Cambiare (il) sistema
L'esperienza della cooperativa sociale Arti e Mestieri è terminata. Il ritardo nell'affrontare e nel risolvere una modesta crisi finanziaria ci ha costretti a intraprendere l'ultima avventura: la liquidazione volontaria della società. I Soci, in piena solidarietà con gli amministratori, ringraziano i Membri del Comitato di Controllo, i Collaboratori, i Clienti, i Fornitori e tutti coloro che hanno in qualche modo partecipato al percorso di Arti e Mestieri consentendo questa importante esperienza sociale. Il patrimonio della cooperativa copre interamente i crediti esistenti ma l'operazione di liquidazione non è esente da problemi e da rischi.
L'assemblea straordinaria dei soci ha deliberato in data venerdì 21 luglio 2006 la
LIQUIDAZIONE VOLONTARIA DELLA COOPERATIVA ARTI E MESTIERI

Arrivederci?
Nonostante il grande impegno e le tante energie impiegate per trovare una soluzione che potesse garantire la prosecuzione delle attività di Arti e Mestieri le cifre del bilancio 2006, da poco presentato, e le previsioni per il prossimo futuro evidenziano una crisi finanziaria che non da vie d'uscita.
La sofferenza attuale è assai modesta (circa 140.000 €) ma, anche se la situazione patrimoniale garantisce le esposizioni, le previsioni di una perdita a fine 2006 di 200.000 € sembrano impedire al sistema di darci le garanzie (non soldi, garanzie!) necessarie a proseguire e a cercare il rilancio (che, secondo le nostre valutazioni, era possibile). Il sistema, nel suo tardivo diniego, non ha voluto/saputo dare un valore a quel patrimonio immateriale che pur ci ha più volte riconosciuto.
Ma è finita ormai: gli Organi di Controllo e Amministrativi hanno dato il loro parere e l'Assemblea dei Soci ha ratificato la liquidazione volontaria della cooperativa sociale Arti e Mestieri.
Le esperienze accumulate in dodici anni di operatività sul territorio (con decine e decine di Inserimenti Lavorativi di Soggetti Deboli, con altissima percentuale di successo e durata), il percorso di crescita e responsabilizzazione della base sociale (situazione unica tra le coop. sociali trentine), l'accreditamento presso le Istituzioni, i rapporti con i Clienti (pubblici e privati), con i Fornitori, con i Servizi del Territorio andranno dispersi.
Viceversa, il consistente patrimonio immobiliare (che in questi anni, nonostante le difficoltà attraversate, abbiamo pagato, valorizzato e preservato) sarà utilizzato, come previsto dalle leggi, a copertura dei crediti, prima quelli privilegiati poi gli altri e tutto ciò che avanzerà sarà incorporato dal sistema cooperativo.
La gestione corrente, la continuità operativa, la raccolta e il controllo dei dati nel periodo di gestione provvisoria non rappresentano un problema in quanto Arti e Mestieri attua già da alcuni anni un rigoroso controllo di gestione (per questo l'allarme è ancora dello scorso anno) che continuerà ad essere lo strumento quotidiano per raccogliere e fornire dati ai liquidatori.
Con la liquidazione è probabile la cessione dei contratti in corso nel Verde Sportivo (ramo d'azienda) che sarà attentamente valutata e condizionata per garantire la continuità di impiego ai lavoratori. L'attenzione e la priorità da sempre poste sulle persone, saranno la guida anche di questa fase.
Consapevoli e orgogliosi del percorso fatto e del grave danno al territorio che viene a prodursi, la volontà espressa dagli Amministratori e dai Soci è quella di non mollare, fino all'ultimo minuto, e di impiegare ogni energia residua, anche nel periodo di gestione provvisoria, stabilito in quattro mesi, dei Liquidatori, per cercare soluzioni di rilancio, con la precisa intenzione di revocare la liquidazione qualora si trovassero nuove risorse. L'obiettivo è quello di fare gli interessi, quelli veri, dei molti Stakeholder della cooperativa e non semplicisticamente a garantire la liquidazione delle loro spettanze.
Seguono alcune analisi e qualche sassolino.

Errori e riflessioni - cosa abbiamo sbagliato e cosa avremmo potuto fare
Molti sono gli errori di cui sono responsabili gli amministratori ma il più grossolano e sostanziale è quello di aver creduto nell'esistenza di un sistema cooperativo locale interessato a valorizzare e sostenere la presenza sul territorio della cooperazione sociale di tipo B. Abbiamo partecipato, creduto ed atteso troppo a lungo il suo intervento.
Se, anziché puntare ad una azione di sistema, ancora ad inizio 2005, quando abbiamo iniziato a lanciare l'allarme, avessimo cercato altre soluzioni ora la nostra situazione non sarebbe così drammatica.
Le ragioni e la natura dei problemi economici, quelli che ci costringono ora a liquidare, ci sono note e sono note a tutti da molto tempo. Veniamo infatti da una storia che ci ha visto superare una ben più grave crisi aziendale, salvare una prima volta la cooperativa e avviare un percorso virtuoso che aveva ridato piena fiducia a tutti gli interlocutori (col plauso del Sistema e la sorpresa di chi ci aveva considerati già chiusi).
La ragione del ritardo nella individuazione e nell'applicazione di interventi risolutori ai problemi evidenziati nel bilancio, sta in gran parte in una mal riposta fiducia nel Sistema Cooperativo Trentino (e nelle Istituzioni Locali).
Questa affermazione non toglie ovviamente la responsabilità oggettiva degli Amministratori della Cooperativa Arti e Mestieri nella gestione aziendale ma vuol essere la base di partenza di una analisi e di una discussione su cosa si deve cambiare, salvare, costruire o eliminare nelle ipotesi di revoca della liquidazione, di passaggio ad altra realtà o di avviamento di una nuova iniziativa nella cooperazione sociale. Vogliamo informare della nostra esperienza le altre cooperative sociali e gli imprenditori che vogliono cimentarsi nel terzo settore nel territorio trentino onde evitare malintesi e fraintendimenti.
Il nostro esempio dimostra come la disponibilità del Sistema può diventare un vincolo mortale per una cooperativa sociale.
Il potente Sistema Cooperativo Trentino, che per per molti aspetti è più avanti di altri, è impostato per conservare e tutelare gli equilibri esistenti (leggi pure interessi: credito, consumo, produzione lavoro) [1]; quegli interessi che vedono con grande fastidio il nostro riposizionare al centro dell'agire cooperativo la solidarietà e la mutualità, da loro in gran parte perdute [3] e/o che temono, perché non ci conoscono, la nostra concorrenza, che tra l'altro pregiudizialmente, spesso, considerano scorretta. (sigh).
Col senno di poi risulta assolutamente normale che, nell'ottica di salvaguardare quegli interessi, il Sistema si limiti alla valutazione patrimoniale e non abbia alcun interesse a valorizzare il patrimonio immateriale della Cooperativa Arti e Mestieri, l'aspetto mutualistico, l'esperienza e il posizionamento sociale .. che in quel contesto valgono zero.
L'ingenuità degli Amministratori, forse responsabili in questo caso anche di qualche leggerezza nel sostenere, in alcuni casi trasferire o quantomeno alimentare la loro stessa fiducia nei Soci, è stata quella di credere che alle altisonanti affermazioni e proponimenti di sostegno della cooperazione sociale profusi ufficialmente ad ogni convegno e in ogni pubblicazione di sistema dovessero/potessero poi corrispondere azioni concrete.
Il Sistema Cooperativistico Trentino si rivela invece, per le cooperative sociali, solo un interfaccia per accedere al credito, con qualche (apparente) beneficio sul costo del denaro ma assolutamente conforme alle logiche di un mercato disattento e miope e che, nella pratica, ignora la responsabilità sociale. Non ce ne dobbiamo meravigliare, non sono per prime le Casse Rurali (cooperative del credito) a sbiadire il loro ruolo mutualistico, assai colorito nei loro statuti, che le vincolerebbero a comportamenti ben differenti? [2]
Ma torniamo ai nostri errori ...
Sempre nell'ambito dei rapporti di sistema, solo qualche mese fa, ingenui e tapini, abbiamo capito che l'appartenenza contemporanea ai due consorzi di cooperative (Con.Solida, il consorzio delle cooperative sociali del Trentino e C.L.A., il Consorzio Lavoro e Ambiente) anziché favorirci ci ha danneggiato. Abbiamo creduto di poter essere un ponte tra due importanti attori della cooperazione locale e siamo invece diventati/rimasti un bersaglio della fronda tra i due consorzi che anziché collaborare si pestano i piedi e si fanno del male, sprecando le già esigue risorse. Avremmo potuto/dovuto uscire molto tempo prima dal consorzio C.L.A!
Ed è solo in occasione della prima, provocatoria, assemblea straordinaria (per decidere la liquidazione volontaria) del dicembre 2005 (da noi convocata proprio per denunciare/sollecitare la mancata risposta del Sistema Cooperativo all'allarme da noi lanciato) che abbiamo capito di essere veramente soli. In quell'occasione siamo stati onorati della presenza del sign. Tonelli Paolo, rappresentante della Federazione Trentina dalla Cooperazione, che esplicitamente ci ha chiarito il suo "fermento intellettuale" e la sua visione alta del mondo cooperativo trentino (fatta solo di misure draconiane).
Non è il caso qui di tornare a rileggere quei passaggi [4] in quanto fa troppo male pensare che la cooperazione sociale possa essere rappresentata e gestita con quella mentalità/superficialità. Anche senza ricercare le responsabilità personali e conflitti di interesse (che pur esistono e sono documentati), quell'episodio è sintomatico di una prassi nel Sistema Cooperativo Trentino. Il Sistema è bloccato nei personalismi e nell'autoreferenzialità, nella mancanza di confronto e è privo di un qualsiasi controllo o verifica ex-post. Il Sistema è chiuso a riccio a difendere le posizioni e i privilegi di pochi e, per di più, sembra non vedere la crescita del disagio, sia in termini numerici che nelle tipologie, e la impellente necessità di valorizzare tutte le risorse esistenti e/o di cercarne prontamente altre per fronteggiare le mutate condizioni del paradiso sociale trentino.
Ma torniamo ancora ai nostri errori ...
Abbiamo creduto che il nostro consorzio di riferimento, Con.Solida., fosse attento e interessato al nostro percorso. In realtà, solo dopo il recente arrivo dell'attuale Presidente Michele Odorizzi, Vicepresidente anche della Federazione Trentina della Cooperazione, a cui vanno riconosciuti la disponibilità e l'impegno personale, vi è stato qualche contatto di rilievo, ma non si è potuto che verificare la posizione supina di Con.Solida. e l'incapacità di interpretare, proporre e di attuare una qualsiasi iniziativa autonoma in grado di incidere sul territorio e sulla nostra vicenda in particolare. Il nostro consorzio si dimostra retaggio di una vecchia mentalità assistenziale incapace di rinnovare il proprio ruolo secondo le necessità delle nuove politiche sociali e incapace di valorizzare le potenzialità delle associate (basti pensare che pur richiedendolo alle cooperative socie e fornendo formazione ancora non ha un proprio controllo di gestione e che, anziché utilizzare le risorse e le capacità delle associate, si avvale, di collaborazioni e consulenze di aziende for-profit). Avremmo forse potuto/dovuto scavalcare il consorzio e cercare di fare rete direttamente con altre cooperative cercando possibili sinergie, risparmi di scala comuni, azioni di marketing sociale presso le Pubbliche Amministrazioni, ecc. (tutto quel lavoro che il consorzio non ha fatto e non fa)!
Come riportano i giornali in questi giorni su denuncia del Difensore Civico Borgonovo Re, per lavorare con i comuni, soprattutto quelli piccoli, è necessario attivare canali e conoscenze che noi non abbiamo perseguito. La stessa piccola Convenzione, ai sensi della legge 381/91, che abbiamo con il Comune di Rovereto, essendo rimasta politicamente orfana (era stata proposta dal gruppo Solitarietà, ora scomparso) non ha trovato e non ha il sostegno di alcuno. Ma è colpa nostra, avremmo dovuto andare da tutti i gruppi politici attivi e informarli delle loro responsabilità .. visto che purtroppo non le conoscono.
Questa nostra scarsa attitudine a venderci e a ragionare sempre in termini di sussidiarietà, ci ha impedito di usufruire di vantaggi, privilegi, conoscenze e di addentrarci ed appropriarci dei meccanismi che governano il mercato. L'illusione di un automatico riconoscimento della valenza economica [5] e sociale del nostro lavoro, se non dell'automatica applicazione delle leggi vigenti, da cui, secondo/poveri noi, doveva automaticamente conseguire l'attenzione e l'interesse da parte delle Amministrazioni e degli Enti del Territorio, era appunto una illusione [7]. Si sarebbe forse potuto cercare qualche appoggio anche senza compromettersi?
L'esperienza PlasticRock [12] che pareva avere i requisiti per un pieno successo (primo anno con un forte attivo, prodotto innovativo ed eco-compatibile, rispondenza ai requisiti del decreto Ronchi) è stata fallimentare. Oltre alle condizioni di depressione del mercato e al mancato supporto (diniego) degli attori di sistema, che avevamo coinvolto (C.L.A., Promocoop), i motivi sono da individuare in alcune gravi lacune organizzative che non sono state tempestivamente risolte e alla scarsa capacità di marketing dispiegata. Buona parte della sofferenza finanziaria attuale è direttamente collegata agli investimenti in questo progetto.

Appartenere, sostenere, legittimare il sistema
Nei dodici anni della nostra storia le risorse da noi ritornate al sistema sono state consistenti. Tra interessi passivi sui mutui e rate varie, tra costi per servizi (più o meno validi e spesso ridicoli), progetti formativi (a volte interrotti e mai più ripresi senza spiegazioni), ecc., si fa presto a parlare di parecchie centinaia di migliaia di euro (miliardi delle vecchie lirette).
Siccome abbiamo realmente creduto di appartenere e di contribuire, abbiamo da sempre (negli ultimi anni anche con grande enfasi) cercato di fare rete e di trovare quelle sinergie che dovrebbero dare senso oltre che valore al Sistema. Proprio per spirito di appartenenza abbiamo utilizzato i servizi che il Sistema fornisce. I servizi che abbiamo acquistato, e che continueremo ad acquistare fino alla chiusura (per non caricarci anche dei costi di uscita), dalla Federazione Trentina della Cooperazione non si sono rivelati particolarmente vantaggiosi né dal punto di vista economico nè sul piano qualitativo. I servizi forniti sono spesso mediocri [6] e l'unica consolazione è constatare la progressiva formazione, a nostre spese, di revisori e collaboratori che con noi hanno avuto modo di fare esperienze che sicuramente a loro mancavano.
Col senno di poi possiamo affermare che i vantaggi di appartenere e di utilizzare gli strumenti del Sistema Cooperativistico Locale non ci hanno dato maggiori opportunità che l'utilizzo di strumenti autonomi. Anzi una maggior autonomia avrebbe presumibilmente consentito la ricerca con sufficente anticipo di soluzioni alternative all'attuale difficoltà finanziaria.
Possiamo quindi affermare, di aver lealmente e realmente sostenuto il Sistema facendo regolarmente uso delle sue attività [8] che, come è possibile capire p.es. dal bilancio della Federazione, rappresentano il loro core business [9]. L'amarezza di questi momenti ci fa pensare con malignità e ci fa chiedere se non abbiamo confuso il Sistema con un generico fornitore di servizi e comunque ci chiediamo: chi ha fatto l'affare?
Il nostro partecipare ha, nel suo piccolo, in qualche modo anche legittimato il Sistema. Ed è questo, visti i risultati, che non ci sta più bene.

Il territorio e gli enti
Coerentemente al rude carattere trentino il Territorio non si è mai particolarmente aperto/accorto di noi. Sono molti però i segnali di stima e i riconoscimenti che ci sono stati attribuiti. Molti sono di attori coinvolti nei singoli percorsi individuali di inserimento e di sostegno alle persone deboli. Molti sono di Clienti che hanno apprezzato la qualità del nostro lavoro e che ci darebbero ulteriore fiducia.
L'Agenzia del Lavoro, severo controllore dell'attuazione delle politiche sociali provinciali, ha ripetutamente riconosciuto e approvato i nostri dettagliati Piani di Impresa annuali, compreso quello per il 2006, valutandone, difformemente dalla banche di Sistema, anche la valenza sociale.
Con il Comune di Trento e con l'azienda speciale A.S.I.S abbiamo i rapporti più qualificati ed importanti. La reciproca soddisfazione sulla conduzione e l'esecuzione dei lavori dell'appalto vinto in gara europea con un contratto molto tecnico, da la misura delle nostre reali capacità e possibilità. In fase di liquidazione questo è il reparto aziendale di cui è necessario saper mantenere intatto il valore per favorire la sua cessione in un unico blocco.
Il Comune di Rovereto, la prima amministrazione (che dovrebbe essere) interessata alla nostra esistenza e quindi alle nostre vicende, che ben ci conosce per la Convenzione ai sensi della legge 381/91 con cui ci ha affidato la pulizia dei Centri Civici fin dalla nostra nascita, è praticamente ignaro della nostra condizione. Quest'anno, dopo troppo, troppo tempo, ci ha ri-affidato (costringendoci ancora al vituperato meccanismo dell'offerta al massimo ribasso) alcuni lavori straordinari nel verde sportivo ma un grave e immotivato pregiudizio compromette un rapporto proficuo e maturo e (s)qualifica il comportamento di molti funzionari. I pochi incontri ufficiali che abbiamo faticosamente ottenuto in passato, dopo lettere aperte al sindaco, interpellanze di consiglieri comunali, ecc., sono serviti solo a rinviare i termini di scadenza di quel contratto (fine settembre 2006!).
Il rischio di una nostra chiusura in coincidenza con la scadenza definitiva della Convenzione che ci ha fatto nascere, aggiunge ancora più amarezza rispetto al rapporto con codesto Comune e dovrebbe far riflettere gli Amministratori Roveretani e tutto il Sistema sull'importanza del convenzionamento (anche) come forma di sostegno della Cooperazione Sociale [10].
L'accreditamento secondo lo standard SA1000 che il disgraziato Ufficio Sociale (sigh!) ha intrapreso lo scorso anno è, per il momento, solo un bel progetto di un percorso che non è ancora completamente recepito/capito internamente.
Stante anche la particolare debolezza dell'attuale Consiglio Comunale roveretano, non è possibile quindi intravvedere, purtroppo, la possibilità che un tempestivo aiuto ci arrivi da quella Amministrazione. Nel caso di revoca della liquidazione ci si dovrà comunque prontamente attivare per tentare di ottenere un sostegno concreto.
La nostra repulsione ad ogni tipo di favoritismo (come già detto) ci ha tenuto lontani anche dal solo cercare agganci privilegiati all'interno del Comune di Rovereto, e quindi non ci è noto e non possiamo sostenere che vi sia una mafia in codesta amministrazione. Ma per chiunque abbia avuto modo di confrontarsi con gli uffici tecnici comunali della nostra città, è chiara la separazione dei vari settori, la disorganizzazione e la mancanza di una strategia comune che favoriscono comportamenti ambigui, discrezionalità e interventi in emergenza. Un effetto-mafia.
La causa principale della penalizzazione che subiscono la cooperazione sociale e gli altri tipi di associazionismo del territorio (bada però che non tutte le associazioni vengono dimenticate!) è da ricercare proprio in comportamenti di ignoranza, superficialità, indifferenza se non di consapevole omissione, favoritismo o nepotismo da parte degli addetti ai lavori delle Pubbliche Amministrazioni.
Presso il Comune di Rovereto abbiamo da anni sollecitato l'introduzione di clausole sociali negli appalti e l'abbandono di quelli al massimo ribasso. Qualche mese fa abbiamo partecipato alla prima (speriamo sia la prima!) gara con tali caratteristiche (prevede gli Inserimenti Lavorativi di soggetti deboli) e che riguardava i lavori di pulizia degli edifici comunali. Siamo arrivati secondi, penalizzati anche nella valutazione della capacità di effettuare Inserimenti Lavorativi rispetto alla ditta che si è aggiudicata l'appalto. Questa è una azienda con nessuna esperienza sociale, non ha mai fatto Inserimenti, si appoggia a terzi (fuori provincia) per fare gli Inserimenti Lavorativi legati al nostro territorio. Noi speriamo che il Comune di Rovereto sia in grado e stia effettivamente controllando il rispetto delle condizioni sociali previste in quell'appalto (oltre ovviamente alla pulizia a all'igiene delle scrivanie).
Per quanto riguarda le forze politiche locali, da cui ci siamo sempre sentiti lontani, i gruppi presenti in Consiglio Comunale fanno fatica ad essere all'altezza del loro ruolo in vicende molto più semplici e ad oggi nessuno ha dimostrato l'attenzione e/o la competenza per sostenere la Cooperazione Sociale a Rovereto ed in particolare la nostra cooperativa.
Come nel caso del sistema cooperativo, in un contesto poco laico, la laicità ha difficoltà ad esprimersi e viene spesso valutata con sospetto e diffidenza.
Come ormai richiesto da più parti, anche noi speriamo che al più presto la Provincia Autonoma di Trento rediga essa stessa e richieda, contemporaneamente ai normali bilanci economici obbligatori, a tutte le Amministrazioni Pubbliche Provinciali e a tutti gli organismi accreditati, compresi quelli del Sistema Cooperativo Trentino, un Bilancio Sociale che consenta al cittadino e agli operatori di comprendere, tracciare e controllare, tramite indicatori chiari e condivisi, i vantaggi e i benefici via via ottenuti con le politiche sociali sostenute dalla Provincia.
Una imposizione etica e di trasparenza proveniente dall'alto può richiedere molto tempo per portare risultati, ma in mancanza d'altro...

Sistema sociale
Chiunque conosce la cooperativa Arti e Mestieri sa che, oltre all'aspetto economico-patrimoniale, esiste un grande patrimonio immateriale composto sia da conoscenze tecniche (know-how) che da sensibilità sociale che, in seguito alla liquidazione, sicuramente verrà a mancare nel desolato orizzonte della cooperazione sociale della Vallagarina.
Per ricreare a Rovereto una cooperativa sociale di tipo B con una organizzazione e una esperienza tali da consentire Inserimenti Lavorativi anche in numero inferiore alle attuali possibilità di AeM le risorse da mettere in campo saranno ben più di quanto sarebbe stato sufficente a far proseguire l'esperienza della cooperativa Arti e Mestieri! Meditate Cooperatori di Sistema, meditate!
Il futuro di una qualsiasi impresa, ma a maggior ragione se si tratta di una cooperativa sociale, non è fatto di immobili o di attrezzature (quantunque questi siano importanti e necessari). La vera ricchezza sono le persone, anzi è il gruppo composto dalle persone che conoscono e sanno svolgere un determinato lavoro a costituire il capitale reale dell'impresa.
Il Sistema, in questo caso, ha deciso di non guardare al futuro, ha pensato solo ad incamerare subito (loro dicono non disperdere) il nostro patrimonio materiale. Della serie: "porta a casa entànt".
Differentemente dagli Amministratori, alcuni dei quali ora sono anche Liquidatori, e dalla stragrande maggioranza dei Soci il Sistema infatti non crede nella possibilità di revoca del processo di liquidazione. Per questo avrebbe preferito un liquidatore esterno, a garanzia, tra le altre cose, di una maggior velocità di realizzo. E per lo stesso motivo il Sistema è indifferente al costo della liquidazione, quello di un liquidatore esterno è stimabile, in base al nostro patrimonio tra i 40.000 e i 50.000 €, che non va a intaccare i suoi interessi (del Sistema) ma che invece rimane a carico dei Soci sia nel caso di revoca che di effettiva liquidazione.
Per quanto riguarda il ruolo del Sistema Cooperativo Trentino vogliamo fare una ulteriore considerazione. Se, dopo un anno e mezzo di incontri e di promesse, non è in grado di difendere un presidio come Arti e Mestieri da una sofferenza di (soli) 140.000 € ed è incapace di trovare soluzioni alternative o di sostegno per una cooperativa sociale con un patrimonio che garantisce (per il momento) tutte le proprie esposizioni. Se non sa aiutare una associata che di fatto, per poter continuare ad operare, avrebbe (avuto) bisogno solo di alzare il fatturato e quindi di lavoro, di commesse, di marketing presso le Amministrazioni Locali. Se l'unica capacità del Sistema stesso sembra essere quella di facilitare l'accesso ad un sistema di credito che poi si rivela primariamente interessato a gestire/incamerare i patrimoni materiali delle cooperative in difficoltà anziché valorizzarne le potenzialità. Se poi ufficialmente nessuna cooperativa fallisce e le liquidazioni coatte amministrative magicamente diventano liquidazioni volontarie [11] e non si fa bagaglio delle proprie esperienze, non si riconoscono i propri errori e si mascherano, si nascondono e addirittura si sostengono i comportamenti scorretti penalizzando quelli che nel sistema applicano una visione più rigorosa delle responsabilità sociali ed amministrative, ebbene questo sistema ha fallito il proprio scopo.
Il lavoro sociale dei Soci e dei Collaboratori di Arti e Mestieri non merita di essere confuso con quello di chi usa la cooperazione sociale solo come foglia di fico per interessi che con la mutualità hanno poco a vedere.
Siamo molto rammaricati, e ci scusiamo, per non aver saputo far sopravvivere la cooperativa Arti e Mestieri ma, dato il contesto, abbiamo solo questo momento per riuscire (eventualmente) a chiudere senza umilianti compromessi e senza debiti.
Poi a ciascuno le proprie responsabilità.

| [1] | dall'editoriale "Nuovi imprenditori cercasi" della NewsLetter Cooperfidi di luglio 2006: "Cooperfidi possiede una patrimonialità tale da potersi candidare ad essere motore di sviluppo per nuove iniziative imprenditoriali, operando in sinergia con la Federazione Trentina della Cooperazione, che offre un qualificato servizio di consulenza giuridica e amministrativa, e con Promocoop, che sappiamo sempre sensibile alla promozione e al sostegno di nuove attività, e con il credito cooperativo trentino." |
| [2] | dallo statuto di una Cassa Rurale: "Criteri ispiratori dell'attività sociale" "Nell'esercizio della sua attività, la Società si ispira ai principi cooperativi della mutualità senza fini di speculazione privata. Essa ha lo scopo di favorire i soci e gli appartenenti alle comunità locali nelle operazioni e nei servizi di banca, perseguendo il miglioramento delle condizioni morali, culturali ed economiche degli stessi e promuovendo lo sviluppo della cooperazione e l'educazione al risparmio e alla previdenza." |
| [3] | Solidarietà e mutualità sono argomenti per grandi speculazioni che ne mascherano spesso i significati originali e tendono a piegarli agli interessi prevalenti sul territorio. Non per niente Jonny Dotti (L.R. di C.G.M.), chiedendosi se la solidarietà possa ancora essere considerata un mito fondativo, sostiene: Solidarietà significa solido-insieme. È anche un mito pericoloso, può degenerare in fondamentalismi e mafie. La solidarietà ha anche degli elementi degenerativi, proprio perché è molto potente. Può divenire un sistema chiuso, familista, corporativo. L'Italia presenta in questo campo molti esempi, anche nel presente. Che abbia parlato con il Difensore civico sign.a Borgonovo Re? Inoltre le ultime norme, introdotte dal precedente governo con l'obiettivo di indebolire l'intero sistema cooperativo, non hanno eliminato gli equivoci. Le cooperative che non possono dimostrare la mutualità prevalente si sono viste togliere alcuni storici privilegi (in particolare le cooperative di consumo, di produzione lavoro e agricole). Solo le banche sono state esentate da tale riforma, forse per i troppi conflitti di interesse. |
| [4] | dopo l'Assemblea dei Soci del dicembre 2005 il Coordinamento Tecnico ha scritto una relazione che, su richiesta di Michele Odorizzi, non è stata pubblicata per dargli modo di trovare delle soluzioni .... Ora ci sembra opportuno renderla pubblica: Appunti del CT post assemblea soci dicembre 2005 |
| [5] | la ricerca del dott. Marocchi, consulente dell'Agenzia del Lavoro, che dimostra i vantaggi economici, per le Amministrazioni, dei progetti di inserimento lavorativo attuati tramite la cooperazione sociale in trentino. Praticamente come per ogni euro destinato dalle amministrazioni agli appalti affidati alla cooperazione sociale di tipo B vi sia un consistente risparmio derivato sui costi dei servizi erogati ai soggetti deboli da parte delle stesse. |
| [6] | banali esempi: l'ufficio paghe di ftcoop, pur trattando le nostre paghe da anni, non è ancora in grado di fornire in tempi ragionevoli i costi standard dei dipendenti o di inviarci i dati mensili in un formato elettronico riutilizzabile, adducendo banali scuse sulla privacy e magari poi inviarli via mail assolutamente in chiaro. |
| [7] | dopo la vicenda Craxi, un amministratore del Comune di Rovereto, ancora in forza e di cui non faremo il nome, commentava (a suo modo onestamente), riferendosi agli ingranaggi del potere: "le rode bisogna onzerle". |
| [8] | le attività che sostengono la Federazione della Cooperazione Trentina (che hanno incrementato i ricavi) |
| [9] | Non è male il bilancio dei servizi FTCoop (paghe, revisioni ecc.) rappresentano l'entrata più importante. Peccato che a sostenerla siano principalmente le associate. Sempre prendendo ad esempio il servizio paghe il costo di ciascun cedolino mensile ci viene fatturato a € 13,31 (tredici e trentuno). Per lo stesso servizio ci sono aziende (quella che conosciamo noi è fuori provincia) che chiedono € 3,75 (tre e settantacinque)! |
| [10] | Tra le cause della liquidazione vi è infatti: "la sopravvenuta impossibilità di conseguire l'oggetto sociale visto il mancato accreditamento presso le Pubbliche Amministrazioni necessario all'attuazione di nuovi Inserimenti Lavorativi e il progressivo esaurimento delle risorse per sostenerli." |
| [11] | p.es. "Coop. Due Sapori", "Coop. Quattro Stagioni" |
| [12] | Nel 2003 AeM ha acquisito l'uso del marchio PlasticRock per cinque anni ed ha attivato un settore per la commercializzazione e il nolo di strutture per l'arrampicata sportiva realizzate con un sistema brevettato di pannelli. Questi sono realizzati a loro volta con plastica di riciclo possedendo i requisiti richiesti dal decreto Ronchi. L'attività è stata sospesa a inizio 2006. |
