Perché abbiamo scelto il software libero e come lo usiamo
Quali sono le motivi che determinano la scelta degli strumenti informatici e quale libertà ha l'utente finale?
Intervento al convegno "Il mondo open-source e la scuola" presso l'istituto Don Milani-Depero di Rovereto con tema l'esperienza informatica della cooperativa Arti e Mestieri nell'ambito del software libero (19 maggio 2006).
Perché abbiamo scelto il software libero e come lo usiamo
Arti e Mestieri è una O.N.L.U.S. (organizzazione non lucrativa di utilità sociale) che ha come scopo l'inserimento lavorativo di soggetti deboli ed opera dal 1994 ai sensi della legge 381/91.
È una "cooperativa sociale di tipo B"; un soggetto del terzo settore organizzato come azienda cooperativa tradizionale ma con scopo mutualistico prevalente (ha almeno il 30 % di soggetti deboli).
Per statuto può operare in molti settori e intraprendere attività purché finalizzate allo scopo sociale. Dal punto di vista fiscale è dal 2005 assimilabile ad una società per azioni governata da un Consiglio di Amministrazione, composto di quattro consiglieri normali e da due consiglieri indipendenti, che risponde all'Assemblea dei Soci secondo il sistema monistico. Deve redigere i bilanci fiscali obbligatori e il bilancio sociale europeo (che per una coop. sociale è l'esame più importante).
A fronte dell'inserimento lavorativo di un soggetto debole riceve un contributo pari 70% del costo del lavoro per il primo anno e del 50% nel secondo (poi basta) (1% del bilancio AeM nel 2005).
È quindi una azienda che per statuto opera normalmente nel mercato del lavoro ma facendosi carico di una importante responsabilità sociale.
Le attività prevalenti di Arti e Mestieri sono nel settore verde sportivo (manutenzioni grandi superfici sportive, ma tagliamo l'erba anche del Don Milani :-) e nelle pulizie (civili) ma in passato abbiamo lavorato anche nell'edilizia, nella raccolta differenziata e in numerosi altri progetti innovativi. La media attuale è di 30 dipendenti ma siamo arrivati a contare anche in una ottantina di persone.
Quindi Arti e Mestieri è una cooperativa sociale, ma cosa centra con l'informatica?
Beh, siamo tutti attori di quella gigantesca rivoluzione che comporta la pervasiva informatizzazione della società, coinvolge individui e organizzazioni, comprese imprese e scuole e impone la ridefinizione delle modalità di comunicazione, di socializzazione e di produzione con un costante adeguamento alle nuove tecnologie.
Ogni dettaglio della nostra vita diventa informazione e viene in qualche modo trasformato in bit e la necessità di saper organizzare questi dati coinvolge progressivamente ed inesorabilmente la sfera personale (dati anagrafici, sanitari, formativi, ludici, artistici, ecc.), quella pubblica (formazione, informazione, consumo, lavoro, ecc.) ma anche le cose materiali (l'automobile, il telefonino, il frigorifero). Chi crede di poter sottrarre qualcosa a questo meccanismo fa una operazione artificiosa e destinata ad essere prima o poi superata.
In questo contesto va vista l'esperienza della cooperativa sociale Arti e Mestieri che, pur particolare e forse unica, è simile a quella di molte piccole imprese o organizzazioni che operano sul nostro territorio e che si misurano con una grande arretratezza informatica, un analfabetismo strutturale e culturale, che spesso trascende in diffidenza, raramente in ostilità.
Per una serie di motivi, che andremo in parte ad analizzare in seguito, il laboratorio AeM rappresenta un interessante caso di studio poiché documenta un approccio a tutto campo di una azienda che, partendo da zero, ha puntato ad un uso consapevole dell'informatica.
Come già detto, la società digitale irrompe nella vita delle persone e delle imprese modificando radicalmente il sistema produttivo e la stessa socialità. I nuovi paradigmi sono cablati nella rete globale e solo chi ne ha accesso non viene escluso.
Nel mondo del lavoro la natura pervasiva della rivoluzione informatica impone uno strappo rispetto alla tradizionale concezione che poneva la conoscenza e la padronanza della produzione materiale quale centro di attenzione degli interessi dell'impresa.
Prerequisito per la nascita e l'esistenza di una qualsiasi nuova impresa è ormai la capacità di accedere e interagire con la rete. E l'eventuale successo è subordinato alla capacità ed alla qualità nell'organizzare e gestire strumenti informatici per la raccolta, l'elaborazione e la comunicazione di dati.
Ciò è particolarmente vero in una regione come la nostra, votata a lavori qualitativamente avanzati sia nella produzione che nei servizi, anche se vediamo purtroppo che, pur essendoci aziende che utilizzano o addirittura sviluppano le più avanzate tecnologie e che rappresentano l'eccellenza, la gran parte delle attività locali non ha ancora saputo/potuto assimilare una mentalità informatica adeguata e sconta una mancata programmazione e formazione.
La caratteristica della coopertiva Arti e Mestieri è l'aver colto (abbastanza presto) l'importanza del fattore digitale e di perseguire, seppur con mezzi estremamente limitati, quel tanto di ricerca e di innovazione indispensabile per accreditarsi sul territorio e sostenere le mutate esigenze del mercato.
Ma non bastano buone intuizioni è anche necessario avere e impiegare risorse economiche e risorse umane. Sulle prime si può tentare di risparmiare, sulle seconde assolutamente no.
Noi in AeM siamo convinti che il software libero consenta anche a chi non ha grandi risorse economiche di valorizzare al meglio le risorse umane.
C'è infatti un enorme spreco nel campo dell'informatica che non avviene solo nelle aziende e nelle PA ma che purtroppo caratterizza anche il consumo individuale. Questo spreco, lo si può vedere dall'eccessivo sbilanciamento degli investimenti verso l'hardware che vengono generalmente considerati più utili e urgenti degli investimenti sulla formazione personale, sui sistemi di qualità e sulla integrazione delle risorse.
Noi ora possiamo testimoniare (e lo facciamo dettagliatamente nella relazione finale al progetto PlanPlone) che il software libero consente il riequilibrio degli investimenti con una riduzione dei costi per l'hardware e per le licenze dei software, un maggiore rispetto per l'ambiente e anche sicuramente con una ricaduta formativa e quindi professionale più remunerativa nel tempo.
La causa dei gravi ritardi del sistema delle imprese sta nel confondere l'informatica con un settore produttivo anziché considerarla la struttura di un nuovo modo di produrre. (Chi ne soffre maggiormente sono le piccole imprese, fino a ieri salvagente del mercato italiano, che non hanno la possibilità/capacità, se non in rari casi, di avvalersi in modo completo della rivoluzione in atto.)
Molte aziende di piccole dimensioni vivono un inesorabile declino proprio per l'impossibilità di innovare il proprio sistema produttivo e di marketing.
L'informatica ha già condizionato ogni aspetto del lavoro e ha evidenziato un generale ritardo formativo. Quest'ultimo coinvolge purtroppo molti studenti (in molte scuole mancano le competenze e persino il numero adeguato di insegnanti), gran parte delle generazioni adulte, spiazza chi non sa adeguarsi e solo un grande impegno individuale e collettivo lo potrà ridurre.
Tale era la situazione della cooperativa Arti e Mestieri al momento della sua fondazione: al pari delle risorse economiche le conoscenze/esigenze informatiche iniziali (1994) erano quasi nulle. L'analfabetismo era tale che non vi era alcuna consapevolezza e/o comprensione dell'importanza dell'introduzione dell'informatica in ogni processo aziendale e non sapevamo di poter fare delle scelte prendendo per buono, tutto ciò che ci veniva venduto.
Purtuttavia era già presente una postazione desktop: un 286 acquistato usato, ed una stampante a moduli consentivano la stesura e la stampa dei documenti e semplicemente rimpiazzavano la vecchia macchina da scrivere.
I documenti aziendali erano ancora tutti in formato cartaceo e non ci si sognava di affidarsi ad archivi digitali se non con lunghi, complicati, inaffidabili (ora sarebbero considerati inaccattabili) backup su minuscoli dischetti. I software "Windows" e "Windows per Workgroup" con regolare licenza, consentivano l'utilizzo dei (rudimentali) programmi office dell'epoca.
Nei primi tre anni le limitate conoscenze informatiche del personale amministrativo (un presidente e una segretaria tutto fare) non andavano oltre l'uso da autodidatta di "Works" e di un programma di contabilità proposto dal commercialista.
L'assistenza alla macchina era fornita da una ditta locale (Sel.Dati) che ogni pochi giorni interveniva per ripristinare il sistema operativo aggredito da virus diffusi con il continuo uso di dischetti (unico modo per trasferire dati da un pc all'altro) o da umani poco esperti.
Nel '97, l'acquisto del primo modem anziché migliorare, ha peggiorato la situazione. L'assenza di antivirus ha immediatamente provocato danni che a loro volta hanno generato diffidenza e allarme. Dopo aver perso qualche documento importante l'allora presidente vietò per un lungo periodo la connessione.
Grazie alle consulenze ed alla formazione, donate in gran parte a titolo di volontariato, ricevute da due programmatori locali, con grande esperienza di gestione di reti e di database su piattaforma linux, agli inizi del 1999 abbiamo installato il primo server Debian (è il nome della più rigorosa distribuzione linux).
Da allora non soffriamo più di virus e siamo ben organizzati sia per la sicurezza di accesso ai dati che per eventuali difficoltà hardware.
Gli strumenti/servizi informatici di base per l'azienda consistono di parti hardware e di parti software. La rapida obsolescenza impone continui costi di aggiornamento ma sono possibili forti economie sulla base di scelte strutturali e procedurali. Una gestione corretta riduce lo spreco aumentando considerevolmente l'efficenza degli investimenti (sia in denaro che in tempo impiegato).
Per l'aspetto hardware è il caso della distribuzione/concentrazione delle risorse che vede il mercato proporre macchine sempre più performanti (anche se meno efficenti) e costose dotate ciascuna di tutte le (inutili) periferiche anziché distinguere in base all'uso (server/desktop).
Mi spiego con un esempio: in una situazione dove vi sono più pc in rete è ragionevole concentrare gli investimenti sull'acquisto di un server potente e sulla sua manutenzione adottando il sistema dei terminali grafici (thin client, anche terminali stupidi) che non richiedono alcun intervento manutentivo e costano un terzo rispetto ad una macchina completa. Il numero può fare la grande differenza, in una azienda, come in una scuola, con decine e decine di macchine installate, una scelta di questo tipo può consentire di risparmiare molte risorse da impiegare meglio che nell'acquisto di cdrom et similia.
In Arti e Mestieri abbiamo adottato questa struttura, risultata subito molto flessibile, che consente di avere il software sempre aggiornatissimo e ha permesso il riuso di macchine obsolete come terminali. L'utente finale non si accorge di lavorare su un pentium 200 poiché la potenza di calcolo è quella del server (biprocessore 1,6 ghz).
Per il software il discorso è ancora più interessante. Il costo di adozione di un software è composto dal costo della licenza d'uso e dai costi/tempi della formazione.
Quest'ultimi sono uguali per qualsiasi tipo di software e quindi la differenza, a parità di qualità, è proprio nel costo della licenza.
Tutti conosciamo e molti apprezzano Windows, il sistema operativo dominante sul mercato. Moltissimi conoscono solo quello e non hanno motivo di cambiare. Chi però ha approfondito l'argomento spesso ha trovato oltre ai motivi etici anche motivi economici per cambiare opinione.
Noi attualmente abbiamo un solo programma che gira esclusivamente sulla piattaforma windows e che non siamo ancora riusciti a sostituire con un software libero (Il programma di contabilità fiscale acquistato dalla Federazione Trentina delle Cooperative). Tutte le altre funzionalità necessarie per la conduzione aziendale, i programmi office, i programmi per le comunicazioni, per il marketing e per la gestione delle reti, i database per la contabilità analitica e per il controllo di gestione sono implementati con soltware libero.
Dal 2003 stiamo portando avanti il progetto PlanPlone
prosegue con la storia del progetto PlanPlone