono che certi sentimenti, desideri e comportamenti sono inaccettabili. Nei maschi, ad esempio, viene indotta la vergogna in modo caratteristico nei confronti delle manifestazioni di debolezza, mentre nelle femmine riguardo all'affermazione di sé e della propria sessualità. La vergogna che ha funzione adattiva impedisce ai bambini di esporre quelle parti di loro stessi che vengono giudicate inaccettabili. Attraverso esperienze ripetute, o anche mediante una singola esperienza intensa, la vergogna viene interiorizzata così che certi sentimenti e comportamenti susciteranno vergogna indipendentemente dalla presenza altrui. Inoltre, i messaggi che inducono vergogna possono essere generalizzati da sentimenti e comportamenti specifici ad una condanna dell'intero sé o di suoi aspetti nucleari. Una visione di se stessi come manchevoli, stupidi, pigri, incompetenti o egoisti si basa su esperienze precoci di vergogna. In una certa misura, tutti abbiamo avuto esperienze di vergogna e ne abbiamo sperimentato gli effetti dannosi. Tuttavia, il problema più importante e costituito dalla presenza di vergogna interiorizzata che deriva da esperienze infantili di maltrattamento. Le persone che nella loro infanzia hanno subito abuso emotivo, fisico o sessuale, interiorizzano un senso di sé come sporche, non amabili o indegne. Imparano a trattare se stesse nel modo in cui sono state trattate da altri significativi. cioè con un ostile auto-biasimo e auto-disprezzo che producono stabilmente vissuti intensi di indegnità e vergogna. Ciò che è disfunzionale è il sentimento di essere stati responsabili di un atto vergognoso sul quale la persona non aveva alcun controllo (nel caso dell'abuso sessuale), o di aver in qualche modo meritato e provocato l'abuso Altre forme di maltrattamento possono scaturire dal rifiuto sociale per la propria razza, la povertà, la disabilita, o per il proprio sesso di appartenenza, e ciò risulterà in un senso nucleare di sé come difettosi o inferiori. Indicatori evidenti della presenza di vergogna primaria dis-adattiva sono: un sentimento cronico di bassa autostima, sentimenti di indegnità e inferiorità e una depressione cronica generata da auto-denigrazione e auto-disprezzo. Un senso del sé come indegno o difettoso può rendere vulnerabili a sentimenti temporanei di vergogna, pertanto altri indicatori di vergogna primaria dis-adattiva sono un'eccessiva consapevolezza di sé, la paura di essere valutati negativamente e l'imbarazzo. La strategia d’intervento appropriata alla comparsa di tali indicatori è innanzitutto l'affermazione empatica della vulnerabilità, cioè il riconoscimento del dolore e della difficoltà inerenti a tali sentimenti. Seguirà un'esplorazione empatica dell'esperienza soggettiva e la ristrutturazione dello schema emotivo tramite l'accesso a risorse sane e il sostegno al loro emergere. Se i sentimenti di vergogna sono riconosciuti dal soggetto, il senso di indegnità e di inferiorità sarà sin troppo doloroso e si manifesterà in modo evidente durante il percorso di cura psicologico (1).

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Sfccr Studio di Formazione Consulenza Consultazione e Ricerca - Quando la vergogna non è riconosciuta

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Ciò dipende dal fatto che essa costituisce una minaccia eccessiva per un io o un'autostima fragili. Si osserva frequentemente nei clienti con problemi di ansia sociale, di abuso di sostanze, di ossessività e perfezionismo, o nella grandiosità e spacconeria della personalità narcisistica. Benché questi comportamenti possano proteggere da sentimenti di disgusto di sé e di inferiorità, essi diventano tuttavia disadattivi e interferiscono con il funzionamento. Per esempio, una persona che sperimenta l'intensa umiliazione e l'impotenza connesse all'abuso, può avere un'esplosione di collera per l'offesa e per la violazione. Il vissuto di impotenza e la vittimizzazione vengono rinnegati e una parte del se si ritira e si distacca per sfuggire all'estrema sofferenza derivata dalla vergogna, la persona si difende dai sentimenti di vergogna facendo ricorso alla rabbia e non e consapevole che e il sottostante tacito senso di indegnità a venerare i suoi stati affettivi negativi e il comportamento disadattato. Questo tipo di risposta di rabbia secondaria differisce da quella adattiva in risposta al maltrattamento, a cui si accede in terapia affinchè l'individuo ne venga potenziato e possa superare l’auto-biasimo. La collera disadattiva associata a offese narcisistiche o a sentimenti di inferiorità, vergogna o umiliazione, è riconoscibile per la sua qualità eccessivamente intensa, cronica o inappropriata. L'intervento si focalizza sull'accesso e sulla modificazione della vergogna disadattiva che ne è la base. La rabbia secondaria in risposta a un'offesa lieve può essere riconosciuta dal clinico; è necessario tuttavia focalizzare su come il cliente si sente profondamente ferito e incapace di tollerare persino la più lieve offesa. Ciò apre la via all'esplorazione delle credenze patogene di un sé privo di bontà o cattivo, così che queste potranno essere esposte a nuove informazioni che le dis-confermino. In generale si può dire che non è strettamente necessario che la vergogna sia riconosciuta, perché l'obiettivo del trattamento è quello di accedere allo schema emotivo disadattivo affinchè questo possa venire modificato. Tuttavia, quando la vergogna non è riconosciuta, l'accesso allo schema emotivo dis-adattivo può essere molto più laborioso e presentare maggiori difficoltà.

b. Vergogna primaria per la violazione di standards personali
Una distinzione importante è quella che differenzia la vergogna indotta dal giudizio severo di altri e la vergogna conseguente alla violazione di valori e standards personali. Quest'ultima si osserva quando la persona prova disprezzo e disgusto di sé e risulta dis-adattiva quando la persona non è in grado di perdonarsi per il proprio comportamento, per le occasioni perdute, per le deviazioni sessuali o gli eccessi comportamentali. Qui il problema non riguarda valori e standards distorti o irrealistici oppure un inappropriato auto-biasimo; risiede piuttosto nel fatto che il rammarico per specifici comportamenti viene generalizzato ad una condanna dell'intero sé. La tendenza all'azione sarà quella di nascondere il sé nella vergogna senza possibilità di fare ammenda o di perdonarsi. Tale incapacità di accettare o perdonare se stessi può portare alla depressione cronica, all’ansia e ad un incremento di un comportamento di fuga disadattivo (per es. l'abuso di sostanze) che maschera l'esperienza di vergogna. Nei casi in cui la persona è incapace di perdonarsi per un comportamento inadeguato o per gli errori commessi, l'intervento comprenderà la validazione dei suoi valori e standards e il supporto fornito al suo desiderio di "fare la cosa giusta". Affermare tale desiderio come un aspetto sano del sé sostiene e rafforza una organizzazione di sé alternativa che controbilancia la condanna dell'intero sé come indegno o difettoso.

c. Vergogna secondaria generata dall'autocritica
L'auto-critica accompagnata da disprezzo e disgusto per se stessi è uno dei processi disfunzionali più frequentemente associati alla rabbia. In questi casi gli individui tendono a rimproverarsi aspramente, si auto-denigrano e auto-condannano per i loro propri errori, mancanze o fallimenti. Ciò genera sentimenti di indegnità, inferiorità, danni all'auto-stima ed è una delle determinanti che sono alla base della depressione. Il processo auto-critico si può
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attivare periodicamente in situazioni specifiche, oppure attraverso le situazioni in modo pervasivo e cronico. Quest'ultimo tipo di auto-critica fa parte di un'organizzazione di sé più nucleare ed è considerato come indicativo della presenza del sentimento di vergogna primaria disadattiva. La vergogna secondaria può essere generata da credenze patogene circa il sé, apprese dall'ambiente culturale o dalla propria famiglia di origine. Gli indicatori di questo tipo di vergogna consistono in affermazioni auto-critiche chiare o implicite, accompagnate da un tono di voce e da espressioni facciali aspri che segnalano sentimenti di disprezzo e disgusto verso il sé. Il trattamento comprende: mettere in evidenza o analizzare la qualità espressiva del disprezzo, specificare le cognizioni che producono vergogna, accrescere la consapevolezza di sé come agente attivo nel processo di creazione del vissuto di vergogna e contrastarla fornendo sostegno all'emergere della parte del sé che sperimenta orgoglio.

d. Vergogna secondaria relativa all'esperienza interna
La vergogna spesso coesiste con l'ansia in una complessa sequenza di sentimenti e cognizioni. Un esempio di questa relazione è rappresentato dalla vergogna secondaria riguardante la propria esperienza interna. Ci si può vergognare dei propn processi emotivi, come il sentirsi feriti, deboli o bisognosi, arrabbiati oppure eccitati o erotizzati e aver timore che tali esperienze interiori possano venire alla luce. Questo tipo di vergogna risulta spesso simile al meccanismo di evitamento della debolezza e della vulnerabilità che si presenta nei casi di paura o ansia. All'interno della seduta, indicatori chiari di tale esperienza sono valutazioni negative esplicite o tentativi di nascondeva o di evitarla, o ancora un'eccessiva consapevolezza di sé. Il trattamento andrà a comprendere l'esplorazione delle credenze riguardanti la propria esperienza soggettiva interna o una affermazione empatica che aiuti il cliente a tollerare la vergogna e ad affrontare il vissuto disconosciuto. Lo stato emotivo di vergogna-ansia costituisce un'altra condizione problematica che spesso non è distinguibile dai sentimenti di vulnerabilità. In questi casi l'ansia riguarda il disvelamento della propria esperienza interna per paura di essere giudicati. Nei momenti in cui si sperimenta uno stato emozionale di vergogna-ansia, l'intervento più appropriato sarà quindi piuttosto una sintonizza-zione empatica, il sostegno e l'affermazione del bisogno del cliente di proteggersi. Fornire un senso di sicurezza e una convalida empatica della vulnerabilità del soggetto riduce l'ansia interpersonale, consentendo a questi di rischiare il disvelamento di sé. Ciò riduce l'isolamento e rende possibile, durante la seduta, l'accesso, l'esplorazione e l'esposizione degli aspetti nascosti di sé a nuove informazioni. Tuttavia, l'esplorazione del vissuto interno avviene in una fase successiva, quando la vulnerabilità sarà minore e il cliente avrà sviluppato la fiducia che la propria esperienza verrà accettata.

2. La vergogna nel rapporto con lo psicologo
La vergogna è presente in ogni aspetto del percorso di incontri con lo psicologo, poiché i clienti sono costantemente preoccupati -almeno all’inizio- su quali aspetti della loro esperienza interna possono essere rivelati e quali invece devono tenere nascosti. Per poter superare la vergogna che impedisce l'accettazione di se stessi, è necessario smettere di nascondersi. Nella modificazione della vergogna, la difficoltà sta nell'accesso allo schema emotivo che la genera, a causa della forte tendenza degli individui a nascondersi. Alcuni comportamenti deplorevoli possono essere riconosciuti come errori e non come una minaccia al proprio valore in quanto persone solo se si mostreranno per quello che sono. Molti clienti hanno riferito che l'aspetto più utile e più significativo ai fini del superamento della vergogne è stato l’aver svelato gli aspetti di sé vulnerabili, o disorganizzati e tenuti nascosti, e che ciò è potuto accadere quando si sono sentiti accettati e non giudicati da un altro essere umano. La sola esperienza di essere visti, ascoltati e accettati, nonostante i propri vissuti di indegnità e
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disperazione, è altamente convalidante poiché offre ai clienti un apprendimento interpersonale mai avuto prima, accrescendo così la loro capacità di auto-accettazione. Infine, ritorno per un attimo al nascondersi, così importante nell'espressione della vergogna: l'isolamento che ne consegue, la sensazione di essere marcio o di essere fuori luogo, determina uno stato d'animo di grande sofferenza, anche quando si ha avuto ragione nell'agire o non c’era possibilità di sottrarsi alla situazione in corso. Occorre distinguere la vergogna dalla causa perché una persona può provare colpa anche per azioni giuste che erano assolutamente da fare. Il nascondersi, dunque, non è semplicemente la conseguenza di una vergogna ma anche di una azione necessaria, che non poteva non essere fatta, perché il nostro istinto e i nostri sentimenti ci dicevano di fare. Ma la vergogna può presentarsi anche per azioni che si è stati costretti a subire da persone che per la loro ignoranza, irresponsabilità o malattia hanno procurata causando sofferenza. Pertanto la vergogna non è in sé ne’ segno di ignoranza ne’ segno di svalore, tutt’al più è un invito o un indicazione a poter lavorare per riprendersi un più elevato grado di libertà personale nell’esistere: in questo caso può addirittura essere vista come un segno che conduce ad un maggior livello di responsabilità, coraggio e valore intrinseci.

Bibliografia consultata
(1) Greenberg L.S. Paivio S .C. (2000) Lavorare con le emozioni in psicoterapia intagrata Sovera (2) Grinberg L. (1990) Colpa e depressione Astrolabio (3) Tomkins S. (1991) Affect, immagery, and consciousness: Vol. 3 The negative affects: Anger and fear. Springer. New York (4) Fossum M.A. Mason M.J. (1988) Il sentimento della vergogna Astrolabio

L’articolo è collegato alle seguenti aree del sito del proponente: Educazione relazionale affettiva Area sostegno Psicologico Personal life coaching Ripubblicato 5 settembre 2011
1° pubblicazione 27 giugno 2007

Luca dr. Vivaldi
Psicologo ad indirizzo clinico e di comunità - Mental Coach - Formatore Master Pratictional in Programmazione Neuro Linguistica - Ipnosi clinica - Educazione sessuale - Training Autogeno Abilitazioni: Albo degli Psicologi di Trento 281/99 Registro italiano Professionisti di Coaching 352/05 Via Castel Penede, 5 NAGO 38069- NAGO TORBOLE (TN) riceve a Nago (TN) Trento Verona Brescia Bolzano cell. TIM +39 (0) 335 83 16 374 mail: luca.vivaldi@gmail.com sito web: http://artiemestieri.tn.it/Members/lucav

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