Appunti del CT post assemblea soci dicembre 2005
Riflessioni sull'assemblea dei soci, sulle scelte conseguenti e sul rapporto con il sistema
Relazione del Coordinamento Tecnico dopo l'assemblea soci del 22.12.05
Rovereto, 10 gennaio 2006.
Premessa
L'allarme è stato lanciato già un anno e mezzo fa. Arti e Mestieri ha evidenziato ancora all'inizio del 2004 le incipienti difficoltà di ordine finanaziario, chiedendo l'intervento del sistema con tempi e modi che si credevano adeguati.
Con tutta la trasparenza possibile gli amministratori di AeM hanno cercato fin da allora di partecipare e condividere con il sistema un percorso comune per risolvere la sofferenza finanziaria che ha raggiunto livelli insostenibili.
Qualche sussurro, forse anche male interpretato, ci ha fatto credere che qualcosa si stesse muovendo e che il sistema fosse pronto ad intervenire. Oggi siamo a scontare anche quello sbaglio con un ritardo che può essere determinante.
Se il sistema fosse prontamente intervenuto accollandosi da subito le proprie responsabilità, non saremmo giunti a questa emergenza poiché AeM avrebbe avuto le risorse per continuare autonomamente e per terminare il percorso di risanamento intrapreso.
Nel corso dell'ultimo anno, nonostante l'attenta gestione e le nostre numerose sollecitazioni, non siamo riusciti a concretizzare un intervento risolutore e il problema finanziario è diventato via via più pesante.
È stata quindi convocata l'assemblea dei Soci per prendere atto della drammatica situazione ed investire i soci stessi della responsabilità di chiudere la cooperativa.
Fino a quel momento abbiamo creduto che il rapporto con gli interlocutori potesse/dovesse essere contraddistinto dalla correttezza e dal "bon-ton" della più sana cooperazione, oltre che da tempi giusti, ma verifichiamo invece che il tempo è ormai scaduto e che, incredibilmente, dobbiamo difenderci da un distruttivo attacco di chi credevamo ci avrebbe aiutati.
Il Coordinamento Tecnico ritiene di aver fatto questo errore e di averne piena responsabilità. Con questo documento il CT intende quindi chiarire definitivamente le origini delle difficoltà di AeM, la storia dei suoi problemi finanziari, le strategie interne ed esterne che hanno determinato il contesto attuale e lanciare un ultimo urgente ed accorato appello al sistema.
Il linguaggio ricalca quello che i Soci di AeM si sono ritrovati inaspettatamente a subire in occasione dell'ultima assemblea, è crudo e potrà sembrare eccessivo, soprattutto usato in una richiesta di aiuto. Nonostante questo lo usiamo poiché consente una chiara ricostruzione delle situazioni e una precisa individuazione delle responsabilità.
Crediamo che i rapporti con il sistema debbano e possano svolgersi in un clima più sereno ma senza più giocare a nascondino.
Chi ha rappresentato la Federazione in assemblea soci
Il sign. Paolo Tonelli è il responsabile del settore LSSA in sostituzione del dott. Cozzio che lo ha preceduto in quell'incarico.
Come lui stesso ha tenuto a precisare nella assemblea dei soci, dove è intervenuto ufficialmente in rappresentanza della Federazione delle Cooperative, svolge questo lavoro da soli quattro mesi e per questo non può farsi carico delle cattive informazioni in nostro possesso. Ha detto di parlare senza peli sulla lingua a differenza di chi (in precedenza) ci ha ingannati non dicendoci realmente come stanno le cose.
Paolo Tonelli, Arti e Mestieri e la mancata fusione con Quattro Stagioni
Il percorso personale di Paolo Tonelli è intrecciato con la storia della Cooperativa Arti e Mestieri fin da quando egli era il direttore di CLA e la cooperativa Quattro Stagioni (cooperativa edile associata al CLA) dimostrò gravi problemi gestionali (1997-98).
Per levarsi dalle difficoltà e defilarsi da ogni responsabilità, personale e consortile, Paolo Tonelli avvallò e sostennne, nonostante la piena consapevolezza dei rischi che quella soluzione presentava, come era stato dettagliato nella relazione dell'apposito check-up aziendale svolto dal consulente dott. Toccoli per conto della Federazione, la fusione di quella società con una cooperativa sociale: Arti e Mestieri.
Il giochino della fusione doveva realizzarsi grazie alla coincidenza di interessi di più persone. Il compagno di partito (Solidarietà) Ignazio Orgiana, allora presidente di una nuova, piccolissima AeM, con ambizioni di forte crescita ma nessun requisito o esperienza nel difficile comparto edile e Ruggero Carbonari, vero responsabile del disastro gestionale della cooperativa Quattro Stagioni, che sostanzialmente salvaguardava i suoi interessi personali (era coinvolto per circa 60 milioni di lire) che lui vedeva garantiti dal suo capannone di Lavarone (valore all'epoca 600 mil.).
Nonostante il parere contrario espresso in un verbale della Federazione, la fusione scaricò la patata bollente al consorzio delle cooperative sociali Con.Solida. (con cui non vi erano veri rapporti di collaborazione) e sollevò C.L.A. e l'intero sistema da una sana ricerca di cause e responsabilità della cattiva gestione di Quattro Stagioni. [1]
Il piano poteva riuscire solo affrettando al massimo il processo di fusione, anticipando le scadenze formali, rubando tempo al tempo, sia per salvare il salvabile (leggi commesse e obblighi che QS aveva in atto) sia per evitare la chiusura per inadempienze.
Tra i protagonisti dell'operazione vi era anche un altro stratega in netto conflitto di interessi: il commercialista di QS, dott. Rella. Anch'egli ha contribuito non poco, con scelte quantomeno discutibili, ad esaurire/dirottare le risorse di QS. Abile nell'usare le contraddizioni e l'ignoranza in campo, condivideva gli interessi del Carbonari ed era alla ricerca di una soluzione che garantisse anche l'esagerato importo delle sue fatture.
Senza farsi scrupoli e senza dare la corretta informazione ai soci AeM ma con il consenso del sistema, la cattiva gestione di Quattro Stagioni (Carbonari) fu inglobata direttamente in Arti e Mestieri.
Arti e Mestieri, guidata dallo sconsiderato Ignazio Orgiana (successivamente espulso da socio), sollecitato e sostenuto dal sistema (che peraltro, come si vedrà, in seguito riconoscerà l'errore), assunse tutti gli ex dipendenti in mobilità Quattro Stagioni dovendo mantenere Carbonari (espulso pure lui) come responsabile per tentare di portare a termine i contratti acquisiti ed evitare inadempienze e possibili risoluzioni dei contratti per scadenza dei termini.
In realtà non si riuscì ad evitare neppure questo: a distanza di anni AeM ha sopportato i danni morali e materiali presso le aule dei tribunali. La sofferenza finanziaria attuale è ancorata profondamente a quelle azioni ma aldilà dei soci di Aem, che hanno pagato fino in fondo, a parte Cooperfidi e Cozzio, che lo hanno riconosciuto, nessuno sembra voler intendere anzi sembra lo si voglia nascondere.
Ora qualcuno [2] sostiene che quelle furono scelte dei soci AeM e che quindi è loro tutta la responsabilità delle conseguenze. Affermazione del genere sono fatte da irresponsabili. Il senso stesso del sistema cooperativo viene messo fortemente in discussione quando il vertice si sottrae alle proprie responsabilità oggettive (e riconosciute).
Mai un organo decisionale di AeM (cda o assemblea) ha deliberato una possibile fusione con Quattro Stagioni.
L'unico atto ufficiale relativo a quella fusione consiste nell'iscrizione al Tribunale firmata dall'allora responsabile Benedetti a nome della Federazione. [3]
In seguito, cambiata (non solo) l'aria in AeM, e dopo un salutare "mea culpa" da parte del sistema, l'iscrizione fu ritirata. La Federazione tramite il nuovo responsabile del reparto LSSA dott. Cozzio, diede da subito (confermandola fino a pochi mesi orsono) la fiducia al nuovo percorso avviato dai nuovi amministratori e mise un definitivo fine alla mancata fusione.
Ma l'epilogo finale si è tradotto ancora in una beffa per AeM e in un insulto per chi crede a una cooperazione ancorata a valori etici.
Gatti e volpi di Quattro Stagioni, con l'evidente intenzione di guadagnare del tempo sull'incombente liquidazione coatta amministrativa dovuta alla sospensione di ogni attività operativa e sociale fin dal 2001 e con l'obiettivo di arrivare alla scadenza utile a poter vendere il capannone di Lavarone senza restituire i contributi ricevuti dalla P.A.T. (che sarebbe scaduta nel 2004), in extremis, chiesero un corposo risarcimento danni ad AeM per la mancata fusione attraverso la promozione di un contenzioso legale (200.000.000 di lire!).
Tale azione, che non era sostenibile poiché, ripetiamo, nessun organo decisionale AeM aveva deliberato la fusione, si è artificiosamente trasformata, non certo con il consenso AeM, in compensi per il noleggio di attrezzature e della sede (usate dallo stesso Carbonari - AeM non ha mai avuto le chiavi).
La Federazione nel frattempo ha emesso regolari verbali di revisione ordinaria per la coop Quattro Stagioni.
Ma i contenuti di quei verbali non riportano i fatti come sono successi, in quanto dichiarano che la Quattro Stagioni era attiva. Quei verbali hanno consentito la violazione della legge che stabilisce che l'inattività (p.es. mancate convocazioni delle assemblee ordinarie dei soci ecc.) determina automaticamente lo scioglimento della Società.
Fu così che si consentì alla cooperativa Quattro Stagioni di arrivare alla liquidazione volontaria con l'aggravio di una negoziazione economica (50 milioni) ripartita al 50% tra la Federazione stessa e AeM. Ancora oggi AeM sostiene le conseguenze patrimoniali nei propri bilanci in seguito alla ricezione di fatture emesse da Quattro Stagioni (acquisti fasulli di cespiti del settore edile).
Ora non si vuol sostenere che non vi siano responsabilità dei soci e degli amministratori AeM dell'epoca nell'accettare le pessime scelte effettuate su altri tavoli, ma è evidente che le loro opinioni ed i loro giudizi si basassero allora esclusivamente su consigli e su indicazioni provenienti da mamma Federazione e dagli altri attori interessati.
C'è chi mente sapendo di mentire e poi, seppur smascherato, non ammette di aver sbagliato. Questo è il caso del sign. Paolo Tonelli che pare non ricordare che, in compagnia di Rella e Carbonari, nell'unica vera riunione di sistema [2], quella che affossò definitivamente quel progetto, votò per la fusione, mentre ora sostiene di esserne sempre stato contrario.
Difficile pensare che Paolo Tonelli giunga ad ammettere la sua personale responsabilità e ancor meno quella del sistema, se ancora non è successo. Non ci interessa (!?) la sua esperienza nel campo delle cooperative di produzione e lavoro ma la superficialità della sua preparazione sul ruolo delle cooperative sociali è emersa più volte nel corso dell'assemblea dei soci AeM.
La conoscenza del percorso effettuato negli ultimi anni da Arti e Mestieri, della sua situazione economico/finanziaria, delle risorse proprie disponibili e dell'origine dell'emergenza si è rivelata indiretta, superficiale e frammentaria.
Ha fatto affermazioni, a proposito dei costi amministrativi [4], con cui ha semplicemente dimostrato la sua incapacità di concepire un differente ruolo e un diverso grado di responsabilità, verso la società gli utenti e i soci, tra le cooperative "sociali" e le "produzione lavoro", dimostrandosi del tutto inadeguato al ruolo che rappresenta(va).
Nel sistema Paolo Tonelli è una pedina importante ma, in occasione dell'assemblea dei soci Arti e Mestieri si è dimostrato un funzionario disattento e impreparato che, grazie a dei privilegi inconfessati, occupa un posto delicato che richiederebbe invece maggiore responsabilità e consapevolezza. La sua presunta abilità e l'evidente scaltrezza possono forse essere utili per competizioni al massimo ribasso ma sono del tutto inappropriate, secondo noi, per decidere una strategia nell'ambito della cooperazione sociale.
Destabilizzante
Paolo Tonelli si è permesso di dire cose gravissime in assemblea soci AeM.
Cercando (ancora una volta!) di plagiare i presenti, con grande platealità, ha sostenuto che sarebbe stato un errore se i soci avessero approvato (come poi è successo) il Piano di Impresa per il 2006 (NB: già approvato dal C.d.A. e dall'Agenzia del Lavoro) e che "l'unica soluzione possibile per salvare almeno il TFR dei lavoratori è la liquidazione volontaria".
Con la prima affermazione Paolo Tonelli ha tentato apertamente di destabilizzare la cooperativa. Se i soci riuniti in assemblea non avessero approvato il piano di impresa presentato dagli amministratori il rapporto con il sistema sarebbe immediatamente saltato ed in particolare il promesso "tavolo di lavoro" avrebbe visto gli amministratori privi della fiducia di collaboratori e soci (oltre che del sistema stesso :-).
Il discredito avrebbe probabilmente coinvolto anche l'Agenzia del Lavoro che invece quel documento lo ha approvato.
La seconda affermazione è altrettanto infida e falsa: probabilmente molti lavoratori, messi alle strette, preferirebbero salvaguardare innanzitutto il posto di lavoro lasciando il TFR a ricapitalizzazione della cooperativa (quello che già è successo più volte in AeM) piuttosto di seguire il consiglio di Paolo Tonelli [5].
Paolo Tonelli ha sostenuto che il sistema non ha fiducia nella classe dirigente di "Arti e Mestieri", che la considera inadeguata ed ha fatto risalire questo a motivi di affidabilità sugli appalti (nomina in assemblea il cantiere "Parco delle Rimembranze" [6], chiuso regolarmente senza alcuna contestazione nel 2001, quale presunta origine della sfiducia di CLA nei nostri confronti) e che anche gli altri attori cooperatori non considerano valida la gestione della nostra coop.
Ora è il sistema nel suo complesso ad essere chiamato a rispondere dell'affidabilità di AeM ed è per noi decisivo capire al più presto quanto siano condivise le opinioni di Paolo Tonelli. Negli ultimi tre anni vi sono stati ripetuti incontri finalizzati ad una collaborazione reciproca con tutti gli attori del sistema ed è inconcepibile che non siano emerse queste contraddizioni, per esempio, con gli organi di CLA. Paolo Tonelli sostiene infatti che è questo il motivo che non ha consentito i risultati sperati nel settore arrampicata.
Morti e feriti
Infine si è capito che al sign. Paolo Tonelli non passa per la testa di fare un percorso con AeM, egli pensa di imporre a AeM la sua soluzione (draconiana): se non ci sono morti e feriti a lui non sembra possibile salvare alcunché.
In una azienda profit a simili comportamenti nel corso di una assemblea dei soci, visto anche il ruolo del personaggio, sarebbero sicuramente seguite delle querele. In una azienda no-profit si è preso atto dell'inadeguatezza della persona nel ruolo che rappresenta e si preferisce verificare per altro canale la reale posizione del sistema.
Il conto
Tra il 2000 ed il 2002 si è riusciti a tamponare i problemi. Per sostenere le perdite che AeM ha ereditato dalla sciagurata precedente gestione si è utilizzato e depauperato il patrimonio per 490.000 €. di riserve disponibili. (A questa cifra si deve aggiungere il peso di circa 200.000 € di investimenti effettuati esclusivamente per l'edilizia).
Il 2003 non ci ha visto soccombere perché Cooperfidi ci ha erogato un mutuo di 200.000 € a fronte di un'ipoteca sull'intero patrimonio immobiliare (valore stimato 700.000 €). (Ora siamo nella condizione che, per sostenere quel mutuo, dovremmo tentare un nuovo accesso al credito con l'apertura di un nuovo mutuo, aumentando di conseguenza l'indebitamento).
Ma il temuto tracollo non è (ancora) avvenuto ed il merito, aldilà delle garanzie ipotecarie, ci è stato riconosciuto proprio in occasione dell'erogazione del mutuo Cooperfidi.
Ciò che sosteniamo è: l'attuale difficoltà finanziaria dipende (quasi) esclusivamente dai ritardi del sistema nel riconoscere le proprie responsabilità. Le responsabilità, lo si ribadisce ancora una volta, consistono nell'aver indotto AeM ad intervenire su un problema altrui senza valutare il rischio di una devastazione di AeM stessa. Senza il peso ereditato dall'incauto tentativo di fusione e con un tempestivo intervento del sistema, AeM navigherebbe ora in condizioni ben diverse e solide e avrebbe un futuro certo.
Oggi, purtroppo, la nostra sofferenza corrisponde al costo dell'evitata liquidazione coatta amministrativa della cooperativa Quattro Stagioni. Si vuol farla pagare tutta ai soci AeM?
Tavolo di lavoro
In merito all'intervento del sistema, ciò che chiediamo è quindi innanzitutto una netta scelta di campo tra chiacchere su soluzioni basate sulla riduzione dei costi fissi e una seria discussione sulle azioni realmente possibili e strategicamente efficaci.
Ci aspettiamo che si affermi chiaramente e senza ambiguità che non si vuol perdere l'esperienza e, perché no, la professionalità accumulata in questi anni da AeM o, altrimenti, che il sistema dica il contrario ma lo giustifichi con altrettanta chiarezza. Questo ci sembra dovuto.
Arti e Mestieri non può promuovere iniziative di sistema ma confidiamo nel senso di responsabilità che forse qualcuno lassù non ha smarrito.
Vi è una emergenza a breve che solo un intervento immediato può rimediare. Se il sistema interverrà prontamente, AeM è pronta a discutere e ad affrontare tutte le possibili soluzioni.
Ma se il sistema decidesse che i problemi AeM esulano dalla sua competenza a fine gennaio l'assemblea straordinaria dei soci di AeM dovrà chiudere il percorso della cooperativa.
A nessuno interessa lavare panni in piazza ma sembra non ci siano alternative. Alle ingiurie ricevute da Paolo Tonelli in assemblea dei soci siamo costretti a puntualizzare la nostra interpretazione dei fatti.
I nostri errori
La rabbia per come siamo stati trattati non deve però impedirci di individuare gli errori che abbiamo fatto iniziando con il chiederci se ci siamo nascosti qualcosa.
Abbiamo realmente una amministrazione inadeguata? Il percorso effettuato ci ha visti tralasciare o rimuovere problemi e/o soluzioni? Abbiamo veramente ascoltato le critiche e i consigli che ci sono stati dati? Abbiamo soddisfatto le richieste dei nostri interlocutori/revisori/controllori?
O, altrimenti, è possibile che si tratti solo di errate percezioni all'esterno della coop? E se sì, perchè? Siamo soltanto "scomodi", e/o non riusciamo a comunicare all'esterno le nostre reali competenze?
..
Noi, che sappiamo di dover risolvere e di avere la responsabilità diretta dei problemi e non siamo abituati a sottrarci ad alcuna critica, queste domande ce le siamo già poste e ce le poniamo in continuazione, anche dopo le intimidazioni minacciose di Paolo Tonelli in assemblea dei soci. Egli ha affermato infatti che dovremo sottometterci ed accettare aprioristicamente le condizioni che eventualmente dovessero esserci richieste nel tavolo di lavoro.
Temiamo forse questo?
..
Abbiamo considerato sufficentemente "le ragioni del malcontento e dei fraintendimenti" che spesso abbiamo sentito da collaboratori, clienti, interlocutori in genere? Cosa abbiamo tralasciato nei rapporti interpersonali e in quelli "professionali"?
Autocritica e critiche
Si ricorda che tutti gli amministratori, dal Presidente all'ultimo Consigliere hanno sempre sostenuto di essere pronti a rinunciare alle loro cariche quando qualcuno più capace se ne assumesse le responsabilità. In Arti e Mestieri non vi sono poltrone, solo normali sedie o posti in piedi....
L'autocritica, di cui siamo convinti sostenitori, ci ha fatto molto riflettere sul nostro coinvolgimento e sulle responsabilità collegate al nostro ruolo. Ma l'assenza di altre cooperative sociali di tipo B sul nostro territorio la dice lunga (anche se Paolo Tonelli a precisa domanda ha detto di non saper spiegare) sulla facilità di trovare persone disposte ad assumersi responsabilità così pesanti e così difficili da portare.
Sia ben chiaro che se dovessimo capire che realmente il sistema ritenga inadeguata la dirigenza AeM non verrà opposta alcuna obiezione alla completa sostituzione con persone di più alto livello e preparazione.
Esprimiamo comunque forti dubbi sulla possibilità di mettere in campo, nella cooperazione sociale, amministratori che abbiano avuto e abbiano superato le esperienze attraversate in questi anni da AeM.
Per quanto poi riguarda l'efficenza (con particolare riferimento al controllo di gestione) ed innovazione (p.es. ricerca informatica e commerciale), l'esperienza quotidiana nel vero mercato lo dimostra, la cooperativa Arti e Mestieri è più avanti di molte cooperative (e consorzi) ed è tecnicamente in grado di rispondere alle richieste di informazioni ed alle eventuali sollecitazioni esterne del sistema in tempi che sono decisamente più brevi di organizzazioni molto più grandi e ricche.
E quindi si smetta di collegare le difficoltà finanziarie a una generica mancanza di efficenza!
Sicuramente si poteva e si può fare molto di più ma non v'è dubbio che la pesante situazione finanziaria stia nascondendo gli aspetti positivi di Arti e Mestieri. Vanno in secondo piano i risultati economici soddisfacenti dei settori storici, Verde e Servizi, la qualità dei lavori svolti, i contratti e i rapporti aziendali in atto, la mancanza di qualsiasi contenzioso, le capacità tecniche e amministrative che consentono di competere (e vincere) in appalti di livello europeo (e non al massimo ribasso!), la ricerca informatica orientata alla qualità e al controllo di gestione (da cui potrebbe nascere uno spin-off per le cooperative sociali trentine). A questo si aggiunga che nonostante l'attenzione e l'impegno con utenti e territorio ancora non risalta il lavoro sociale svolto e quindi non si evince neppure il patrimonio immateriale dell'impresa sociale.
Cose da fare
Il teatrino che ha portato alla presenza di Paolo Tonelli quale rappresentante della Federazione delle Cooperative in occasione del nostro drammatico appello per un sostegno finanziario non ci riguarda, se non per il fatto ancora una volta subiamo una disorganizzazione a monte.
È solo un ulteriore esempio della difficoltà del sistema nell'intervenire con tempi e modi efficaci nei problemi reali delle cooperative.
L'attuale catena delle responsabilità della Federazione ha purtroppo determinato la presenza di Tonelli Paolo come rappresentante della Federazione stessa in una evidente situazione di conflitto di interessi o, quantomeno, eticamente discutibile. Dal punto di vista tecnico, la sua preparazione sul tema specifico, un possibile intervento di sostegno al problema finanziario di AeM da parte del sistema, si è rivelata inesistente.
È necessario da parte nostra raccogliere tutte le informazioni utili a chiarire questa situazione. Dovremo presentare, quando e dove sarà possibile, ad interlocutori più qualificati, un "piano" con le nostre valutazioni e proposte. Dovremo poi attendere che la Federazione, nei suoi organi politici, le valuti ed aspettare gli sviluppi.
È evidente che qualsiasi futuro rapporto non potrà svolgersi che nel reciproco riconoscimento e rispetto degli interlocutori. Potremo quindi concepire l'ulteriore coinvolgimento di Paolo Tonelli solo in presenza di un suo chiarimento complessivo ed esaustivo (anche se dubitiamo possa coesistere con la nostra ricostruzione/posizione).
Situazioni e conseguenze
In estrema sintesi vi sono tre possibili situazioni:
- Paolo Tonelli ha ragione (anche parzialmente)
- Paolo Tonelli ha torto ma...
- Paolo Tonelli ha torto
Se siamo in presenza di una sfiducia di sistema non vi sono i tempi nè le energie per effettuare interventi strutturali che incidano in tempo sul problema finanziario di AeM e riportino un clima di fiducia e di rilancio tra i sopravvissuti.
L'attuale CdA è (improvvisamente) sfiduciato e impotente. Alla difficoltà finanziaria si aggiunge una difficile prospettiva per l'aspetto sociale. Nessuna soluzione potrebbe prendere corpo dall'organo di governo forse neppure sotto la tutela degli organi del sistema.
Il CdA deve immediatamente indire l'assemblea straordinaria dei soci, presentandosi dimissionario, con ordine del giorno lo scioglimento volontario.
...
Se anche parte delle affermazioni di Paolo Tonelli riguardo l'affidabilità della classe dirigente di AeM ed alla mancanza di fiducia da parte del sistema fossero vere, siamo stati oggetto di una cattiva informazione degli/dagli organi di vigilanza che avrebbero dovuto in precedenza evidenziare questi problemi e comunicarli all'organo di controllo e agli amministratori.
Se ciò fosse vero i soci dovranno chiedere spiegazioni ai vari responsabili e capire come mai le comunicazioni effettuate nel passato non corrispondono alle affermazioni di Paolo Tonelli.
Dovranno chiedere a Michele Odorizzi, quale presidente del nostro consorzio di riferimento Con.Solida e vicepresidente della Federazione delle Cooperative, al dott. Claudio Grassi quale direttore di Cooperfidi, all'attuale direttore della Federazione dott. Carlo Dellasega che ha nel suo mandato la responsabilità della riorganizzazione dei Reparti, qual'è (era) il vero grado di affidabilità, di fiducia, di accreditamento della cooperativa Arti e Mestieri.
Anche nel caso la percezione esterna sia solo parzialmente dubbiosa, e dovuta a qualsiasi (altro) motivo, non vi è più tempo per riuscire a cambiarla e la nostra situazione non può che precipitare: si deve immediatamente indire l'assemblea straordinaria dei soci con ordine del giorno lo scioglimento volontario.
I tempi ed i modi sono meno traumatici della prima situazione in quanto il CdA gode ancora della fiducia dei soci (almeno così dovrebbe essere) e può quindi tentare di tutelare maggiormente gli interessi delle persone.
Le domande al sistema rimangono...
Se le affermazioni di Paolo Tonelli si riveleranno, come pensiamo, affermazioni gratuite, intenzionali e/o interessate, chiederemo di poterlo scavalcare e di relazionarci con altri nel sistema.
Dovremo correre, correre, correre...
Dovremo riuscire a trovare le energie necessarie a riaprire il dialogo, bruscamente turbato da questi recenti sviluppi, senza perdere tempo prezioso, cercando rapidamente adeguate soluzioni per la nostra situazione finanziaria.
Verificata la fiducia del sistema si potrà passare all'attuazione del Piano di Impresa per il 2006.
È opportuno anche in questo caso coinvolgere tutti i soci aggiornandoli costantemente sugli sviluppi della situazione.
Misure draconiane
Se avessimo atteso i tempi ed i consigli di Paolo Tonelli non saremmo qui. Egli invoca misure draconiane ma noi sappiamo che non si vive di slogan.
I tagli o sono sostenibili o non possono essere effettuati, e Dracone è passato alla storia non per la qualità delle sue soluzioni (regole) ma per le pene che si dimostrarono troppo severe ed insostenibili.
Siccome abbiamo dettagliatamente spiegato la vera origine dei nostri mali, non si cerchi ancora di associare le nostre difficoltà agli eccessivi costi della struttura. Anche perché nessuno in AeM mette in dubbio che dev'esserci una giusta proporzione tra struttura e dimensioni dell'impresa. Anzi, solo una corretta gestione delle risorse disponibili ha permesso la sopravvivenza della coop.
Vi è piena consapevolezza che le mutate situazioni di mercato e le inevitabili ripercussioni sul fatturato richiedano diverse impostazioni rispetto al passato: AeM ha già preso delle decisioni ed adottato alcune contromisure.
Prescindendo da quale sarà il destino della coop, ancora una volta, il Coordinamento Tecnico di AeM ha studiato, analizzato e discusso sugli ultimi eventi cercando di capire quali potranno essere le conseguenze sull'attuazione del Piano di Impresa 2006.
Riduzione dei costi già attuate
Riduzione del personale
I tempi prefissati con l'Amministrazione Comunale per la stesura definitiva della nuova Convenzione (01 luglio 2006), inducono prudentemente ad utilizzare lo strumento della mobilità per i coordinatori del settore verde e delle pulizie.
In seguito alla perdita della gara di appalto delle pulizie degli immobili del Comune di Rovereto, è venuta meno la necessità della figura della coordinatrice del settore che sarà posta in mobilità dal mese di febbraio 2006 per esubero del personale.
Nell'eventualità di una mancata aggiudicazione dell'appalto Aree Verdi del Comune di Trento, in general contracting con Consolida (scadenza gennaio 2006), la figura del coordinatore operativo del settore verde, riservata in gran parte alla rendicontazione relativa a questo appalto, risulta in esubero e sarà posta in mobilità dal mese di febbraio 2006.
Ottimizzazione delle sedi e della logistica
Recesso dal contratto di affitto della vecchia sede di via Monte Grappa.
Le azioni avviate, prescindendo dalla soluzione del problema finanziario, garantiscono la prosecuzione ed il completo assolvimento degli impegni che la cooperativa ha in essere. Tale situazione potrà essere mantenuta, senza compromettere la qualità dei servizi svolti, fin quando non vi saranno ulteriori commesse.
Altre misure allo studio per ridurre le necessità di cassa
Collaboratori esterni
Ridefinizione del "contratto a progetto" settore arrampicata sportiva.
Telefonia e Internet
Ridefinizione contratti di servizio. Riduzione delle linee attive. Migrazione su VoIP.
Rischi e misure dell'emergenza finanziaria
Mancato pagamento di stipendi;
Gli stipendi di gennaio sono a rischio senza un immediato intervento che risolva i problemi di liquidità.
Sospensione momentanea dei pagamenti delle polizze assicurative degli automezzi operativi attualmente non utilizzati;
Sospensione dei contratti per i veicoli che hanno impiego stagionale e che non vengono utilizzati nel periodo invernale.
Sospensione promozione "arrampicata sportiva" (pubblicità su riviste);
Dilazione dei pagamenti ai fornitori;
Accordi con i principali fornitori per il dilazionamento dei pagamenti secondo le capacità di cassa.
Proposte e iniziative per la soluzione del problema finanziario
Dismissione anticipata immobile
Studio di fattibilità per l'alienazione anticipata dell'immobile. Verifica della possibilità e calcolo di costi e benefici di una eventuale dismissione.
Conseguente richiesta di intervento a Promocoop e Con.Solida per completare l'operazione con versamento di capitale sociale.
Ricerca di un compratore per il terreno in proprietà.
Offerta di vendita del terreno sul libero mercato. Contatti con imprenditori e immobiliaristi locali alla ricerca di un compratore.
Altre proposte ed iniziative
- Richiesta di lavori ai consorzi: "Se un consorzio desse un po' di lavoro probabilmente noi riusciremmo a salvarci ed a riprenderci per via dell'accreditamento che darà i suoi frutti".
- Esplorare la disponibilità di Cooperfidi di erogare un ulteriore mutuo con le garanzie già in loro possesso (quelle fornite per il mutuo corrente).
- Esplorare la disponibilità di Odorizzi, in qualità di referente del comitato tecnico della Federazione nel rapporto con l'Università, a sostenere lo sviluppo del progetto PlanPlone avviando una collaborazione con l'università di Trento con conseguente spin-off verso tutte le cooperative sociali del territorio.
- Proseguire con i contatti con il Comune di Rovereto perseguendo l'accreditamento tramite una nuova convenzione ai sensi del nuovo art. 5 della legge 381/91.
- Cercare altri sostegni diretti.
- Prepararsi a una eventuale fusione o accorpamento con altra coop.
Il Coordinamento Tecnico di Arti e Mestieri:
Mauro Tonelli, Giancarlo Gaifas, Patrizia Loro
| [1] | NB: Questa è stata spesso la prassi del sistema nel caso di coop in sofferenza: salvare la faccia nascondendo i problemi con la fusione con altre coop (normalmente) più sane. Spesso il salvataggio è riuscito, altre volte ha travolto o penalizzato delle persone. Arti e Mestieri all'epoca non era socia di C.L.A. La mancata fusione tra Quattro Stagioni e Arti e Mestieri rimarrà a lungo l'esempio di come non si possa sottovalutare il problema dell'accorpamento di due compagini sociali distanti e diverse come quelle di una cooperativa di produzione lavoro e di una sociale. |
| [2] | (1, 2) Affermazioni come questa le può fare solo ... Paolo Tonelli (in assemblea soci AeM). Infatti il sistema ha ufficialmente riconosciuto l'errore e si è scusato con il nuovo presidente AeM Mauro Tonelli, nel corso di una apposita riunione di sistema tenutasi nell'autunno del 2000 con la presenza di tutti gli attori di sistema (Benedetti e Toccoli per la Federazione; Grassi per Cooperfidi; Libardi per Consolida; Carbonari e Rella per QS, esclusa l'Agenzia del Lavoro ma compreso il sign. Paolo Tonelli a nome di CLA) e dove si è interrotta la possibile fusione tra le coop AeM e Quattro Stagioni. Fu il sistema in più incontri formali ed informali a convincere i soci AeM che la fusione con "Quattro Stagioni" si doveva fare ed era conveniente per AeM. Forse neppure il compare Orgiana si rendeva realmente conto del passo esagerato che gli organi del sistema gli consentivano. |
| [3] | In realtà i documenti ufficiali furono due: La Federazione emise pure fattura per la consulenza sul processo di fusione (circa 5.000.000 di lire). Ovviamente è stata successivamente ritirata. |
| [4] | Il signor Paolo Tonelli ha affermato che i costi amministrativi di una cooperativa non possono essere superiori al 4-5 %. Ora, a parte chiederci quali cooperative sociali (che non siano truffe sociali) lui conosca con una così bassa incidenza, vorremmo chiedere al sistema se condivide questo criterio di valutazione ed eventualmente di comunicarcelo ufficialmente e non in una situazione da operetta com'è avvenuto in assemblea soci AeM!! |
| [5] | forse P.T. non è consono a questo modo di fare cooperazione e probabilmente, sapendo come vanno di solito le cose nelle cooperative, non rischierebbe neppure il suo capitale sociale, sempre ne abbia uno, tantomeno in una sua coop. |
| [6] | L'appalto "Parco delle Rimembranze" risulta terminato con la fattura finale di CLA dell'ottobre 2002. Ultimo giorno di lavoro 12 luglio 2002. Non risultano contenziosi con C.L.A. riguardo questo appalto. Comunque da allora nessuno ci ha motivato una sfiducia riferendosi a questa o ad altre commesse. A CLA chiederemo spiegazioni. |